Seguici su

Cerca nel sito

Giornata mondiale contro il lavoro minorile

Il faro on line - Il 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. L'iniziativa è stata lanciata nel 2002 dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), al fine di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi sulla necessità di eliminare qualsiasi forma di sfruttamento economico nei confronti dei bambini.
Un fenomeno che accomuna sia i paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo. Sempre secondo l'Ilo, sarebbero circa 22.000 i bambini uccisi sul posto di lavoro ogni anno, mentre non si conosce il numero dei feriti o di quelli che si ammalano a causa del loro lavoro.

Secondo le più recenti stime mondiali, sono circa 120 milioni i minori tra i 5 e i 14 anni ad essere coinvolti nel lavoro minorile; il fenomeno colpisce ragazze e ragazzi nelle stesse proporzioni. Fra le principali cause della persistenza del lavoro minorile: la povertà e la carenza di lavoro dignitoso per gli adulti, la carenza di protezione sociale e l’impossibilità di garantire a tutti i minori la frequenza scolastica fino all’età minima per l’ammissione all’impiego.

Dal 1992 l’Ilo è impegnata con l’Ipec, il programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile che ha sostenuto più di 250 indagini e che ha favorito lo sviluppo di normative sul tema. Due le convenzioni emanate dall’agenzia dell’Onu che regolano il lavoro minorile: la 138 del 1973 che fissa l’età minima per accedere al mondo del lavoro e la 182 del 1999 che definisce quali sono le peggiori forme di lavoro per i bambini.

Quest’anno, la Giornata mondiale contro il lavoro minorile pone l’accento sull’importanza dell’istruzione di qualità per lottare efficacemente contro il lavoro minorile. Dobbiamo agire con urgenza: in effetti, nel 2015, la comunità internazionale si prepara a esaminare le ragioni per cui non sono stati raggiunti gli obiettivi di sviluppo relativi all’istruzione, e anche a stabilire nuovi obiettivi e nuove strategie. 

Molti dei minori che lavorano non frequentano per niente la scuola. Altri riescono a conciliare scuola e lavoro, ma perlopiù a discapito della propria istruzione. Senza adeguata istruzione e senza qualifiche, una volta diventati adulti, i minori che hanno lavorato avranno più probabilità di trovare un lavoro precario pagato poco, o di essere disoccupati. Inoltre, è molto alta la probabilità che anche i loro figli siano costretti a lavorare. Infrangere questo circolo vizioso rappresenta una sfida mondiale nella quale è fondamentale il ruolo dell’istruzione.

Negli Obiettivi di sviluppo per il millennio, le Nazioni Unite avevano fissato l’obiettivo di garantire che entro il 2015 sarebbe stato possibile per tutte le ragazze e i ragazzi di frequentare l’intero ciclo dell’istruzione primaria.
Sappiamo che questo obiettivo non verrà raggiunto. Dati recenti dell’Unesco sulla scolarizzazione indicano che 58 milioni di bambini in età di scuola elementare e 63 milioni di adolescenti in età di scuola media non sono tuttora scolarizzati.
E molti di coloro che sono scolarizzati non frequentano regolarmente la scuola.

Mentre la comunità internazionale analizza le ragioni del mancato raggiungimento degli obiettivi, è chiaro che la persistenza del lavoro minorile costituisce una barriera al progresso dell’istruzione e dello sviluppo. Finché viene ignorato il problema del lavoro minorile o che non vengono adeguatamente applicate le leggi contro il lavoro minorile, i minori che dovrebbero stare a scuola rimarranno al lavoro. Per raggiungere coloro che sono coinvolti nel lavoro minorile, occorre agire con più decisione a livello nazionale e locale.

Più informazioni su

Più informazioni su