Seguici su

Cerca nel sito

Fiumicino Rugby, spunta una “lettera aperta” di un centinaio di genitori

Dopo il rinvio a giudizio di 3 educatori per presunte percosse e minacce, i genitori: "Mai alcun problema"

Più informazioni su

Il Faro on line – La storia è delicata, vede da un lato una mamma denunciare tre allenatori per aver picchiato e vessato il proprio figlio, dall’altra la società che respinge ogni accusa. In mezzo c’è un rinvio a giudizio, e dunque un’azione penale in corso. In questo bailamme esce ora una lettera aperta di un centinaio di genitori frequentanti il Fiumicino Rugby, che all’epoca dei fatti scrissero, ma che è rimasta “riservata” fino a oggi. Eccola.

“In questa lettera parliamo noi, genitori dei bambini della Fiumicino Rugby e parliamo per rispondere al fango gettato sulla società e su dei ragazzi che da anni volontariamente allenano e soprattutto educano i nostri figli. Frequentiamo questa società da diversi anni, alcuni di noi hanno cominciato portando per la prima volta il loro bambino a quattro anni, per poi vederlo oggi in under 10 – 12 – 14… 
Noi siamo sconcertati per quello che sta accadendo alla nostra  società e ai nostri tecnici- educatori fermo rimanendo che abbiamo piena fiducia verso  chi dovrà  appurare la verità dei fatti. 

Quello che noi genitori possiamo e vogliamo testimoniare è che gli allenatori, che hanno subito la denuncia, li conosciamo da diversi anni; vediamo giorno per giorno il rapporto che hanno instaurato con i nostri figli. Ognuno di loro è riuscito a creare un rapporto speciale con ciascun bambino: li vediamo ridere, giocare, abbracciarsi e questo non succede solo durante l’orario di allenamento.
Hanno un rapporto così bello e forte che va anche al di fuori del campo da rugby. Stanno insegnando ai nostri ragazzi il rispetto nei confronti dei compagni, degli avversari e il rispetto delle regole. Gli stanno insegnando ad essere sempre leali e ad aiutare il compagno in difficoltà, ma soprattutto a divertirsi.

Il rugby è uno sport di squadra che, come in tutti gli sport di squadra e specie fra i ragazzi di età adolescenziale, favorisce un clima goliardico che cementa il gruppo e che mai ha superato, a nostro parere, i limiti del consentito. 
Alcuni di noi hanno la fortuna di fare i dirigenti in questa società e quindi di lavorare a stretto contatto con gli educatori, che oltre ad essere un punto di riferimento, sono dei volontari che dedicano il loro tempo libero ai nostri figli senza percepire alcuna retribuzione. Sono ripagati semplicemente dai loro abbracci quando alla fine di una partita gli corrono incontro  ringraziandoli. 

Quando noi assistiamo a queste scene, siamo orgogliosi della nostra decisione di farli crescere in uno sport come il rugby e in una società con dei valori come quelli che stanno trasmettendo ai nostri bambini. In tutti questi anni non c’e’ mai stata nessuna occasione in cui l’educatore si è permesso di alzare anche solo un dito nei confronti  di nessun bambino. Di trasferte ne abbiamo fatte tante e tante ne faremo, continuando a mandare i nostri bambini con una società e con dei tecnici di cui ci fidiamo. In ultimo chiediamo e ci aspettiamo che l’Amministrazione comunale nelle sue più alte espressioni istituzionali e politiche mantenga l’imparzialità dovuta. E’ in gioco la tranquillità  delle esperienze di crescita di 150 bambini. Questo si, non è uno scherzo”.
 

Più informazioni su