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Nasce un nuovo modo di controllare la Città: “Convivere in Sicurezza”

Ex poliziotti si organizzano in associazione per creare una "rete" sul territorio. Bruno Diana: "Nessuna ronda e non ci sostituiamo alle forze dell’ordine. Però..."

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Il Faro on line – Quante volte è capitato di avere un problema, un sospetto, ma di non aver opportunità di parlare con le forze dell’ordine? A volte lo facciamo per pudore, per non gravare chi sovraintende alla nostra sicurezza con inutili sollecitazioni, altre volte per non subire il pur giusto “terzo grado” che viene automaticamente innescato (le famose “generalità” di rito), altre volte, diciamolo, perché tanto se non è un’emergenza già sappiamo che il più delle volte non interverrà nessuno.

Questa realtà spesso lascia il cittadino “in solitudine” e contribuisce a scollare quel tessuto sociale che una volta si chiamava “comunità”, intendendo con questo quel mutuo soccorso e quella conoscenza delle famiglie che la globalizzazione e le metropoli hanno fatto via via scomparire, anche nei piccoli centri.Ecco dunque nascere dai cittadini un progetto, l’associazione di volontariato “Convivere in Sicurezza”, finalizzata a diventare “un valido indirizzo per il cittadino, come recita lo statuto, in situazioni di particolare criticità, sia di carattere naturale, accidentale o delittuoso”.

I soci fondatori di questa associazione sono ex poliziotti che hanno lavorato per anni al Commissariato di Fiumicino o in Aeroporto, dunque persone altamente qualificate che mettono la loro esperienza al servizio della collettività.
“Non siamo in antitesi con le istituzioni – tiene a precisare Bruno Diana, presidente della neonata associazione – Anzi, siamo loro di supporto, avendo la possibilità di parlare con la gente al di fuori dell’ufficialità della divisa. Ci proponiamo come servizio di ascolto alla cittadinanza, anche in situazioni critiche, per poi aiutare ad indirizzare la propria segnalazione verso la struttura più giusta, che sia il Comune, un ufficio o forze dell’ordine. Non facciamo assolutamente ronde, né cose simili. Ma siamo comunque pronti ad affiancare la gente nelle proprie necessità, anche di chiarezza investigativa su chi si aggira nei quartieri”.

E proprio il controllo dei quartieri è al centro dell’azione di Convivere in Sicurezza”; l’intento infatti è coinvolgere ogni singolo cittadino, attraverso gruppi di quartiere, in iniziative di carattere sociale che mirano a garantire la necessaria funzionalità dei servizi di pubblica utilità, ad evitare situazioni di disagio per il cittadino e a prevenire il perpetrarsi di eventi delittuosi attraverso azioni finalizzate al controllo del territorio e allo scambio di informazioni”. Ora non resta che creare la “rete” territoriale, di cittadini che tengono al posto dove vivono. Inutile sottolineare che per far parte dell’associazione bisogna avere un passato (e un presente) immacolato. L’associazione non ha alcun fine di lucro.

Angelo Perfetti

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