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Movimprese 2016, difficile il momento per l’artigianato

Unioncamere: "Situazione invariata sul piano generale, gli artigiani non chiudono in positivo"

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Il Faro on line – Osserfare, l’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Latina, rende pubblici i dati Movimprese relativi al I trimestre dell’anno in corso sulla base dei dati forniti da Unioncamere. Come è noto la prima porzione d’anno è caratterizzata da valori demografici per la maggior parte negativi, a causa delle più elevata concentrazione delle cessazioni che si realizzano entro la fine dell’anno precedente e che per evidenti ragioni amministrative vengono contabilizzate nel trimestre successivo.

A marzo 2016, le tendenze nazionali hanno evidenziato una stabilità delle iscrizioni (+114.660 unità, per un tasso di natalità dell’1,89%), cui si associa una ulteriore riduzione delle cessazioni (-127.341 unità, pari ad un indice di mortalità del 2,10%). Il saldo tra aperture e chiusure, sebbene si mantenga negativo, risulta essere il migliore dal 2012; infatti, gli esiti su esposti determinano una sottrazione algebrica di oltre 12mila imprese, che risulta in deciso contenimento e che, peraltro, è da imputare esclusivamente al comparto Artigiano, componente più fragile del tessuto imprenditoriale.

Secondo l’analisi di Unioncamere, “Tra le regioni, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania sono quelle che fanno registrare un saldo positivo per quanto contenuto. Delle altre, la sola Emilia-Romagna ha chiuso il primo trimestre 2016 con un risultato peggiore del 2015. Tra gli artigiani, nessuna regione chiude in positivo e sono cinque quelle in ulteriore contrazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Molise e Sardegna”.

Passando all’esame delle tendenze rilevate su base regionale, il Lazio si conferma anche nel I trimestre 2016 l’area che fa registrare il più elevato tasso di crescita (+0,11%, a fronte del +0,07% alla fine del I trimestre dello scorso anno). Esaminando le tendenze provinciali, all’interno della regione Lazio, ancora una volta e non poteva essere altrimenti, è Roma la provincia che emerge su tutte le altre (+0,27%, rispetto al +0,24% del I trimestre 2015), posizionandosi al quarto posto su base nazionale, subito dopo Grosseto, Prato e Trapani.Tra le realtà “minori” del territorio laziale, Latina mostra la performance migliore con valori di poco inferiori allo zero (-0,04%, dove invece lo scorso anno per lo stesso periodo si è registrata una decrescita del -0,19%).

Lo stock di imprese in provincia di Latina è pari a 57.560 unità registrate, di cui l’81,6 % attive, per un saldo negativo in termini assoluti di -23 unità, determinato dalla differenza tra le 1.165 iscrizioni del I trimestre e le 1.188 aziende cancellate nello stesso periodo.

Il tasso di natalità provinciale si attesta al +2,02%, praticamente sugli stessi livelli rilevati nel I trimestre dell’anno precedente (+2,04%); diversamente, il tasso di mortalità, pari al 2,06%, risulta in lieve miglioramento rispetto alle risultanze dell’analogo periodo 2015 (2,23%).Le dinamiche su esposte conducono ad una decrescita su base trimestrale, peraltro consueta nella prima porzione d’anno, come già ribadito in premessa, pari al -0,04%, in leggero miglioramento tendenziale (-0,19%), che risulta migliore comunque del dato nazionale (-0,21%). Contribuisce a descrivere un quadro da cui traspaiono dei segnali di un lento miglioramento del clima, il dato relativo all’apertura delle procedure fallimentari (31 nei primi tre mesi di quest’anno), in calo del 16,2% rispetto ai dodici mesi precedenti; il Commercio e la Manifattura registrano i valori più elevati (rispettivamente 9 e 7 procedure aperte a partire dal mese di gennaio).

