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Coordinamento della Sinistra: “Appello al Sì per una battaglia civile a difesa del mare”

Le Associazioni: "Occorre imprimere una svolta alle politiche energetiche italiane"

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Il Faro on line – Anche il Coordinamento della Sinistra di Ladispoli, in linea con il Comitato Nazionale per il Sì al referendum del 17 aprile, scende in campo parallelamente ad altre espressioni locali della società civile invitando la cittadinanza a non disertare questo appuntamento che rappresenta un presidio di democrazia a tutti i livelli. Se vince il Sì non si andrà incontro ad una catastrofe occupazionale del settore come alcuni paventano; emblematica la dichiarazione di Maurizio Marcelli Responsabile del Dipartimento Salute e Sicurezza del lavoro della Fiom- Cgil.

Il Sindacato dei Metalmeccanici è nel Comitato per il Sì al Referendum sulle trivelle: Il “referendum  dovrebbe sollecitare un ripensamento della politica industriale nel Paese. Non è vero che se vince il sì si perdono posti di lavoro.  Le piattaforme – continua Marcelli – non danno poi molto lavoro, e comunque solo nella fase della trivellazione: poi lavorano tutto in remoto. Certo, ci sarebbero un po’ di posti di lavoro nell’indotto, ma sarebbero ampiamente compensati dal lavoro che si potrebbe creare investendo nelle energie rinnovabili e in settori industriali compatibili”.  

Se vince il SI non andremo incontro al black out energetico – altro spauracchio sbandierato – in quanto gli idrocarburi estratti dai nostri mari, in prevalenza nell’Adriatico, non rappresentano l’autosufficiena energetica  nazionale ma un complemento per sole sette settimane che sommate alle riserve su terraferma arriverebbero a tredici mesi. “Gli effetti dell’estrazione invece sono duraturi. Le ricerche in mare sono fatte con la tecnica chiamata air gun (fucile ad aria compressa) che significa sparare bolle d’aria in modo ripetuto ed alta frequenza sui fondali per provocare onde d’urto (si usa nelle prospezioni geosismiche). Nell’Alto Adriatico inoltre c’è il rischio di subsidenza: estrarre il gas provoca un forte rischio che i fondali sprofondino”.

Se vince il Sì le Compagnie che oggi operano nell’Adriatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia (Eni – Po Valley Op – Apennine Energy-Rockopper-Transunion Petroleum IT- Shell Italia – Petroceltic Elsa – Northern Petroleum UK – Audax Energegy -Eni Edison Gas-Transunion Pet) entro le 12 miglia marine, dovranno smantellare le piattaforme, a proprie spese, a fine concessione (si parla del 2022) e non a “babbo morto” aspettando un ipotetico esaurimento dei pozzi. Al massimo potranno chiedere una deroga a tempi ragionevoli.

E’ un fatto di coerenza: “Durante il recente summit ONU sul clima, a Parigi”, l’Italia si è impegnata a cominciare una transizione verso le energie rinnovabili e l’uscita dai combustibili fossili per contenere il riscaldamento globale” . Il Referendum No Triv è stato richiesto da nove Regioni costiere:  Basilicata, Marche,Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise accogliendo gli appelli di un gran numero di associazioni storiche e organizzazioni ambientaliste nazionali e locali. Turismo marittimo e piattaforme estrattive non sono ecocompatibili, considerando anche il fattore  rischio di qualche disastro ambientale come già avvenuto altrove  e con tutte le conseguenze immaginabili. Il turismo marittimo occupa inoltre una fetta consistente nella voce settoriale che occupa tre milioni di persone e produce il 10% del pil nazionale più tutto il comparto pesca, agroalimentare e “la gestione del patrimonio culturale: industrie consolidate messe a repentaglio dalla ricerca di idrocarburi”.

L’Italia è un Paese d’Arte, di Cultura Storica, a Vocazione Turistica, povera di petrolio ma ricchissima di fonti di energia rinnovabile, questo è il nostro “oro”, difendiamolo con un Sìcontro le trivelle.

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