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Onu, Assogna: “In Libia già si spara”

Il Segretario del Psi: "Il nuovo governo di Fayez si è recato a Tripoli per insediarsi ed è stato accolto dallo scontro tra le fazioni"

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Il Faro on line – “E’ desolante che dopo tanti mesi di trattativa condotta da emissari dell’Onu si sia giunti ad un epilogo pieno di rischi ed esposto all’opposizione dei due governi e relativi Parlamenti autonomi di Tobruk (riconosciuti dall’Onu) e di Tripoli, dissenziente ed espressione dei Fratelli Mussulmani. Sostanziamente si sta cercando di forzare la situazione rispetto alla necessità di ottenere prima il voto dei due Parlamenti, più volte tentato senza riuscirci per i forti dissensi interni e di coloro che oggi esercitano il loro potere a Tobruk e Tripoli” – dichiara in una nota Gioacchino Assogna, Segretario Psi del X Municipio.

“Bisogna essere consapevoli dei notevoli rischi che la situazione presenta e potrebbe presto coinvolgere militari anche Italiani – prosegue il comunicato – a cui peraltro, è assegnata la guida della relativa missione in un contesto scivoloso di guerre concentriche verso lo straniero.
Nei prossimi giorni si vedrà se questo ipotetico Governo di Unità Nazionale  presieduto da Serraj riuscirà a negoziare con gli oppositori e trovare una base di consenso sufficiente per avere una adeguata autorità e rappresentatività della Libia. Altrimenti tutto è destinato allo sviluppo di azioni e di guerre dall’esito difficilissimo”.

“Fortunatamente il Governo Italiano, rispetto alle disponibilità manifestate in precedenza, si è reso conto che mandare nostri soldati in questo contesto così pericoloso è assolutamente da evitare. Gli Stati Uniti da tempo stanno premendo sull’Italia affinchè, oltre alla guida della missione, mandi da 3000 a 5000 soldati a sostegno della stabilizzazione del paese e per combattere lo Stato Islamico che ha spostato in Libia, a Sirte, molti miliziani provenienti dall’Iraq e Siria. Oggi in Libia ci sono 3 Governi, quest’ultimo di Serraj che si trova presso la base navale della Marina Libica di Abu Sittah, quello del Premier ribelle Ghwell situato a Tripoli e quello di Al Thinni che si trova a Tobruk ed è quello riconosciuto dall’ONU e dai vari Stati Nazionali e, soprattutto è fortemente influenzato dal Generale Haftar e sostenuto dall’Egitto.
E’ da considerare che il Generale Haftar e l’Egitto sono del tutto contrari a trovare un accordo con il Governo di Tripoli dei Fratelli Mussulmani, in quanto in Egitto gli stessi vengono perseguiti ed arrestati come l’ex Presidente eletto dello stesso Egitto e defenestrato dall’attuale Presidente Al Sisi. Ci vuole senso di responsabilità e cautela politica prima di avventurarsi in un coinvolgimento di nostri militari in una situazione che da diffilissima potrebbe trasformarsi in esplosiva” – sottolinea Assogna.

“La preoccupazione è che Renzi potrebbe farsi influenzare dalla stessa ripresa dello sbarco crescente dei migranti nelle nostre coste a seguito della chiusura dei Balcani. E’ pur vero che il fenomeno migratorio durerà molti anni e senza modificare l’accordo di Dublino, che prevede l’identificazione dei migranti, unitamente alle impronte digitali e la loro permanenza nel paese di sbarco, la situazione sarà difficilmente governabile se perdurano i rifiuti persino alla ricollocazione degli stessi migranti che in quest’ultimo anno ha visto appena l’1% rispetto al numero concordato a livello della Commissione Europea. Forse Renzi in questi due anni avrebbe fatto bene ad affrontare questo nodo piuttosto che accontentarsi nelle infondate disponibilità di molte Nazioni che hanno alzato muri e filispinati per non avere neppure una quantità minima di migranti.
Ci vuole capacità di Governo e non spot propagandistici per dare soluzioni possibili ed equilibrate nella stessa Europa. Speriamo che Renzi abbia imparato la lezione” – conclude il Segretario.

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