Come di consueto alla fine del I trimestre di ogni anno prevalgono i segni negativi in termini di variazione di stock, cosa implicita nel fatto che in questo trimestre vengono registrate le cancellazioni che si concentrano a fine anno e che per motivi amministrativi pesano sul mese successivo, come già sottolineato in premessa. Al riguardo, si evidenzia la flessione riscontrata nell’Agricoltura, con -70 unità rispetto allo stock esistente alla fine dell’anno 2015, per un’incidenza marcata soprattutto nel comparto delle Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali; nello specifico, pesa il numero notevole di chiusure nel settore dell’Allevamento di bovini da latte, per una sottrazione di ulteriori 15 unità rispetto alla fine del trimestre precedente, tendenza in decisa accentuazione negativa, determinata dalla sempre più complessa sostenbilità di tali attività in relazione alla remunerazione del prezzo del latte alla stalla ritenuta non congrua dagli operatori.

Per le Attività Manifatturiere (-30 unità) il valore negativo è stato determinato in buona parte dalle cessazioni rilevate nel comparto della Fabbricazione dei prodotti in metallo con ben 32 chiusure, a fronte di soltanto 13 nuove iscrizioni; in crescita, invece, la Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine. Diversamente, in senso positivo va evidenziato il risultato del settore del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+38), che fa registrare anche il miglior risultato in termini di variazione percentuale dello stock (+1,99%); tale dato positivo è stato determinato principalmente dal segmento dei Servizi alle imprese, che hanno fatto registrare una variazione percentuale dello stock rispetto alla fine del 2015 pari al +3,80%, seguito dalle consuete attività di pulizia. In flessione i servizi alla persone, prevalentemente Saloni di barbieri e parrucchieri; altrettanto per il segmento dell’intrattenimento, con la chiusura in prevalenza di sale giochi e biliardo.

Si conferma anche in questo I trimestre 2016 la continua crescita delle Società di capitale, che a fine marzo superano il 30% del totale delle imprese iscritte al registro camerale, per un saldo positivo di +206 unità ed un valore complessivo che ha superato le 17.400 unità. Peraltro, si tratta dell’unica formula giuridica in crescita demografica (+1,19%il tasso), a fronte del calo diffuso a tutte le altre varie forme imprenditoriali. In leggera flessione le Imprese Individuali, che alla fine del I trimestre 2016 in valore assoluto risultano essere 30.188, con una incidenza del 52,45% dell’universo imprenditoriale. Il saldo delle imprese individuali nel I trimestre dell’anno risulta negativo (-175 unità), valore determinato dalla differenza tra le 696 nuove iscrizioni e le 871 cessazioni; in termini relativi la flessione si attesta al -0,58%, che comunque mostra un recupero rispetto a quanto riscontrato lo scorso anno alla stessa data (-0,77%).

Anche nel I trimestre 2016 si conferma il difficilissimo momento dell’Artigianato; infatti, alla fine del mese di marzo le imprese artigiane iscritte presso l’apposito Albo sono 9.047; In termini assoluti i settori prevalenti nel comparto sono le Costruzioni con 3.150 imprese (34,8% del totale delle imprese artigiane), seguite dalle Attività Manifatturiere con 1.890 imprese (20,89% la quota) e le Altre attività di servizi (1.593) corrispondenti al 17,61% dell’universo artigiano. Le dinamiche in serie storica di demografia imprenditoriale mostrano con indiscutibile evidenza la situazione di difficoltà del comparto, che nell’ultimo trimestre tocca un punto di minimo inesplorato.

Il bilancio in rosso messo a segno da gennaio a marzo 2016, pari a -164 unità, è dato dalla differenza tra le 126 iscrizioni e le 290 cessazioni; tali esiti hanno condotto ad un tasso di crescita negativo pari a -1,78%, in peggioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-1,29%). Il tasso di natalità si è attestato al 1,37% a fronte di un tasso di mortalità più che doppio 3,15%.Come già sottolineato, nel primo trimestre di ogni anno, i valori negativi di crescita si registrano in quasi tutti settori; ma in questo primo trimestre del 2016 i dati risultano più preoccupanti del solito, in virtù del fatto che ad esempio settori che hanno quasi sempre registrato risultati comunque incoraggianti, come ad esempio le Altre attività di servizi, hanno evidenziato in questa rilevazione valori significativamente al di fuori della normalità fisiologica del periodo di rilevazione.

