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Arci: dalla questione Cara alla Caserma De Carolis

Il Comitato: "Non sono queste le soluzioni giuste per l'accoglienza dei migranti"

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Il Faro on line – “Da molti mesi fino al consiglio comunale del 12 febbraio u.s sospeso dal presidente Alessandra Riccetti, si discute su un argomento sicuramente spinoso: la trasformazione dell’ex De Carolis per trasformarlo in un Cara. Leggendo le varie dichiarazioni, rilasciate sull’argomento, sia dai politici che dalle associazioni del territorio, fino all’ultima proposta del referendum da fare per coinvolgere attivamente nella decisone tutta la cittadinanza di Civitavecchia, anche l’Arci sente di voler esprimere con decisone la sua convinta opposizione a questo Cara” – dichiara Roberto Sanzolini portavoce dell’Arci, Comitato Territoriale di Civitavecchia – Onlus.

“Il Cara non è la soluzione giusta per accogliere nel vero senso della parola centinaia e centinaia di migranti – prosegue il comunicato – sia per la dignità delle persone che verrebbero ospitate, sia per la cittadinanza che non avrebbe nessun contatto positivo ma sarebbe solo complice di una ghettizzazione perpetrata contro queste persone.L’Arci come tutte le grandi Organizzazioni che si occupano di immigrati ha sempre sostenuto la sua contrarietà al modello Cara, le posizioni sono note.
Il Cara (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) ospita, centinaia di richiedenti stipati in attesa di un loro destino, questa permanenza che si protrae per mesi e mesi (la cosiddetta 1^ accoglienza), produce dei costi economici, umani e sociali inaccettabili, ed è utile solo a chi vuole frettolosamente ridurre l’impatto politicamente sgradevole con la popolazione “mettendoli ai margini”  delle comunità”.

“Un Cara ha costi di gestione ben superiori a quelli di un’accoglienza diffusa e che ha al centro del suo obiettivo la reale integrazione e l’autonomia di queste persone all’interno dell’Occidente riducendone peraltro l’impatto sociale nelle popolazioni. A questo punto bisogna chiedersi: Quale livello di civiltà dimostra la nostra società evoluta, democratica, solidale, che prevede questo modello di accoglienza di persone che scappano da tragedia e disperazione? Ma quale saggezza politica si dimostra nel creare bombe sociali e focolai di disperazione ed emarginazione.
In merito alla realizzazione del Cara di Civitavecchia, si assiste ad una miriade di prese di posizioni di personaggi più o meno rappresentativi, compreso nell’ambito del Comune, che esprimono preoccupazioni relative a paure per l’ordine pubblico, per l’accoglienza da parte dei cittadini o preoccupazioni (interessi?) relative all’aspetto economico che nasce insieme a questa “Impresa” – sottolinea l’Arci.

“Qualcuno ha forse nostalgia dei colossali affari fatti nel 2011, con l’improvvido utilizzo della ex Caserma De Carolis? Troppi sono i luoghi comuni da sfatare, che nascono intorno a queste polemiche: le malattie, la paura e violenza indotta, da cosa derivano?  E’ il sistema Cara che può accentuare e sviluppare situazioni malsane cosi come criminogene, per le condizioni di emarginazione e gestione promiscua che attua.
Ma in mezzo a tutte queste polemiche, dei Migranti, i veri protagonisti, quando si parla? Questa città, le sue organizzazioni sociali, i suoi quartieri, le parrocchie, le scuole, come intendono accogliere ed incontrare queste 250 persone, con i loro drammi umani e personali?Civitavecchia, città tradizionalmente accogliente, progressista, di profonde radici cattoliche, porto di mare da sempre,perché non si apre ad una riflessione su come queste persone possano essere realmente accolte ed integrate? Quando decideremo che qui si sta dimenticando che i migranti sono uomini, donne e bambini che cercano una speranza di vita in nuovi paesi. Sono persone esattamente come noi che soffrono come possiamo soffrire noi” – ribadisce il Comitato.

“Eppure nel dibattito che si è sviluppato tra le parti politiche e sui media è assente il concetto fondamentale che ha fatto del nostro un paese civile: L’umanità intesa nella sua accezione più semplice di “sentimento etico di rispetto della specie umana in tutte le sue forme”. Da qui occorre partire affinchè anche la nostra città, la nostra comunità possa stare nel modo più giusto nei terribili tempi che il mondo sta vivendo” – conclude l’Arci.

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