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Cetrone: “Quando c’erano loro…”

La candidata sindaco: "Storia di cozze con contorno di mozzarella di bufala"

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Il Faro on line – “E’ una campagna elettorale sempre più condita di colpi di scena spesso diretti sotto la cintura, come si direbbe in gergo pugilistico. L’ultimo in ordine di tempo riguarda un’autorizzazione che la Regione Lazio avrebbe rilasciato alla società Mitilflegrea di Bacoli, riguardante l’installazione d’impianti di allevamento di cozze nello specchio d’acqua tra Porto Badino e Foce Sisto. Area già ampiamente disastrata dalle ditte inviate dalla Regione Lazio, che in tempi non remoti hanno sversato in fase di ripascimento della spiaggia milioni di metri cubi di breccia, facendo letteralmente saltare il sistema economico e ambientale della ex pregiata zona turistica del territorio terracinese. Pongo a questa notizia il condizionale, perché non ho la possibilità di controllare la documentazione di tale “occupazione anticipata” dello specchio d’acqua del mare terracinese” – lo dichiara in una nota la candidata sindaco di Terracina Gina Cetrone.

“Il bello della storia – prosegue il comunicato – è che, come falchi, si sono precipitati sulla notizia gli ex amministratori del Comune che, ancora una volta, hanno affermato in coro che “quando comandavano loro la nefasta possibilità di concedere l’autorizzazione per l’allevamento intensivo delle cozze non l’hanno fatta passare”. Vero! Vero anche però che è stato l’intero Consiglio comunale a fermare l’operazione allevamento cozze, compreso il Pd che all’epoca sedeva sui banchi dell’opposizione con il resto della truppa eletta nel 2011. Ancora una volta gli “sfiduciati” cercano di far passare il messaggio: senza la nostra preziosa opera di ottimi amministratori pubblici, Terracina non riesce a difendere i suoi interessi. Un falso storico facilmente dimostrabile. Al netto delle polemiche, però, c’è da dire che al di là della presunta autorizzazione regionale e dei diritti degli imprenditori di Bacoli, il problema è tutto politico e parte da lontano, nel momento in cui il Governo centrale attraverso l’opera del ministro Del Rio avviava lo smantellamento della province”.

“Un danno enorme che ha comportato il caos sull’esercizio di determinate competenze ad agire in ambito di Area Vasta. Ripeto, politico, perché non si è voluto comprendere che i veri centri di spesa e di strani interressi di parte che la cronaca nera romana ci fornisce da mesi, si alligna proprio all’interno delle regioni. E’ chiaro, non di tutte. Per fare cosa veramente utile al contribuente italiano non dovevano quindi essere cassate le province, ma le regioni. Ma nessuno: da destra a sinistra, passando per il centro politico italiano, ha proferito parola e contrasto al terribile percorso. E poi siamo sicuri, per chiudere, che la notizia trapelata non sia un “Pesce d’aprile?” – conclude la Cetrone.

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