Seguici su

Cerca nel sito

Sospeso il Consiglio comunale straordinario. Il dubbio: scontro o teatrino?

Niente confronto. La discussione in aula si ferma sui capi d' abbigliamento indossati dall' opposizione

Più informazioni su

Il Faro on line – È finita con un nulla di fatto la seduta di consiglio comunale straordinario convocata su sollecitazione dei 5 Stelle per discutere delle inchieste che riguardano il sindaco Montino. Chi si aspettava che l’assise cittadina discutesse nel merito dei problemi giudiziari che coinvolgono il primo cittadino è rimasto deluso. Si è parlato invece di magliette e striscioni, in una discussione avviluppata su regolamenti e polemiche, sul diritto a indossare un capo d’abbigliamento con una scritta che inneggia alla legalità e il fatto che questa cosa venga assimilata a una provocazione, il che la fa uscire dai canoni del regolamento comunale, e dunque a sua volta impedisce la discussione.
Quindi ufficialmente nulla ancora è stato detto. Stabilire di chi siano le “colpe” è un esercizio che va lasciato ai supporter dell’una e dell’altra parte, che vivono solo di certezze. Quello che lascia l’amaro in bocca è che alla scarsa dialettica quotidiana tra maggioranza e opposizione, spesso relegata a sterili beghe personali, si sommi anche che il Consiglio comunale sia preda dello stesso virus, quello dell’inutilità.

Tutto dunque si è fermato (per tre volte, nell’arco della mattinata, fino allo stop definitivo) sullo scontro epocale tra magliette sì/magliette no, come se da una parte e dall’altra fosse quello il vero nodo da sciogliere.

A pensarci bene, però, forse nessuno aveva realmente voglia di discutere la questione indagini. La maggioranza, perché anche mostrando i muscoli sa di avere nelle due inchieste un punto debole, la minoranza, perché anche al proprio interno ha chi di quella famigerata delibera sui chioschi è protagonista. Più che un’intuizione giornalistica, è una logica conseguenza tratta da alcune dichiarazioni del post Consiglio.

Ad esempio quella del segretario locale del partito democratico, Stefano Calcaterra: “Lo spettacolo cui abbiamo assistito in aula consiliare – ha detto – era al limite dell’incredibile. E non mi riferisco solo all’arroganza e alla mancanza di rispetto per le regole del vivere civile dimostrata dall’intera opposizione, ma alla incoerenza più smaccata dimostrata in particolare da un componente di questa opposizione. Vedere il consigliere Roberto Merlini indossare la maglietta scura con la scritta “Coerenza = Dimissioni subito”, proprio lui che insieme al Sindaco e ai consiglieri di maggioranza ha votato a favore della delibera dei chioschi e conseguentemente ha ricevuto proprio per questo un avviso di garanzia, è un’offesa all’intelligenza dei nostri cittadini”.

Il dubbio resta: feroce scontro tra maggioranza e opposizione o teatrino comodo ad entrambi per non parlare della questione e lasciare col cerino in mano i 5stelle, i quali hanno s’ convocato il Consiglio straordinario ma poi non sono riusciti a cavarne un ragno dal buco?I prossimi giorni ci diranno la verità. Vedremo se il Consiglio sarà riconvocato e da chi, con quali tempi e con quale approccio. Per il momento dobbiamo fermarci ai comunicati stampa che le varie fazioni in campo hanno prodotto, e alla conferenza stampa convocata dalla Presidente Michela Califano appena terminato il Consiglio: “Ha perso la democrazia – ha detto – perché la propaganda ha impedito un confronto su un tema per il quale avevamo dimostrato massima disponibilità accogliendo la richiesta di un Consiglio e convocandolo con celerità. Il Sindaco, come tutti noi, eravamo pronti al confronto e a parlare”.

Su questo è intervenuto anche il Sindaco: “Ho già espresso la mia posizione davanti alle telecamere e in una lunga intervista su La Provincia di Civitavecchia e sul Faro on line, ciò dimostra che non ho problemi a parlare. Avrei ribadito tranquillamente ciò che comunque, oggi come oggi, è ampiamente di dominio pubblico. Ma qualcuno non ha voluto il confronto, preferendo la propaganda”.

Controreplica del leader dell’opposizione, Gonnelli: “Era una questione di principio. Noi non violavamo alcuna regola, e imporci di togliere le magliette che inneggiavano alla trasparenza, concetto neutro, è un abuso di stampo totalitario”.
Angelo Perfetti

Più informazioni su