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Virginia Raggi: una donna che rischia di diventare la prima sindaca della Capitale

Un ring dove non si viene giudicati per competenze e impegno politico ma per vita privata, voci e illazioni

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Il Faro on line – Trentasettenne, avvocato, mamma, rigorosissima, una “Dura e pura” dicono di lei. Magari un po’ debole politicamente per vincere nella Capitale ma difficile trovare un difetto alla candidata sindaco a Roma del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi. Eppure c’è chi c’è riuscito. C’è chi ha spulciato la sua vita e trovato un tirocinio nello studio Previti, fatto oltre dieci anni fa. Come se questo bastasse, questo, a rendere meno credibile quella donna che rischia di diventare la prima sindaca della Capitale.

Roba da campagna elettorale, feroce. Uno stile ormai collaudato durante l’ondata di Mafia Capitale. In quei giorni – specie sul litorale romano dove era in ballo il commissariamento del X Municipio –  la stampa ha scritto di tutto e su tutti. E’ sempre in quei giorni che sono saltate le briglie del confronto politico fra avversarsi. Lo avevamo visto prima a livello nazionale ma poi la stessa logica è approdata nella politica romana e a Ostia nel precommissariamento per mafia.

Un ring dove non c’è l’amministratore ma c’è la donna, la moglie, qualche volta persino la madre. Dove non c’è l’assessore ma il papà. Dove non si viene giudicati per competenze e impegno politico ma per passato, vita privata e supposizioni, voci, illazioni. In questo tritacarne non poteva non finire la candidata del Movimento 5 Stelle. Indiscutibilmente meno nota di altri candidati ma sicuramente quella che in una campagna elettorale intellettualmente onesta dovrebbe riuscire quanto meno a catalizzare l’elettorato del cambiamento e una buona parte di quello femminile sia di sinistra che di destra. E allora che fare? Screditare: la parola d’ordine.

Eppure tutto questo ragionamento potrebbe prestarsi anche ad un’altra lettura. Il Partito Democratico, da cui parte l’attacco nei confronti della grillina, teme la candidata del Movimento 5 Stelle. E anche molto. Chissà magari si guarda intorno rendendosi essere lì lì per fare una corsa elettorale importantissima, quella per Roma, contro una donna e potendo schierare nella migliore delle ipotesi un politico di razza non proprio di primo pelo piuttosto sconosciuto ai più, Roberto Giachetti, e un ex assessore veltroniano.

I democratici contro una donna, contro il rinnovamento, sono un bell’autogol anche per chi non se ne intende di politica. E allora si ricorre alla tecnica del fango. Stavolta, a dire il vero, buttato pure male e a casaccio. Anche perché se il Pd guardasse bene tra i suoi compagni di governo di persone più vicine a Previti della Raggi ne troverebbe di sicuro. 

Violante Scala

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