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L’autunno caldo di #Renzi, si gioca tutto sul #referendum

Da settembre campagna per sì,in parallelo manovra ma no Italicum

Il Faro on line – Ha smesso di dirlo in pubblico, fedele alla strategia di slegare il destino del referendum dal suo, ma Matteo Renzi sa che il suo ‘all in’ resta il referendum istituzionale. A novembre, la vittoria del sì o del no determinerà il suo futuro al governo e, a catena, le sorti della legislatura. Dopo aver fatto decantare il clima, dopo la pausa estiva, il premier riavvierà la campagna per il sì, complice il tour alle feste del Pd, insistendo sul merito della riforma e cercando di spuntare le armi degli avversari, a partire dal pressing della minoranza dem per modificare l’Italicum.

Ma se il traguardo è il referendum, l’autunno del premier sarà, con un’espressione un po’ abusata, molto caldo. Ecco priorità ed impegni dei prossimi mesi del presidente del consiglio.

REFERENDUM

Le data più gettonate, secondo fonti di maggioranza, per indire il referendum restano il 13 o il 27 novembre. Il consiglio dei ministri ha 60 giorni di tempo dopo l’ok della Cassazione per decidere la data e questo probabilmente avverrà in uno dei primi cdm di settembre. Oltre a consentire una campagna “porta a porta”, come ha consigliato lo spin doctor del premier Jim Messina, il governo, fissando il referendum a novembre, viene incontro anche al desiderata del Capo dello Stato di fare la consultazione referendaria dopo l’approvazione della legge di stabilità almeno in uno dei due rami del Parlamento.

ITALICUM

Benchè l’esecutivo insista a tenere separato il referendum dalla legge elettorale, la minoranza dem andrà avanti nel suo aut aut: o si definiscono prima di novembre le modifiche all’Italicum o voterà contro. Una minaccia che mina la compattezza del Pd ed il fronte per il sì ma difficilmente Renzi la darà vinta a Pier Luigi Bersani e ai suoi. A meno che la Corte Costituzionale, esaminando i ricorsi il 4 novembre, dovesse cassare alcuni punti della legge, spingendo l’esecutivo a definire correzioni prima del referendum.

LEGGE DI STABILITA’

La “rivoluzione fiscale”, come il premier la definì quando arrivò al governo, resta la priorità di Renzi. In base ai suoi annunci, per il 2017 l’obiettivo è la riduzione della pressione fiscale del ceto medio, oltre ad un intervento sulla flessibilità in uscita per le pensioni. Tecnici di Palazzo Chigi e del Mef sono già al lavoro per capire qual è la via più efficace, se attraverso una revisione delle aliquote Irpef o una riduzione del cuneo fiscale. Ma a causa di una crescita del pil inferiore alle attese, anche per fattori esogeni, come Brexit, le risorse sono limitate anche perchè circa 15 mld vanno già conteggiati per evitare che scattino le clausole di salvaguardia che porterebbero ad aumento dell’Iva.

EUROPA: FLESSIBILITA’ E BREXIT

Per riuscire a mettere a segno i goal di politica fiscale, anche quest’anno sarà cruciale la partita della flessibilità con la Ue. Il premier è convinto di aver stabilito margini a favore degli investimenti per sempre ma non è scontato che la commissione dia il disco verde senza mettere paletti nel rispetto delle clausole del patto di stabilità. Ma è vero che tra Brexit, migranti, tensioni con la Turchia, nonchè elezioni politiche in Francia e Germania nel 2017, l’Ue sarà probabilmente distratta dal totem del rigore.

Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, Renzi è impegnato a consolidare l’asse con Germania e Francia: il 22 agosto, a Ventotene, il premier ospiterà la cancelliera tedesca ed il presidente francese per rilanciare “l’Europa dei valori” alla vigilia del prossimo consiglio Ue il 17 settembre a Bratislava, fissato per trovare una difficile linea comune per i negozianti con gli inglesi. Il trilaterale affronterà anche i tempi dei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, che il premier italiano vuole veloci a differenza della cancelliera Merkel più disposta a venire incontro agli inglesi. (fonte: Ansa)