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Pd: no a un centro di accoglienza all’ex polveriera “San Savino” 

Rosati: "Occorre evitare pericolose scorciatoie che avrebbero come unica conseguenza e colpevole responsabilità di aver aggravato il problema"

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Il Faro on line – “Sebbene non ancora confermate, serve una presa di posizione circa la possibilità che l’ex polveriera possa essere usata come ricovero per rifugiati e migranti”. Lo afferma il segretario del Partito Democratico di Tarquinia Piero Rosati. “Non vi è alcun dubbio che l’accoglienza è un esempio di alta civiltà. E non vi possono essere dubbi sul dovere civico, etico che ogni comunità debba sentire quando vi è la possibilità di rendere concreto il concetto di accoglienza, di solidarietà, di volontà di aiutare e sostenere, chi, per cause drammatiche come la guerra o la carestia chiede aiuto. Quello che, tuttavia, serve, in modo assoluto, è di evitare pericolose scorciatoie che avrebbero come unica conseguenza e colpevole responsabilità di aver aggravato il problema, rendendolo ancora più drammatico, piuttosto che risolverlo”.

“Le notizie – prosegue la nota – che ci arrivano dalla stampa, ipotizzano l’utilizzo dell’ex polveriera per accogliere circa 500 profughi. In questo, scorgiamo una pericolosissima scorciatoia utile a creare inutilmente presupposti per una tragedia umana che è l’antitesi del concetto di accoglienza umana e civile. È, purtroppo, così evidente che rinchiudere 500 persone, tra cui immaginiamo vi siano famiglie, bambini, in piena estate, in un luogo per cui il concetto di accogliente è la perfetta antitesi, senza acqua, dentro tende militari, dato che le strutture presenti sono fatiscenti e con i tetti di eternit in fase di sfaldamento, con bagni chimici che abbisognano di periodica manutenzione è una tragedia umana piuttosto che una soluzione legata all’accoglienza”.

“Vi è di più! Accoglienza ha un senso se accompagnata da un progetto e un programma d’integrazione che sia compatibile con la struttura e il tessuto sociale. Quale può essere un progetto utile, compatibile ed efficace d’integrazione se in un piccolo paese vengono trapiantati dalla sera alla mattina 500 persone in un luogo che per caratteristiche logistiche, è un ex insediamento militare, con mura alte circondate da filo spianato, somiglia più a un lager che a un luogo di accoglienza? Come si pretende che una piccola comunità come Tarquinia che ha impiegato secoli per raggiungere il numero di abitanti di oggi, integri e con piacere solidale aiuti un esercito di 500 poveri migranti? Vi sono tutti i presupposti per creare le premesse di un’immensa tragedia”.

“Credo che il quadro sia chiaro, il risultato di questa inutile scorciatoia sarà la costituzione di un lager incubo per chi sarà costretto a viverci, simbolo d’incompetenza e inciviltà, causa di tensioni sociali e conflitti utili a nutrire la xenofobia, razzismo e chissà che altro. Per questo noi diciamo no e respingiamo le semplificazioni che hanno portato a questa dannosa decisione. Diciamo no per tutelare il nostro paese e la dignità dei profughi. Diciamo no perché si faccia uno sforzo verso l’individuazione di soluzioni più efficaci e meno penalizzanti. Perché chi ha il dovere e l’obbligo di lavorare lo faccia, evitando scorciatoie. Perché soluzioni alternative ci sono, esempio dividere in piccoli gruppi questa povera gente e distribuirla in modo razionale su tutto il territorio della provincia. Diciamo no a soluzioni pasticciate e dannose sintesi di incompetenze giustificate in modo inopportuno dall’emergenza” – conclude la nota.

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