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#fiumicino, Centro accoglienza, day after: i migranti tutti a scuola, inizia l’integrazione

Si placano le tensioni, i ragazzi a lezione d'italiano. Rifugiati, dunque, e non "mostri"

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Il Faro on line – Sistemati in tondo, come le classi “moderne” insegnano. Tutti in silenzio, mentre la maestra parla e insegna i primi rudimenti di italiano. Il quadernone aperto, e una scrittura ordinata, pulita. Penna rossa e penna blu, a distinguere le parole “straniere”, cioè l’italiano, dal francese e dall’inglese. E’ questa la scena che ho visto ieri mattina entrando insieme al Garante per i diritti dell’Infanzia, Vincenzo Taurino, nella struttura di accoglienza per richiedenti asilo politico di via Bombonati. Non c’era ressa sotto la palazzina, le urla erano scomparse. C’era una classe di ragazzi, quasi tutti appena diciottenni, molti col sorriso, qualcuno con ancora la paura negli occhi. Giovani del Ghana, della Costa D’Avorio, del Togo fuggiti dagli orrori che stanno devastando l’Africa subsahariana.

Ragazzi semplici, che hanno lasciato tutto per arrivare dall’altra parte del mare dove sanno che la situazione è profondamente diversa. Seguiranno un iter, poi dovranno trovarsi un lavoro, che la maggior parte delle volte viene trovato nei settori che gli italiani non vogliono coprire (almeno finché la crisi che stiamo vivendo non costringerà a rivedere tutte le priorità). Spesso sottopagati e in condizioni di vita precarie, ma questo – va detto – è un aspetto che anche moltissimi connazionali vivono già.

Il centro di accoglienza di via Bombonati si sta attrezzando per seguire il percorso a loro dedicato. Fondi europei destinati specificamente all’accoglienza migranti e gestiti dalla Prefettura – non dal Comune – per fargli fare un percorso di inserimento – che prevede un corso di italiano, un’abilitazione tecnica a seconda delle attitudini di ciascuno, la descrizione delle regole che governano il nostro Paese; e poi anche momenti di aggregazione sportiva, di apertura al territorio, di laboratori vari. Tutto nell’ambito delle leggi nazionali e internazionali.

Il diritto di asilo è tra i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione. L’articolo 10, terzo comma, della Costituzione prevede, infatti, che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. L’istituto del diritto di asilo non coincide con quello del riconoscimento dello status di rifugiato, per il quale non è sufficiente che nel Paese di origine siano generalmente conculcate le libertà fondamentali, ma il singolo richiedente deve aver subito, o avere il fondato timore di poter subire, specifici atti di persecuzione.

Tanto per fare chiarezza, secondo il diritto internazionale, presupposto per l’applicazione del diritto di asilo è la nozione di rifugiato internazionale, cioè di colui che, direttamente (mediante provvedimento di espulsione o impedimento al rientro in patria) o indirettamente (per l’effettivo o ragionevolmente temuto impedimento dell’esercizio di uno o più diritti o libertà fondamentali), sia stato costretto dal Governo del proprio Paese ad abbandonare la propria terra e a “rifugiarsi” in un altro Paese, chiedendovi asilo. Questa nozione risulta ulteriormente specificata dall’art. 1 della Convenzione di Ginevra.

Rifugiati, dunque, e non “mostri”. Se ne è accorta anche una delle più agguerrite dirimpettaie della struttura, che una volta entrata ha visto le lacrime agli occhi di questi africani e, come impietrita, ha esclamato: “Scusate, non credevo…” Poi ancora rivolgendosi a chi gli stava intorno: “Ma sono ragazzi…”. E così, dopo la tempesta, come da copione è arrivata la quiete. Con tanto di ciambellone  portato dalla signora inviperita-pentita. Che lo ha lasciato con una raccomandazione: “Fate i bravi e noi vi aiuteremo”. Ora spetta alle Istituzioni non lasciare soli né i profughi né i cittadini di Fiumicino.
Angelo Perfetti

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