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#cristianinmoschea, il gran rifiuto della Moschea di Roma

Redouane: 'Noi rappresentativi e da sempre promotori dialogo'. Critiche all'organizzatore dell'evento

#cristianinmoschea, il gran rifiuto della Moschea di Roma

Il Faro on line – “La Grande Moschea di Roma non aderirà all’iniziativa #cristianinmoschea, lanciata dal presidente delle Comunita’ del mondo arabo in Italia (Co-mai), Foad Aodi”, prevista l’11 e 12 settembre prossimi. Ad annunciarlo è Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia della Grande Moschea che in un’intervista all’Ansa respinge ogni accusa di ambiguità mossagli dal presidente delle Co-mai.

“Nessuna ambiguità da parte nostra”, replica. “Da anni, lavoriamo per il dialogo e le nostre porte sono aperte a tutti, cristiani e non”. Semmai, prosegue, “confusione e ambiguità provengono da chi cerca a tutti i costi visibilità e si presenta in qualità di rappresentante degli arabi in Italia, dei profughi, dei migranti e ora dei musulmani, pur non essendolo”.

E’ giunto il momento di fare chiarezza, avverte il segretario generale dell’unico ente musulmano riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana come dotato di personalità giuridica, come lui stesso ricorda. In sé, spiega mitigando i toni Redouane, ‘#cristianimoschea’ (nata sulla falsariga di quella organizzata dagli imam di Francia, cui hanno aderito anche i musulmani italiani in segno di solidarietà, dopo l’assassinio di padre Jacques a Rouen, ndr) “è una iniziativa lodevole. Il problema è il promotore e il metodo da lui utilizzato”.

“Mi sono permesso di intervenire, perché Aodi – che è presidente di tutta una serie di associazioni di cui non si sa quanti facciano esattamente parte come Uniti per Unire, Amsi, e ora anche Alleanza delle Civiltà, si è permesso di scrivere a Sua Santità a nome di 1.500 organizzazioni di cui non sappiamo nulla”. Aodi, rincara Redouane, “regna su di un impero virtuale”.

In concreto, il mondo musulmano italiano continua a essere diviso e a muoversi in ordine sparso. “Un leader unico in Italia per i musulmani non c’è e non ci sarà mai”, chiosa Redouane che sposta l’attenzione sui problemi seri che l’intera comunità deve risolvere.

La vera chimera resta infatti l’Intesa con lo Stato italiano che è e “rimane un obiettivo strategico. Grazie ad essa i musulmani che conosceranno i loro diritti ma anche i loro doveri. Il come e il quando questa potrà essere firmata – avverte – dipendono dalla volontà delle istituzioni e dalla disponibilità delle realtà musulmane. Ma non è detto che tutti debbano essere d’accordo, basta la maggioranza”.

A oggi gli interlocutori più accreditati sono quattro, rammenta. “Oltre al Centro islamico, ci sono la Comunità religiosa islamica (Coreis), Unione delle Comunità islamiche d’Italia (Ucoii) e Confederazione islamica d’Italia (Cii), la realtà numerica più estesa. L’auspicio è quello di includere tutte le realtà che sono sul campo, non quelle virtuali”. “L’Islam in Italia è un cantiere aperto”, conclude.

E le questioni sul tavolo sono ancora molte: albo e formazione degli imam e loro prerogative; prediche in italiano; finanziamenti dei luoghi di culto. “La riflessione è continua ma la risposta non sarà immediata. Ci vuole tempo e maturazione”. Nel frattempo circa 1,7 milioni di musulmani italiani attendono. (fonte: ansa)