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Con la popò nelle mutande, i bambini della scuola dell’infanzia devono fare da soli

Da una parte i diritti dei lavoratori, dall’altra quelli dei piccoli alunni. La questione già segnalata al Comune, ma per ora la situazione non si è sbloccata

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Il Faro on line – “Ma lei ci pensa? Sono dovuta uscire dal lavoro per precipitarmi a scuola e cambiare le mutandine di mia figlia che, poverina, si era sporcata”. E’ la denuncia di una mamma – che ha chiesto l’anonimato per paura di ritorsioni” – riguardante una delle strutture comunali, nidi e scuole dell’infanzia. Il problema infatti è generalizzato, riguarda tutti i plessi ed è anche piuttosto complicato. Perché riguarda un complicato dedalo di diritti violati: quelli delle lavoratrici ausiliarie, che hanno deciso da marzo di non pulire più i bambini a fronte di un presunto disinteresse dell’Amministrazione nel non adeguare il contratto esistente; quello dei genitori, che dovrebbero avere la possibilità di affidare i propri figli alla scuola senza dover fare le corse per “mettere una pezza” alle mancanze del servizio; quello delle maestre, che dovrebbero concentrarsi sull’aspetto didattico e che invece si vedono coinvolte loro malgrado in diatribe riguardanti i bambini; e infine ultimi ma più importanti di tutti, quelli dei bambini, che in assenza del soccorso genitoriale e non potendo contare su un intervento in loco restano per ore letteralmente con la cacca nelle mutande.

La questione è stata già segnalata per iscritto dalle maestre al Comune, ma ad oggi non si è ancora trovata una soluzione a fronte di un appalto che si aggira sui dieci milioni di euro spalmati dall’agosto del 2015 al 2019. Anche le forze politiche, di maggioranza e opposizione, si sono tenute alla larga fino a oggi da un problema che è spinoso; se da un lato infatti è innegabile che non si può forzare i lavoratori a fare ciò che non è previsto dal contratto (anche se andrebbe visto bene cosa sia cambiato da prima ad oggi), desta perplessità la scelta di lasciare i bambini sporchi.

Forse la soluzione intanto è quella di aprire un tavolo di confronto, con tanto di contratto ben evidenziato; in primis operare sui lati oscuri dello stesso accordo, quei punti cioè dove non è ben specificato quale servizio debba essere reso a fronte dell’impegno preso dettagliando voce per voce ed evitando proposizioni generiche, che sono poi la causa prima di ciò che sta avvenendo; in secondo luogo vedere se è possibile adeguare gli emolumenti rispetto ai nuovi accordi. Resta però innegabile un fatto: i diritti dei lavoratori sono sacri, ma quelli dei bambini di 3 anni, per di più disabili, sono vitali.

Angelo Perfetti

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