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Social Forum incontra il Wwf

L’obiettivo da raggiungere è uno ed uno solo: il quorum

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Il Faro on line – Il Terracina Social Forum accoglie l’invito formulato dal Wwf di Terracina e, pur non potendo essere presente alla riunione costitutiva, aderisce con molto piacere ed altrettanta determinazione all’istituzione di un Comitato locale a favore del Sì al referendum contro le trivellazioni petrolifere indetto per domenica 17 aprile 2016.
Riteniamo, però, che le attività del suddetto Comitato, dato lo scarsissimo tempo a disposizione per imbastire un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, debbano essere quanto più operative possibile.
Con questa lettera aperta, quindi, indichiamo quelle che, a nostro avviso, dovrebbero essere le linee guida operative del Comitato stesso.

In pratica, l’obiettivo da raggiungere è uno ed uno solo: il quorum.
Non bisogna pertanto cadere nell’errore di pensare a pubblicizzare il proprio logo, dando visibilità al proprio gruppo, comitato, associazione, ma si devono raggiungere quante più persone possibile, preferibilmente con il minimo sforzo.
Dato che la strategia dell’attuale governo è quella di far passare sotto silenzio la consultazione referendaria, bisogna intercettare coloro che s’informano tramite la tv, in particolare anziani e casalinghe. Categorie che, in genere, non sono il target abituale delle associazioni ambientaliste, troppo spesso descritte in maniera negativa dai mezzi d’informazione che ricevono soldi sotto forma di pubblicità proprio da quegli industriali che attuano progetti economico-commerciali che si tramutano in grossi danni per l’ambiente.
Le associazioni ambientaliste, in particolare dopo le proteste in Val di Susa a metà degli anni Duemila, sono state infatti “classificate” dai media mainstream come il “partito del no”.
Gli antagonisti. Gli anti-sviluppisti.

Ma adesso il referendum rappresenta una ghiotta occasione proprio per sfatare quel “cliché”, dato che si tratta di fare campagna per il Sì e si tratta di proporre un modello di sviluppo completamente diverso, che tuteli la salute e l’ambiente.
Il primo punto cruciale, pertanto, è non contare sull’appoggio dei mezzi d’informazione. Non va sottovalutato, tra l’altro, il fatto che le trasmissioni pomeridiane delle tv generaliste non parleranno mai del referendum. Di conseguenza, le due categorie di persone precedentemente indicate (le casalinghe e gli anziani) difficilmente potranno fruire di un’informazione degna di questo nome sui temi dell’attuale consultazione referendaria.
Tali categorie di persone, purtroppo, altrettanto difficilmente potranno essere intercettate allestendo banchetti e gazebi nelle principali piazze della città.

Il secondo punto cruciale, quindi, è che il lavoro che dovrà svolgere il Comitato referendario locale dovrà essere il più certosino e capillare possibile, andando casa per casa con materiale informativo specificamente rivolto alle categorie di persone (casalinghe ed anziani) che si informano solo ed esclusivamente tramite la televisione.
Il Terracina Social Forum è pienamente disponibile per effettuare un lavoro del genere, come d’altronde sta già facendo da qualche settimana proprio sul tema del referendum.
C’è poi un altro “target” di potenziali elettori che vanno assolutamente intercettati per raggiungere il quorum. Ci riferiamo ai pigri, cioè coloro che hanno qualche strumento in più (cognitivo e tecnologico) per informarsi rispetto a casalinghe ed anziani, ma lo fanno con estrema indolenza.

Dove si possono intercettare tali persone? Attenzione all’uso della parola “intercettare”: non dobbiamo aspettare che le persone arrivino a noi (magari comodamente seduti sotto un gazebo) per raggiungere il quorum, ma dobbiamo essere noi ad andare incontro alle persone per raggiungere l’obiettivo.
Coloro che definiamo pigri, indolenti, si intercettano, la domenica, nei centri commerciali, gli stadi e, in subordine, i palazzetti dello sport e le chiese all’uscita delle messe.
Abbiamo scritto “La domenica” perché è proprio in quella giornata che i centri commerciali sono letteralmente invasi dai pigri, cioè da coloro che hanno pochi interessi e non sanno che cosa fare durante il tempo libero. Il sabato, invece, molta gente va nei centri commerciali per fare acquisti e, probabilmente, gran parte di quelle persone sono già informate riguardo al referendum.

