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#fiumicino, Femminicidio: Villa Guglielmi si tinge di rosso

Galluzzo: "La vittima di aggressioni non deve sentirsi sola" - Taurino: "Ricordare anche le altre vittime che porta con sé ogni atto di femminicidio, in particolare quei bambini"

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Fiumicino, Femminicidio: Villa Guglielmi si tinge di rosso

Il Faro on line – “Noi siamo le persone oneste e siamo tanti, siamo di più” – queste le parole dell’assessore Arcangela Galluzzo che hanno aperto giovedì scorso il flash mob di Villa Guglielmi. Un appuntamento dai colori forti in un pomeriggio dai temi forti. Un’occasione per dire stop alla violenza, no al femminicidio, un’iniziativa in ricordo delle tante vittime, ma anche un momento di condivisione per incoraggiare la crescita di un percorso culturale e istituzionale che favorisca l’educazione sentimentale e la parità di genere.

“Le ultime settimane ci hanno portato dati devastanti dal punto di vista della violenza sulle donne – racconta la consigliera Erica Antonelli, tra le promotrici dell’iniziativa.
“Questo flash mob – prosegue la Consigliera – è un’iniziativa che vorrei definire istantanea, per due motivi: perché nasce per fotografare i dati sconcertanti sulla violenza di genere e perché nasce da uno sguardo, lo sguardo che, con l’assessore Galluzzo, abbiamo dato quando abbiamo partecipato alla commemorazione per la morte di Sara.
Dopo questo omicidio ci sono state altre morti, altre donne vittime dei propri uomini e questo è stato una spinta ulteriore per portare avanti un percorso istituzionale in grado di contrastare questo allarmante fenomeno”.

E le vittime della violenza erano tutte lì, con i loro volti e le loro storie a guardare un simbolico girotondo in cui si sono tenuti per mano grandi e piccoli, donne e uomini, membri delle istituzioni e semplici cittadini, accomunati dalla volontà di dire basta ad ogni forma di violenza.

“Abbiamo il dovere di creare quegli anticorpi sociali e culturali – continua Antonelli – che, in qualche modo, vadano a sanare questa piaga, diffusa e trasversale, che vede coinvolte tutte le fasce d’età e tutti gli strati sociali. Per far questo è necessario coinvolgere tutte le associazioni locali, ognuna con le proprie competenze, per intraprendere insieme un cammino. Un cammino che, come amministrazione, stiamo portando avanti anche nelle scuole del territorio grazie alla collaborazione dei dirigenti scolastici e dei docenti: è importante, infatti, che fin da piccoli, bambini e ragazzi sappiano distinguere e riconoscere la violenza, ma soprattutto che vengano educati dal punto di vista sentimentale, perché l’educazione sentimentale è importante: è un’impronta per fare bene nel futuro”.

A sottolineare l’importanza dell’educazione sentimentale è intervenuto anche il Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Vincenzo Taurino, anche lui presente all’iniziativa. Nel suo intervento ha voluto ricordare anche le altre vittime che porta con sé ogni atto di femminicidio, in particolare quei bambini segnati a vita dall’ aver assistito a violenze difficili da dimenticare. Ed ha poi aggiunto: “La nostra comunità deve tornare a sapersi difendere intessendo più rapporti solidali, costruendo luoghi di ascolto e di fiducia, avviando politiche di prevenzione e scegliendo la cultura della nonviolenza”.

La vicesindaco Anna Maria Anselmi e l’assessore ai Servizi sociali Paolo Calicchio hanno voluto dare il loro ricordo di Sara, con una testimonianza diretta e commossa.

Presenti anche i consiglieri Angelo Petrillo, Giampaolo Nardozi e Paola Magionesi, che a turno sul palco hanno ribadito l’importanza di simili iniziative per far sentire le vicinanza delle istituzioni a chiunque si trovi ad essere vittima di violenza.

“Io credo fortemente che questi drammi siano anche drammi della solitudine – ha ribadito l’assessore Galluzzo nel suo intervento conclusivo –dDavanti alla violenza ci si trova spesso soli, come nella lotta per affermare la legalità. In questo caso le istituzioni hanno il dovere di essere un punto di riferimento, di far sapere alle vittime che hanno qualcuno a cui rivolgersi, senza vergogna, senza la paura del giudizio. Perché in queste vicende il problema culturale con cui bisogna confrontarsi è proprio il timore di essere giudicati. Ma quando si tratta di affermare la propria dignità umana, la propria vita, non bisogna provare vergogna, bisogna affermarla e basta. E per vincere questa paura è fondamentale che ci siano dei soggetti istituzionali che si pongano come possibilità”.

“È il nostro dovere, come amministrazione – conclude Galluzzo – è la ragione che ci ha spinto ad organizzare questo flash mob, per ribadire con forza che noi ci siamo, che siamo tanti e che chiunque ha un problema non si trova nella solitudine di doverlo affrontare. Ed è per questo che con l’assessore Calicchio e in sinergia con le associazioni del territorio stiamo lavorando alla possibilità di creare un centro di ascolto che possa offrire supporto e aiuto a chiunque ne abbia bisogno anche secondo modalità alternative, non canoniche, che possano abbattere quelle barriere di paura e di vergogna che costringono le vittime nella loro solitudine”. Una solitudine che può rivelarsi fatale.

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