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Lbc e i siti dismessi: “Quale futuro?”

La proposta di Latina Bene Comune per il recupero e la riqualificazione urbana delle aree industriali

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Il Faro on line – In Italia ci sono siti potenzialmente contaminati (13.000 secondo Legambiente); per la maggioranza, sono ex fabbriche o siti dismessi di piccole dimensioni una volta situati alle porte delle città, mentre ora ne sono parte integrante. Sono aree che costituiscono delle fratture del tessuto urbano-territoriale.

Il loro recupero è spesso ostacolato dalla mancanza di risorse economiche da parte dei proprietari, talvolta falliti, che non fanno fronte alla bonifica. L’attuazione dei principi “chi inquina paga” o di “rivalsa in danno” da parte della Pubblica Amministrazione previsti dalla normativa vigente è spesso impraticabile a causa dell’impossibilità di perseguire i responsabili per i danni creati o per i limiti del tetto alla spesa che il patto di stabilità impone ai Comuni. Il risultato è che dopo decine di anni dalla dismissione, sul terreno vi sono ancora scarti di produzione.

Latina è in questa situazione. Dal sito http://www.sitedapo.it/index.php/sitiDismessi/admin, risultano:
1) Elletre (Via Ezio – ancora produttivo)
2) Fonderie Pozzi Ginori (SS148) – dismesso
3) GIAL Srl (Via Cardatelli 16-18) – dismesso
4) Nexans (Via del Crocifisso, 18) – dismesso
5) Vanini industria (Via delle Industrie n°76) – dismesso

“LBC ritiene necessario implementare un modello di valutazione tecnico-economica – sottolinea il candidato sindaco Damiano Coletta – da proporre ad investitori pubblici-privati che non osano neppure avventurarsi in imprese di recupero ambientale o realizzazione di infrastrutture e servizi (Ospedale biomedico, Stadio, Centri destinati a servizi sociali e tutte le false promesse che alcuni candidati vanno millantando)”.

“Senza uno strumento previsionale affidabile, che possa almeno stimare tempi e costi necessari per la rigenerazione urbana di un brown-field (sito dismesso) e modalità di rientro per un investitore, crediamo che l’impresa non potrà riuscire a nessuno. Il modello che proponiamo è un approccio più propositivo rispetto allo sciagurato accordo promosso dalla ex giunta comunale del sindaco Zaccheo – continua Coletta –  che ha permesso al Comune di Latina di ritirarsi dalla costituzione di parte civile nel procedimento penale in corso contro la società Sviluppo Immobiliare Latina (Sil), proprietaria del sito Ex Pozzi Ginori, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano”.

Il metodo da attuare dovrà essere quello di realizzare nuove opere sul territorio attraverso una “esecuzione della bonifica per fasi” e un new procurement (nuovo contratto tra le parti). L’obiettivo deve essere quello di realizzare e rendere alcune strutture disponibili sin da subito ai proprietari, anche durante i cicli di bonifica e riqualificazione ambientale che potrebbero durare più a lungo nelle zone circostanti quelle risanate.

“Solo così si potranno attirare gli investimenti – prosegue Coletta – e realizzare quei servizi realmente necessari e non l’ennesimo centro commerciale. Quali risorse? Oltre a quelle derivanti da alcuni strumenti di finanziamento (Certificati Bianchi ed efficienza energetica), dalle risorse proprie del Comune che potrebbe rinunciare al versamento degli oneri concessori in cambio di superfici o parti dei volumi nei nuovi interventi o concedere maggiori cubature i cui proventi sono da destinare agli interventi di risanamento ambientale”.

“LBC ritiene necessario costituire anche un apposito capitolo di bilancio per la rigenerazione urbana e la bonifica ambientale. Capitolo che, almeno per alcuni siti, sarebbe alimentato utilizzando: le recenti normative, che permettono agli assegnatari di riscattare il diritto di superficie e svincolare la temporalità prevista dalle convenzioni al fine di rivendere gli alloggi realizzati in regime di edilizia sovvenzionata e convenzionata a prezzi di libero mercato; le risorse derivanti dall’applicazione di eventuali sanzioni o dall’escussione delle polizze fideiussorie a scapito degli operatori inadempienti o riluttanti ad accordi; le risorse che possono giungere dalla cessione del diritto di superficie e da tutti gli eventuali affrancamenti previsti dalle norme di legge; le somme derivanti da cittadini ed operatori che dovessero attuare sugli immobili modifiche ed ampliamenti delle cubature (analogamente a quanto oggi previsto dal Piano Casa fino al 2017). Anche la Regione Lazio dovrà considerare un intervento economico straordinario per fronteggiare questa grave emergenza, al pari di altre fattispecie già contemplate nei recenti provvedimenti legislativi regionali”.

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