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Russo D’Auria: “Basta plastica, torniamo alla vendita sfusa”

La provocazione. Il problema rifiuti va affrontato alla radice

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Il Faro on line – “La mia è una provocazione, ma nemmeno tanto. Fiumicino dica stop alla plastica, diventi il primo comune d’Italia a vietare i confezionamenti inutili e si torni alla vendita sfusa. Solo così il sistema dei rifiuti diventerà davvero sostenibile”. A parlare è Mario Russo D’Auria, presidente dell’associazione di cittadini Progetto Futuro. “Ci si affanna a cercare di smaltire correttamente i rifiuti, ma il problema è alla radice. Se si continua no a produrre in quantità eccessiva, non ci sarà comunque modo di smaltirli.
Penso a quando arriviamo dalla spesa: metà roba è cibo o prodotti utili, l’altra metà è già immondizia, prima ancora di aver usufruito di uno solo di quei prodotti. Così non se ne esce…
In questo Fiumicino potrebbe posizionarsi al centro  del dibattito nazionale, anche mediatico, se solo si avesse il coraggio di fare questa accelerazione”.

Russo D’Auria allarga il tiro: “Capisco la necessità di negozi e supermercati di fare pubblicità, ma inondare la cità di carta, cartone e plastica (penso ai volantini, ai libricini e al chellophane che li contiene) è il modo migliore per saturare inutilmente il sistema di raccolta e smaltimento, oltre che il decoro cittadino, visto che la maggior parte di questi finiscono in terra senza nemmeno un’occhiata di un cristiano. Anche qui ci vorrebbe un’azione forte di controllo, vietando ciò che oggi è lecito, e cioè inondare la città di rifiuti – perché di questo si tratta – che poi deve pagare la collettività”.

“Plastica e derivati – dice ancora Russo D’Auria – sono ridondanti in tutte le catene della grande distribuzione; nei negozi, anche solo per un regalino veniamo inondati dai packaging il cui volume spesso è enormemente superiore rispetto all’oggetto stesso che contengono. Operazioni di marketing che durano giusto il tempo di scartare, e che poi diventano immediatamente rifiuti difficili da smaltire.
Da oltre mezzo secolo la produzione mondiale di plastica cresce di anno in anno. Nel 2013 ha raggiunto i 299 milioni di tonnellate, con +4% su base annua, e nel 2014 ha probabilmente superato la soglia dei 300 milioni di tonnellate. A fronte di questo, sottolinea Gaelle Gourmelon del Worldwatch Institute, ”il recupero e il riciclaggio restano insufficienti”, e così la plastica finisce nelle discariche e negli oceani.
Nel dettaglio, stando al Programma ambientale dell’Onu, tra il 22 e il 43% della plastica usata nel mondo finisce in discarica. Non sarà ora – conclude Russo D’Auria – di invertire la rotta?”

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