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Passoscuro, rischio esondazione: chiudere un varco ed aprirne un altro…

La soluzione. Aprire un varco nell'argine sinistro del fosso di Tredenari e chiuderlo in quello del Rio Palidoro, per rendere del tutto autonomo il bacino imbrifero di Passoscuro

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Il Faro on line – Passoscuro possiederebbe un suo bacino imbrifero autonomo e indipendente sia da quello del Rio Palidoro, che del fosso di Tredenari, che fecero imporre il vincolo dell’esondazione, capace di smaltire le sue acque piovane. Solo se…. Difatti, a valle della ferrovia, nella pianura compresa tra l’argine sinistro del Rio Palidoro e quello destro del fosso di Tredenari, alti oltre 2 mt sul livello di campagna, le acque piovane corrono verso valle, dove la natura sabbiosa del suolo l’assorbe all’istante. Salvo un piccolo residuo che ad est, arriva a valle del ponte su viale Maria e forma il fosso delle Pagliete. Un piccolo rigagnolo che scorre in un alto argine parallelo a 5 mt dal fosso di Tredenari e, passando a monte del campeggio Marina di Roma vi confluisce a valle, dove arriva con una sezione di 6 – 7 mt e una portata idraulica molto scarsa.

E, solo negli ultimi 350 mt dal mare la sponda destra del fosso di Tredenari confina con la borgata di Passoscuro. In questo breve tratto, a causa del dragaggio del fosso solo lungo la sponda sinistra, l’alveo dai 6 -7 mt degli anni 60 è passato 30 mt. E l’argine sinistro verso Maccarese ora è alto 2 mt sul livello di campagna, mentre l’argine destro verso Passoscuro è rimasto più basso. Inoltre all’interno dell’alveo, lungo la sponda destra sono stati costruiti recinti e fabbricati del tutto abusivi che trattengono i detriti, Ed ora in quel punto, con il crescere della barra, si è formato un laghetto retrodunale, dove l’acqua ormai ristagna perennemente ed impedisce alla rete meteorica di via Villacidro, via Norbello e dintorni di defluire correttamente.

Per evitare ogni rischio, sarebbe sufficiente aprire un varco nell’argine sinistro del fosso di Tredenari a livello di campagna, sul lato sud – est del campeggio, in modo da creare una cassa di espansione nella macchia mediterranea verso Maccarese. E il gioco è fatto. In seguito, con un project finanzing, si potrebbe convogliare il fosso delle Pagliete nel fosso di Tredenari a monte del campeggio, dove già sulla sponda sinistra vi confluiscono le acque di sgrondo dell’impianto di irrigazione provenienti dal Tevere e, giunti a valle di questo, sul lato sud – est, con un drizzagno di 3-400 mt., portarlo con la stessa sezione proveniente da monte, (6 -7 mt), fino all’attuale ponticello. In modo che in un alveo più stretto l’acqua scorre e non ristagna, come avviene oggi. In seguito nei 2-3 ettari di macchia mediterranea annessi a Passoscuro, colmati gli alvei dismessi, si potrebbero realizzare tante cose.

Ma per fare questo occorrono menti elette sotto il profilo politico – progettuale che guardino alle necessità future. Mentre su Rio Palidoro, il varco lasciato aperto nell’argine sinistro in via Quartu Sant’Elena, sortisce proprio l’effetto contrario. Difatti, fino agli anni 60, le acque del Rio Palidoro erano distinte dalla valle da pesca, nella quale si riversavano le residue acque piovane. Fina a quando un forte alluvione l’inondò e i pesci dispersi nell’erba non rientrarono più nel laghetto e la valle da Pesca fu chiusa. Passati oltre 50 anni il livello dell’alveo del Rio Palidoro si era alzato di nuovo e l’acqua all’altezza di via Quartu Sant’Elena, ora a causa di un “passo rovescio”, esondava di nuovo verso l’ex valle da pesca. Il Cbtar nel 2008 – 2009 ha dragato il Rio Palidoro ed ha alzato gli argini di oltre due mt. sul livello di canpagna. Ma a valle del ponte San Carlo l’alveo dai sei mt. proveniente da monte è passato a 20 mt. e, fino a 30 mt. alla foce.

Tant’è che le acque provenienti da Palidoro, giunte a valle del ponte San Carlo, si espandono, si abbassano di livello, perdono di velocità e i detriti che si accumulano tra la vegetazione che vi cresce rigogliosa e in pochi anni l’alveo è tornato di nuovo al livello di campagna. Nel 2015, dopo un inutile spreco di danaro pubblico, accortosi dell’errore, il Cbtar ha riabbassato il fondo dell’alveo e lo ha ristretto a 6 -7 mt. e la cosa sembrava risolta. Però, giunti all’altezza della via Quartu Sant’Elena, hanno lasciato aperto un varco nell’argine sinistro, sotto il livello di campagna verso Passoscuro, nell’intento di creare una “cassa di espansione”. Ma il livello di campagna intorno a via Quartu Sant’Elena, fino a via Dolianova, alle porte di Passoscuro, è più basso del varco e l’acqua vi arriva agevolmente e vi ristagna per mesi interi.

Basterebbe che l’acqua salisse ancora di 20 – 30 cm. ed entrerebbe a Passoscuro fino a via Sanluri, dove vi sono le pompe di sollevamento della rete fognante delle acque nere proveniente dall’ospedale Bambino Gesù che, intasandosi, manderebbero in tilt tutta rete. Per risolvere questi problemi e togliere il vincolo dell’esondazione a tutta Passoscuro, a mio modesto avviso, basterebbero pochi giorni di ruspa e quattro soldi: Aprire un varco nell’argine sinistro del fosso di Tredenari e chiuderlo in quello del Rio Palidoro, per rendere del tutto autonomo il bacino imbrifero di Passoscuro.

E, Passoscuro è salva. Ma come tutti sanno, nessun amministratore e nessuna impresa sono disposti ad appaltare o a fare piccoli lavoretti che non siano milionari ed ora si corre il rischio che, per tacitare il popolo stufo di pagare l’Imu su terreni edificabili ma che di fatto non si possono edificare, il vincolo verrà tolto, ma il pericolo resterebbe. Ora che l’intero consiglio di amministrazione del Cbtar si è dimesso ed è arrivato un commissario, si spera che il sig. Mario Russo D’Auria, delegato del Sindaco Montino per i rapporti con il Consorzio di Bonifica voglia almeno conoscere da vicino di cosa stiamo parlando, per verificare l’esattezza o meno delle mie affermazioni ed occorrendo riferire al Sig. Commissario, per i provvedimenti del caso.

Nicola De Matteo  

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