Seguici su

Cerca nel sito

Allarme sociale per il dopo “emergenza freddo”

La Caritas: "Richiamiamo i Commissari straordinari circa le proprie responsabilità riguardo le famiglie Rom delle Acque Rosse"

Più informazioni su

Il Faro on line – “La Caritas, che accompagna ogni giorno il percorso dei poveri e degli emarginati presenti sul Territorio lidense, sta ascoltando in questi giorni le richieste di aiuto e i sentimenti di angoscia riguardo al dopo ‘emergenza freddo’ quando si troveranno di nuovo in mezzo alla strada. Storia di un’odissea di esodo forzato dei 35 rom delle Acque Rosse” – dichiara Franco De Donno, responsabile della Caritas XXVI Prefettura Diocesana di Roma.

“La Caritas vuole far presente quello che è accaduto alle 35 persone rom subito dopo aver subito l’ennesimo inutile e dispendioso ‘sgombero forzato’ – prosegue il comunicato -avvenuto in pieno inverno il 13 gennaio 2016 senza aver fornito alternative di alloggio adeguate. Si è quindi continuato a sgomberare i rom dai campi informali senza le necessarie tutele come ad esempio la consultazione genuina e un preavviso adeguato, in violazione degli obblighi internazionali e regionali del Paese in tema di diritti umani.
Unico riferimento di salvezza per i rom sgomberati è stata la Caritas territoriale la quale, in pieno freddo invernale, ha accolto i 35 rom per 3 notti nelle aule di Catechismo della parrocchia s. Monica in Ostia, non senza grave disagio per l’idoneo proseguimento delle attività catechistiche parrocchiali. 
Intanto le autorità capitoline indugiavano oltre misura nel dare avvio all’utilizzo di strutture di riparo notturno per l’emergenza freddo riguardo ai senza dimora.
In nome della tutela della vita e della salute dei 35 rom sgomberati, la Caritas Diocesana apriva i cancelli dello Stabilimento balneare ‘L’Arca’  in assoluta emergenza nel vuoto di qualsiasi altra alternativa di riparo dal freddo”.

“Finalmente una settimana dopo Ostia viene dotata di tendoni della Cri per 30 posti-letto di riparo dal freddo, ma il 15 marzo i tendoni verranno rimossi e l’unica alternativa per i senza dimora e per i 35 rom sarà la strada!
I 35 rom un riparo-rifugio, anche se precario, lo avevano: ora si troveranno in mezzo alla strada!Ci chiediamo: non sarà sempre responsabilità di coloro che hanno deciso lo ‘sgombero forzato’ quella di offrire un’alternativa per la tutela della vita di persone che sono disposte a collaborare a qualsiasi opportunità venga loro offerta, escluso il dover dividersi all’interno dei nuclei familiari?” – sottolinea il responsabile.

“Un consiglio a coloro che hanno responsabilità di governo: E’ meglio prevenire possibili pericolose azioni di protesta da parte di chi viene esasperato per le sofferenze e le umiliazioni che continua a subire, tanto da giungere ad invidiare le bestie, le quali godono della tutela di quei diritti che troppo spesso vengono negati agli uomini” – conclude De Donno.

Più informazioni su