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Maniscalco: considerazioni sull’invio delle “Cartelle Pazze”

Lex Assessore: "Un'Amministrazione dovrebbe utilizzare le eccedenze per fornire subito ai cittadini opere pubbliche"

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Il Faro on line – “Dopo aver appreso che ultimamente sono state inviate ai cittadini di Pomezia oltre seimila “Cartelle pazze” con le quali veniva richiesto di dimostrare presso gli sportelli dell’azienda mandataria del Comune di Pomezia di aver pagato la Tari, la tassa sui rifiuti solidi urbani per l’annualità 2014, non posso fare a meno di associare tale improbabile iniziativa di riscossione all’avanzo di 15,6 milioni di Euro ottenuto nel rendiconto 2015 recentemente approvato dall’Amministrazione Comunale di Pomezia, e più esattamente ad una parte delle somme (recupero residui attivi anni precedenti) previsti in entrata nel suddetto bilancio consuntivo, che di fatto ne sono parte integrante.

Ebbene ove fosse vero, come peraltro sembrerebbe sia, che i cittadini chiamati a dimostrare di aver pagato tale tributo non fossero tenuti ad esborsare le somme richieste perché già pagate al Comune di Pomezia, avremmo la prova tangibile che almeno una parte dell’avanzo di bilancio di15,6 milioni di euro è frutto del mantenimento nel capitolo inerente il recupero dell’evasione ed elusione tributi degli anni precedenti nel rendiconto consuntivo 2015, è composto dalle somme erroneamente previste in entrata con il presunto incasso delle “Cartelle Pazze” in oggetto.
Quanto sopra sarebbe anche una ulteriore conferma che le dichiarazioni fatte nella loro relazione dai Revisori dei Conti in merito ai numerosi crediti di dubbia e difficile esigibilità erano fondate, e che non saranno mai incassati dal Comune di Pomezia” – lo dichiara in una nota Antonio Maniscalco ex assessore alla politiche finanziarie.

“Anche se non è possibile quantificare con esattezza – prosegue la nota – a quanto ammonta esattamente la somma totale erroneamente prevista da incassare con le “cartelle pazze” e non è neanche fattibile precisare quanto bisognerebbe detrarre dall’avanzo di gestione di 15,6 milioni di euro, abbiamo comunque la prova pratica che il Bilancio Consuntivo 2015 è sbagliato, a causa della previsione in entrata di crediti privi di tutti i titoli giuridici a garanzia di una reale sostenibilità, con i conseguenti futuri risvolti negativi sugli equilibri generali del bilancio comunale. Se consideriamo poi che, tra i cittadini destinatari delle cosiddette “cartelle pazze” c’è anche chi è stato chiamato in causa per il pagamento dell’Imu, nonostante abbia già venduto casa, le dimensioni del “danno” di previsione contabile diventerebbero esponenzialmente maggiori”.

“Pertanto mi chiedo – continua Maniscalco – e chiedo anche ai diretti interessati ai quali ho inviato per tempo una dettagliata segnalazione, se non era il caso di rivedere tempestivamente quanto approvato con la delibera di Giunta sul Rendiconto di Bilancio 2015 prima ancora che fosse definitivamente ratificata dal Consiglio Comunale. Tutto ciò a prescindere dall’istituzione “Già da 2013 del fondo di accantonamento che consente di essere in regola con i Bilanci”, nel quale, peraltro, è stata prevista una somma irrisoria che, a mio avviso, è insufficiente a tutelare l’Amministrazione Comunale da eventuali mancati incassi dei 101 milioni di euro previsti da recuperare nei capitoli inerenti i tributi e le tasse pregresse (Imu, Ici e Tarsu) anni precedenti. Un’ultima considerazione la vorrei fare anche a fronte del rendiconto di bilancio 2015 del Comune di Ardea che inaspettatamente è stato addirittura approvato con un avanzo di 26 milioni di euro”.

“Una cifra anche questa, e sempre a mio avviso, improbabile e improponibile che avvalora la possibilità di pensare che negli ultimi anni i bilanci alcuni Enti vengono redatti prestando maggiore attenzione ad un tornaconto politico elettorale che a dare evidenza ai cittadini sul reale stato dei conti comunali, perdendo così il senso della realtà contabile dell’Ente, con la conseguenza che questo “nuovo” modo di operare potrebbe portare ancora una volta a gravi conseguenze debitorie future.
Mi chiedo infine a cosa serve chiudere un bilancio in “attivo” senza aver fornito ai cittadini opere pubbliche e servizi sociali durante l’anno, attraverso l’uso degli assestamenti di bilancio.
Un’Amministrazione effettivamente nuova e operativa dovrebbe invece ratificare il proprio rendiconto di bilancio in pareggio, utilizzando le eventuali eccedenze per fornire subito ai cittadini opere pubbliche, servizi e soprattutto sgravi fiscali creando sviluppo ed equità sociale durante l’anno evitando di fare promesse future che come sempre lasciano il tempo che trovano” – conclude Maniscalco.

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