Seguici su

Cerca nel sito

Il calcio mondiale in lutto, è morto Johan Cruyff

Il profeta del gol si è spento per un cancro ai polmoni

Più informazioni su

Il Faro on line – Impersonava, il calcio, Johan Cruyff. Modello e leggenda del gioco più bello del mondo, grande mito del pallone mondiale, degli anni ’60, ‘70 e ’80, con la maglia, sia dell’Ajax che del Barcellona, dove rimase post carriera, come allenatore, si è spento, per colpa di un male incurabile.
Da tempo, ne soffriva e pochi mesi fa, lo aveva annunciato ai media. A 68 anni, se n’è andato, nella sua casa di Barcellona, dove viveva con la sua famiglia.

Leggenda, è la parola che da sempre, tutti i tifosi e appassionati di calcio, identificano con il suo nome. La sua tecnica, immersa in una fantasia che ha segnato il gioco, di intere generazioni di campioni, ha fermato il tempo, incantando i campi verdi. Dopo di lui, si sono moltiplicati quei calciatori, che hanno fatto del calcio olandese, il vivaio più prezioso al mondo. Tra di essi, Marco Van Basten è stato uno dei suoi figli calcistici. 
Per tre volte, Johan vinse il pallone d’oro, grazie alle magie realizzate, sia con la maglia dell’Ajax, che con quella del Barcellona, da attaccante più prolifico, di quegli anni. In questo modo, nel 1971, ’73 e ’74, fu lui il mito incontrastato delle aree di rigore. Nel 1974, sfiorò il titolo mondiale con l’Olanda, ai Mondiali di Germania e perse contro, la formazione di casa, capitanata, da un altro grandissimo mito del calcio, Franz Beckenbauer.
Nel 1988, divenne quell’allenatore immenso che fu al Barcellona, al quale diede quella mentalità e impronta del calcio moderno, che ancora oggi, si ammira al Camp Nou. Nella società blaugrana rimase per otto anni.

In questo periodo, di rinascita, il Barca vinse, 4 volte la Liga, una volta la Coppa del Re, la Coppa delle Coppe ed anche la prima Coppa dei Campioni, della sua storia, che conquistò allo Stadio di Wembley, a spese della Sampdoria di Roberto Mancini, Gianluca Vialli e Vujadin Boskov. Nella stagione 1991/1992, la consegnò, alla storia della società spagnola. Arrivò, poi, secondo, nell’edizione del 1994, grazie al Milan di Dejan Savicevic e Franco Baresi, con il quale perse per 4 a 0, ad Atene.
In carriera, realizzò 369 reti, con la maglia dei club e 33 furono i gol, che fece in Nazionale. Nel 1996, annunciò il suo ritiro dai campi verdi, a causa di problemi di cuore. Il cancro lo ha portato via, ma mai se ne andrà dalla memoria, di chi ancora oggi, come lui fece da giovanissimo, con l’Ajax, si accinge a calcare un campo verde. La sua figura aleggia ed accompagna i miti attuali del calcio, consegnando un’eredità che per sempre, resterà nella fantasia del gioco più bello del mondo.
Alessandra Giorgi

Più informazioni su