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Social Forum: “Il miglior rifiuto è quello non prodotto”

L'Associazione: "Dovrebbe esserci un percorso culturale con un cambiamento di prospettiva"

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Il Faro on line – “Continuiamo ad elaborare proposte per l’Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Terracina. La premessa, doverosa, è che per noi la Strategia Rifiuti Zero è prima di tutto un percorso culturale. Va pertanto abbandonata, al più presto, la logica imperniata prevalentemente sull’incremento della raccolta differenziata. Si deve invece cambiare ottica, passando alla riduzione dei rifiuti prodotti. Facciamo un esempio pratico: più volte ci è capitato di parlare con delle donne riguardo alla riduzione dei rifiuti e l’affermazione più frequente è stata: ‘Io faccio già la raccolta differenziata’, alla quale replicavamo dicendo che non si versa il vino sulla tovaglia, sapendo che comunque quest’ultima viene successivamente lavata” – lo dichiara in una nota il Terracina Social Forum.

“Dovrebbe esserci – continua la nota – un percorso culturale con un cambiamento di prospettiva. Come sintetizza uno slogan abbastanza noto agli addetti ai lavori, il miglior rifiuto è quello non prodotto. Quanta di questa logica è presente all’interno del Comune di Terracina e della società che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti? Per rispondere alla domanda, basta consultare i rispettivi siti Internet. In entrambi non abbiamo trovato alcuna traccia di consigli su come ridurre i rifiuti. Per quanto riguarda la società che gestisce il servizio, la cosa costituisce, se ci passate il termine, un’“aggravante”, dato che il capitolato di gara prevede che la stessa debba effettuare attività di sensibilizzazione riguardo alla riduzione dei rifiuti”.

“In altri termini, è un obbligo contrattuale, il cui mancato rispetto potrebbe comportare la rescissione del contratto e, nei confronti dell’ente che non vigila, palesare un possibile danno erariale. Effettuare tale attività di informazione e sensibilizzazione, tra l’altro, non è nemmeno complicato. Oltre al sito Internet, infatti, la società ha distribuito casa per casa, in occasione del ritiro dei rifiuti, i volantini con le modifiche introdotte al calendario di raccolta del vetro. Con il medesimo meccanismo la società potrebbe far pervenire a tutte le famiglie della città le informazioni su come ridurre i propri rifiuti”.

“Cambiando logica, il Comune e la società smetterebbero di effettuare comunicati entusiastici (e fuorvianti ai fini della Strategia Rifiuti Zero) circa le percentuali di raccolta differenziata ottenute, ed invece pubblicherebbero i dati relativi alla quantità di rifiuti prodotti, effettuando poi confronti sulla percentuale di riduzione dei rifiuti stessi tra un anno e l’altro oppure tra un mese e l’altro. Cambiamento culturale. Cambiamento di mentalità. Cambiamento di approccio. Come prevede l’Europa, il primo punto è la prevenzione dei rifiuti”.

“Quali tipologie di rifiuti potrebbero essere tranquillamente evitate? Noi, a titolo puramente esemplificativo, ne abbiamo identificate tre:
La cannuccia, ossia un rifiuto inutile, stupido e diseducativo. È inutile perché una qualsiasi bevanda si può bere direttamente dal bicchiere. È stupido perché il supporto utilizzato in genere è costituito da plastica, una sostanza riguardo alla quale il buon senso dice che deve essere tenuta il più possibile lontana da cibi e bibite. È diseducativo perché incentiva la cultura dell’usa e getta, per di più attuata con derivati del petrolio, sostanza fortemente inquinante in tutta la sua filiera produttiva e causa di numerosi conflitti bellici. Spesso, poi, le cannucce sono avvolte in un involucro, di carta o di plastica, che costituisce un ulteriore rifiuto”

“La ricevuta del bancomat. Anche in questo caso si tratta di un rifiuto inutile, dato che le operazioni di prelievo dei contanti vengono sempre riportate successivamente nell’estratto conto bancario. Tra l’altro, la ricevuta è stampata su carta chimica, che non è riciclabile ed è anche dannosa per la salute, in quanto contiene bisfenolo-A, un interferente endocrino.
Le bottiglie di plastica dell’acqua minerale. Su questa tipologia di rifiuto c’è molto da dire. Prima di tutto perché l’acqua minerale ha già un concorrente: l’acqua del rubinetto, che arriva comodamente in tutte le case degli italiani”.

“Perché allora questi ultimi sono diventati tra i maggiori consumatori mondiali di acque minerali? Perché lesocietà produttrici hanno saputo fare, negli anni, una sapiente ed efficace attività di marketing diretta ad instillare dubbi, nella mente degli italiani, riguardo alla salubrità dell’acqua del rubinetto.
In ciò, poi, le società produttrici sono state agevolate anche dai canoni irrisori che pagano alle Regioni per poter sfruttare le sorgenti. Su questo punto il Comune potrebbe fare tantissimo. Prima di tutto, in quanto azionista di Acqualatina, dovrebbe pretendere che i risultati delle analisi delle acque abbiano una maggiore visibilità, possibilmente allegandole alle bollette. Inoltre, le analisi stesse dovrebbero essere effettuate presso le fontanelle pubbliche, anziché nei serbatoi, come avviene a Terracina, dove l’acqua analizzata viene prelevata dal serbatoio “S. Domenico”.

“Tali analisi potrebbero anche essere effettuate con maggiore frequenza. A Napoli, ad esempio, l’unica grande città italiana che ha ottemperato a quanto previsto dal referendum del 2011, ripubblicizzando il servizio idrico, la società Abc Napoli rende pubbliche le proprie analisi con cadenza mensile.
Sul sito di Acqualatina, invece, tutto ciò avviene semestralmente.Si tratta in ogni caso di controlli effettuati più frequentemente rispetto alle acque minerali, in merito alle quali è abbastanza facile verificare leggendo l’etichetta: spesso le analisi risalgono a due o tre anni prima rispetto al loro effettivo consumo…Inoltre, il Comune potrebbe sensibilizzare gli operatori commerciali (bar, ristoranti, pizzerie, stabilimenti balneari, ecc.) riguardo alla somministrazione, ai loro clienti, di acqua del rubinetto, eventualmente introducendo sgravi fiscali sui tributi locali”.

“Sgravi fiscali si potrebbero applicare anche ai cittadini che acquistano ed installano, nelle loro abitazioni, i filtri per l’acqua del rubinetto, riducendo o addirittura eliminando il consumo di acque minerali che comportano, come effetto collaterale, la produzione di enormi volumi di contenitori di plastica usa e getta che vanno poi riciclati.Con questo comunicato ci siamo limitati a tre tipologie di rifiuti per esemplificare il percorso culturale che, a nostro parere, andrebbe seguito per il raggiungimento dell’obiettivo rifiuti zero.Ci auguriamo che l’Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Terracina accolga queste nostre osservazioni, unitamente a quelle che proporremo con successivi comunicati stampa” – conclude la nota.

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