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Lettere al direttore

Un ricordo di Mario Sannito

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Caro Mario, non so più da quanti anni ti conoscevo. Ero un giovane segretario della Camera del Lavoro quando venisti a parlarmi delle condizioni degli agenti di custodia. Con grande coraggio, perché allora la categoria non poteva avere rapporti con il sindacato. E con lo stesso coraggio organizzammo nella sala della compagnia portuale il primo convegno, credo in Italia, sulla smilitarizzazione del corpo.

Fu l’iniziativa di cui andavi giustamente orgoglioso perché diede l’avvio a quel processo che portò la categoria ad avere un diverso inquadramento giuridico. Gli agenti di custodia ti saranno certamente riconoscenti e ti ricorderanno come colui che, insieme a pochi in quel periodo, lottò per loro, esponendosi personalmente.

Una volta stretto il legame con il sindacato, quella è rimasta la tua seconda famiglia ed anche da pensionato hai proseguito la tua azione, con coerenza, lealtà e quella dose di umiltà che fa apprezzare ancora di più le persone.

Hai avuto incarichi significativi nel sindacato pensionati e i compagni hanno sempre riconosciuto il tuo ruolo dirigente e i risultati che con te la categoria ha conseguito. Siamo stati amici e abbiamo continuato ad esserlo anche quando ho lasciato il sindacato per nuove avventure.

Ciò che più ho apprezzato di te in tutti questi anni è stata l’onestà e la coerenza. Virtù antiche, ma tu eri un uomo antico, di quegli uomini con saldi principi morali, mai disponibile e compromessi, serio e convinto delle tue scelte sindacali e politiche.

Un esempio, non è retorica. Un esempio soprattutto per l’oggi, in cui assistiamo a trasmigrazioni frequenti dettate soltanto da ragioni opportunistiche, che ti risultavano insopportabili. A te un saluto affettuoso e commosso e alla tua famiglia la vicinanza di tutti coloro che ti hanno conosciuto ed apprezzato.

 

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