In questo ambito si devono segnalare dinamiche in valore assoluto fortemente negative registrate delle Costruzioni, per un saldo negativo che si è quasi raddoppiato rispetto alle risultanze riferite all’analogo periodo 2016 (-65 imprese); in calo anche le Attività Manifatturiere (-41 unità), altrettanto accade per le Altre attività di servizi (-20 unità tra Saloni di barbieri e parrucchieri, il doppio rispetto allo scorso anno). Come si intuisce, segnali non certamente incoraggianti.

Anche in questa rilevazione i dati positivi più interessanti vengono dalle imprese straniere, sebbene un rallentamento sia evidente anche per tale segmento.A fine marzo 2016 presso il registro camerale risultano iscritte 4mila imprese non indigene, pari al 7% dell’intero tessuto imprenditoriale, dato questo inferiore a quanto registrato nel Lazio, dove le imprese straniere rappresentano l’11,2% del totale, e a livello nazionale, dove la quota straniera si attesta al 9,17% dell’universo.Il saldo del trimestre è positivo per 36 unità in più, per un corrispondente tasso di sviluppo su base trimestrale dello 0,90%, che in serie storica evidenzia un significativo rallentamento, per un ritmo di crescita dimezzato rispetto alle analoghe risultanze riferite al I trimestre 2015 (+1,76%).

In relazione ai settori nei quali si sono evidenziati i valori di crescita maggiori, in primis il Commercio, con un saldo trimestrale positivo pari a +18 unità, seguito dalle costruzioni e dalle attività di Noleggio, agenzie di viaggio e altri servizi alle imprese (in prevalenza volantinaggio e affissione dei manifesti, nonché cura e manutenzione del paesaggio e attività di pulizia), entrambi in espansione per una decina di unità.

Per chiudere è opportuno dare una occhiata all’andamento demografico delle imprese giovanili in ambito provinciale. Al termine del I trimestre la componente under35 ammonta a 6.068 unità iscritte al Registro camerale, delle quali 5.199 attive (85,68%); tale segmento rappresenta il 10,54% del totale delle imprese della provincia, dato lusinghiero se raffrontato con quello nazionale (9,28%) e regionale (9,02%).

Il tasso di crescita demografica registrato dagli juniores si è attestato nella prima porzione d’anno al +2,58%, valore sicuramente molto interessante, ma che anche esso risulta essere inferiore alle risultanze riferite all’analogo periodo 2015 (+3,03%), a dimostrazione di una situazione di maggiore cautela nell’avvio di un’attività imprenditoriale, in relazione alla più alta frequenza di chiusure (+20% rispetto allo stesso periodo riferito al 2015). A fine marzo di quest’anno le nuove iscrizioni ammontavano a 380 unità, a fronte di 205 cessazioni, per un saldo comunque positivo di +175 imprese. 

Per quanto attiene la disaggregazione settoriale delle tendenze su esposte, atteso che la gran parte delle attività risulta in crescita, va sottolineata la decisa espansione del settore agricolo (+3,05%, a fronte del +0,66 dell’anno precedente), che peraltro restituisce esiti superiori a quanto registrato nell’intero anno precedente (+18 unità in dodici mesi). Al riguardo, una recente analisi di Coldiretti1 sottolinea l’aumento significativo nel corso del 2016 dell’occupazione in agricoltura di giovani under34, sia dipendenti che indipendenti (imprenditori agricoli, coadiuvanti familiari o soci di cooperative agricole), per un rinnovato appeal del comparto che tra i giovani è trasversale al genere; peraltro, tra, sempre secondo l’indagine, “… chi fa dell’agricoltura una scelta di vita la vera novità sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione, di cui ben la metà sono laureati..”.

In accelerazione anche i servizi alla persona, trainati dalle attività di estetiste e parrucchieri.

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