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Parla il tunisino: “Ecco la mia verità. Il sequestro della prostituta? Inventato”

In carcere il giovane arrestato con l’accusa di aver abusato di una 24enne

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Il Faro on line – “Sulla storia del rapimento sono state dette tante inesattezze, a partire dal rapimento stesso che non c’è mai stato”. A parlare – non direttamente, visto che attualmente è in carcere, ma per bocca del suo avvocato d’ufficio Matteo Mormino – è Sharif, il 27enne tunisino accusato appunto di aver sequestrato una prostituta armato di una pistola. Tutto nasce da un sms che la 24enne ha inviato a una “collega”: “Aiuto mi hanno sequestrata, chiama la Polizia”.
Un segnale dall’allarme che, unito al tracciamento satellitare del cellulare della presunta vittima, ha portato all’identificazione e all’arresto del ragazzo.  
La prostituta, secondo le prime informazioni raccolte dai poliziotti, sarebbe stata su viale Marconi per poi essere portata verso Ostia. L’uomo però ha poi cambiato rotta e l’avrebbe costretta a seguirlo fino a Fiumicino e lì, nella propria abitazione, l’avrebbe violentata.

Ma non è detto che le cose siano andate così come raccontate fino a oggi. C’è anche un’altra versione dei fatti, quella che lo stesso Shariff ha voluto raccontare al magistrato titolare dell’inchiesta, anche prima di un eventuale interrogatorio. “Segno evidente – afferma il legale – che per il ragazzo quest’accusa è piombata come un fulmine a ciel sereno. E’ un giovane come tanti, non un criminale, e per questo ha voluto subito parlare con il magistrato”.

In effetti Sharif a Fiumicino è considerato un giovane perbene. Per qualche anno ha lavorato presso ‘Aldo barbershop’ e ora lavorava in un altro negozio, rimanendo sempre nell’ambito professionale dell’hair style. Chi lo conosce ha sempre avuto una visione di lui come un ragazzo semplice, con un sorriso timido; spesso amici e colleghi benevolmente lo ‘mettevano in mezzo’ scherzando.
Incensurato, è uno di quei ragazzi che ci tiene a farsi una foto e postarla sui social, magari vestito di tutto punto dietro una bella tavola di Natale imbandita. Un ragazzo con molte amicizie femminili, con una vita sociale attiva giusta per la sua giovane età, insomma un ‘amicone’. Che proprio l’altra sera era in discoteca insieme alle sue amiche.

Ma qual è la sua verità? Secondo indiscrezioni, Sharif avrebbe raccontato al giudice di essersi incontrato con la donna, che spontaneamente lo avrebbe accompagnato a Fiumicino. Per avvalorare questa tesi – che contraddice quella del sequestro di persona – c’è la facilità con cui la presunta vittima ha potuto usare il proprio cellulare sia in automobile, sia in casa; libertà difficilmente permessa a chi viene minacciata e violentata sotto percosse.

L’accoppiamento sarebbe durato però oltre il previsto, facendo lievitare il prezzo della prestazione. Al diniego del giovane di sottostare a quell’ennesima richiesta al rialzo, sarebbe scattata la “vendetta”. C’è da dire che nella casa dove si sarebbe consumato il sequestro e la violenza, erano presenti altri due persone che nulla hanno sentito, nessun allarme rispetto ad alcuna violenza, e – per essere chiari – non sono accusati neanche di fiancheggiamento, dunque non erano “complici”.

La pistola con la quale avrebbe compiuto il sequestro, poi, non sarebbe stata mai in auto. Quell’arma – peraltro pistola giocattolo – sarebbe stata rinvenuta il giorno dopo in casa del ragazzo e non nell’auto al momento dell’arresto.

Insomma, una serie di dubbi esistono, che però non hanno convinto il giudice a rimettere in libertà l’arrestato. Ora il passaggio possibile sarà quello del Tribunale del Riesame, che potrebbe restituirgli la libertà.
Intanto ieri dal barbiere dove Sharif  lavora hanno dovuto segnare una giornata di assenza, per cause di forza maggiore.

Angelo Perfetti

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