Per attuare una strategia del genere diventa fondamentale che volontari ed attivisti effettuino il volantinaggio la domenica nei megastore che sono stati aperti recentemente e che la domenica sono affollatissimi, frequentati da persone che, spesso, nemmeno devono fare acquisti e non sanno semplicemente dove altro andare.
Ovviamente non vanno tralasciate neanche le chiese alla fine delle messe domenicali.
Il terzo punto cruciale, pertanto, è che la campagna non va effettuata allestendo gazebi e banchetti, ma dev’essere operativa, attiva, dinamica e presente sul territorio, laddove per territorio intendiamo l’intera città e non solo le sue piazze principali.
Riteniamo poi del tutto inutili i flash mob. Certo, questi ultimi sono divertenti, per chi assiste ma soprattutto per chi vi partecipa, ma qual è la loro effettiva utilità concreta ai fini del raggiungimento del quorum? Nel web il quorum è già raggiunto, per cui postare sui social network foto e video dei flash mob rischia di andare ad intercettare nuovamente chi ha già deciso di votare.

Non solo: i quotidiani danno spazio e visibilità ad articoli e foto dei flash mob?
Il Corriere della Sera, per fare un esempio, sabato 19 marzo ha dedicato 10 righe alla notizia dell’avvio della campagna referendaria, con una piccola foto illustrativa, all’interno della cronaca di Roma, quindi nemmeno nelle pagine della politica nazionale. Poi, invece, nelle pagine economiche dello stesso quotidiano quel giorno c’era un articolo lungo quattro volte tanto sulle strategie dell’Eni nei Paesi politicamente instabili in cui opera (Libia, Egitto, Kazakistan).
Perché dobbiamo pensare che coloro che sono pagati dai petrolieri debbano o vogliano fare il lavoro per noi?
Siamo noi che dobbiamo rimboccarci le maniche.
Ci auguriamo pertanto che il costituendo Comitato referendario locale accolga queste indicazioni operative.

Infine, vanno coinvolti i candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative. Fino ad ora, infatti, a parte pochissime eccezioni, non abbiamo riscontrato alcuna presa di posizione al riguardo da parte di coloro che si candidano a ricoprire il ruolo di primo cittadino.
Tra l’altro, nell’attuale campagna elettorale non vediamo minimamente approfonditi temi come le energie rinnovabili o la riduzione dell’uso delle fonti fossili e dei derivati del petrolio.
Per fare un esempio, l’Istat ha certificato che l’agricoltura, e non il turismo, è ancora il principale settore produttivo della nostra città.
Quanto la cosiddetta agricoltura industriale, compresa quella locale, è dipendente dai derivati del petrolio, a cominciare da fertilizzanti e pesticidi?
E quanto tale tipo di agricoltura arreca danni all’ambiente e alla salute, prima di tutto di coloro che lavorano nei campi e poi dei consumatori dei prodotti agricoli?
E quanto tale tipo di agricoltura arreca danni al turismo, impedendo a quest’ultimo di diventare il principale settore produttivo della città, favorendo una maggior crescita e diffusione del benessere economico?

Le cronache giornalistiche dell’estate scorsa parlavano di ondate di schifezze che arrivavano sul bagnasciuga, facendo scappare i bagnanti.
Sulla prima ondata si è espressa l’ARPA, dicendo che si trattava di un’eccessiva fioritura algale dovuta alle temperature sensibilmente al di sopra delle medie stagionali.
Ma… non potrebbero essere stati i fertilizzanti, come è ormai assodato per le mucillagini che a volte infestano il litorale adriatico a causa dei concimi utilizzati nella Pianura Padana?
Inoltre, per la seconda ondata di schifezze in spiaggia gli articoli giornalistici parlavano di grandi quantità di melanzane arenate sul bagnasciuga che facevano indignare i bagnanti.
Non ci risulta che le melanzane siano frutti di mare, quindi..

I candidati a sindaco alle elezioni comunali dovrebbero, cortesemente, informarci su come intendono impedire che in futuro si riverifichino eventi del genere.
Inoltre, dovrebbero spiegare se effettivamente e veramente vogliono che il turismo diventi la prima attività produttiva della città e se, conseguentemente, vogliono ridurre sul territorio comunale la consistentissima presenza di agricoltura industriale dipendente dal petrolio nonché nociva per la salute, per l’ambiente e, probabilmente, in ultima analisi anche per il turismo stesso.
Marco Villa

 

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