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Ossidatore, inceneritori e megadiscariche: un’unica battaglia

Prc: "C'è necessità di trasparenza sullo smaltimento dei filtri, il rischio di incidenti"

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Il Faro on line – “Tante sono le domande e giusta è l’attenzione riposta sulla questione dell’ossidatore, il cui iter deve essere monitorato nella massima trasparenza ed attenzione. L’ossidatore del centro chimico di S. Lucia è un apparecchio grande come un frigorifero dal costo di ca. 18 milioni di euro di proprietà del Ministero della difesa. La sua funzione è quella di far brillare al suo interno residuati bellici a caricamento speciali muniti di carica di rottura, risalenti alla prima guerra mondiale. All’interno dell’ossidatore, quello che resta dell’involucro in ferro del residuato bellico sarà recuperato e destinato al riciclo mentre le sostanze contenute verranno scomposte e filtrate” – lo dichiara in una nota il Prc di Civtavecchia.

“L’ossidatore prima di entrare in funzione, tra due o tre anni – prosegue la nota – dovrà subire una serie di passaggi tecnici tra cui una conferenza di servizi dove verranno discusse le sue criticità: ad esempio come verranno smaltiti i filtri dell’ossidatore? esistono rischi di incidenti? come verrà utilizzato un ossidatore dai costi così elevati una volta esauriti gli ordigni bellici? come essere certi che non venga utilizzato per smaltire rifiuti tossici di altra natura (chimica oppure ospedaliera)? Ciò che più preoccupa non è tanto la procedura di disinnesco quanto il trattamento delle sostanze estratte dagli ordigni. Attualmente esse giacciono imprigionate in fusti di cemento stoccati all’aperto, esposti alle intemperie. Il cemento tende a sgretolarsi e ci si domanda se sostanze messe in sicurezza rischino di disperdersi. È stata avviata da tempo una procedura per individuare la soluzione più idonea alla sistemazione definitiva dei monoliti che, probabilmente, li porterà all’estero. Finché non ci saranno risposte chiare è necessario pretenderle a difesa della salute dei cittadini e dell’ambiente”.

“Con lo stesso scrupolo andrebbe perseguita la chiusura definitiva di Cupinoro ed il risanamento ambientale nell’area. La Regione Lazio è attualmente dotata di un piano di smaltimento dei rifiuti basato sull’incenerimento e sulle megadiscariche. Sono ben cinque gli inceneritori previsti dalla Regione. Non esiste alcun progetto alternativo, non esiste alcuna filiera per il riciclo e il riutilizzo della differenziata, nessun piano di bonifica per Cupinoro né per Malagrotta. Le forze politiche al governo della Regione Lazio dovrebbero dare risposte su tutti gli inceneritori di loro diretta competenza e non limitarsi a puntare i riflettori sull’ossidatore di competenza del Ministero della Difesa” – conclude il comunicato.

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