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#appuntidiviaggio, A scuola di diseducazione

Le negligenze della politica hanno sempre un unico terminale: il cittadino

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Il Faro on line (Appunti di viaggio) – Nella continua ricerca di responsabilità, l’Italia affonda. Lo abbiamo visto con il terremoto; sotto alle macerie più che cercare persone ancora vive si cercavano negligenze. Accade oggi con le scuole, nel giorno in cui la campanella sancisce l’avvio formale dell’anno scolastico, ci si trova a fare i conti con strutture inadeguate e pericolose.

Ciò che la politica riesce a fare non è prevenire ma rimpallarsi le responsabilità: il Comune chiama in causa il Governo, la Provincia la Regione e così via. In realtà – per essere onesti intellettualmente – non è nemmeno da stigmatizzare questo comportamento, perché è del tutto ovvio che ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e non può metterci la faccia per negligenze altrui.

Ma il fatto è che in questo sistema c’è sempre un unico soggetto a dover subire le colpe di altri: il cittadino. E nel caso specifico bambini e ragazzi, cioè il bene più grande che un Paese possa e debba tutelare. Sarà anche populista, ma lo Stato (e a cascata Regioni, Provincia e Comuni) quando c’è da chiedere non si fanno scrupoli; le scadenze sono tassative, altrimenti arriva la “mora”, gli interessi, e sulle spalle di una famiglia piomba un macigno ben più grande di quello iniziale.

Al contrario non accade. Il Comune può prendersi tutto il tempo che vuole, lo Stato non ne parliamo; e spesso l’uno dà la colpa all’altro dei ritardi. Gli amministratori vengono eletti per amministrare, che vuol dire anche programmare. Ma sono anche politici, e come tali hanno referenti nazionali che possono legiferare, anzi che devono legiferare perché eletti per quello, e per quello pagati profumatamente. Non è accettabile che gli uni e gli altri non siano in grado di assicurare i servizi per i quali comunque chiedono denari.

In Italia è ormai talmente atavico questo problema che viene percepito come un dato di fatto. Ma non è così. C’è però bisogno di alzare la voce, di saper creare il caso, non contro questo o quell’assessore, ma per sollevare il velo di ipocrisia di un sistema che chiede e non dà.

Bene faranno dunque i genitori dei bambini di Passoscuro a non mandare i figli in una struttura insicura. Se la colpa sia del Comune o del Governo dal loro punto di vista cambia poco. E forse sarebbe il caso che chi amministra – soprattutto se non ha colpe – scendesse per una volta in piazza con chi protesta.

Va creato il caso, che faccia riflettere, e poi ne vanno creati altri mille in tutta Italia. Solo così sarà possibile iniziare il cambiamento, altrimenti il messaggio che passa ai bambini di oggi è che non ci sia nulla da fare, e dunque bisogna adattarsi. Questa, a mio avviso, di chiama diseducazione. Esattamente il contrario di ciò che dovrebbe accadere in un’aula di scuola.

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