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Centro accoglienza a #fiumicino: “Più trasparenza”. Dai residenti di via Bombonati, l’appello al Sindaco

"Il Comune ha rispedito al mittente la richiesta della Prefettura ma sapeva che tutto sarebbe stato indirizzato verso i privati". In arrivo altri 50 da destinare sul territorio

Centro accoglienza a Fiumicino: “Più trasparenza”. Dai residenti di via Bombonati, l’appello al Sindaco

Il Faro on line – Il punto non è essere razzisti o non esserlo, perché in via Bombonati nessuno lo è. E non è nemmeno la paura per ciò che i richiedenti asilo politico potrebbero fare, perché ad oggi non è stata segnalata alcuna intemperanza né alcun allarme particolare. Il punto è che i cittadini non vogliono essere all’oscuro di ciò che accade, non sopportano di essere presi in giro, non accettano la mancanza di chiarezza.

Per questo hanno protocollato una lettera al sindaco Esterino Montino nella quale chiedono chiarimenti rispetto alla questione dei Centri di accoglienza a Fiumicino. Nella missiva si specifica che la Prefettura ha ufficialmente chiesto al Comune di Fiumicino la disponibilità per accogliere 113 migranti, disponibilità che non c’è stata in quanto il Sindaco ha chiaramente espresso le difficoltà di un Comune che già ha altri centri di accoglienza – in particolare per minori – e che dunque non avrebbe potuto accogliere la richiesta.

Ma, si chiedono nella lettera i residenti di via Bombonati, il Comune ha risposto di no “ben sapendo che così avrebbe dato via libera ai privati. Non sarebbe stato meglio – si chiedono – che l’Amministrazione gestisse e controllasse direttamente i profughi assegnati, ricevendo oltretutto una sovvenzione di 35 euro al giorno per ogni ospite?”

Inoltre – sottolineano – la Prefettura parla di 113 ospiti e considerato che il centro di via Bombonati nel potrà accogliere al massimo 60 dove verranno alloggiati tutti gli altri? Una domanda retorica, visto che la risposta è “Fiumicino”, e certo non tutti in via Bombonati…
Di più. Nella lettera al sindaco si specifica come il prefetto Morcone, capo delle Prefetture italiane, abbia dichiarato che”nei Comuni dove esista un programma Sprar di accoglienza da parte dell’amministrazione comunale non sarebbero stati aperti centri Cas in strutture private. Visto che il Comune ha presentato un programma Sprar per il triennio 2013-2016, perché il centro di accoglienza è stato aperto comunque?”

Fin qui la lettera, che evidenzia come troppe domande siano rimaste ancora senza risposta e come l’arrivo dei migranti sia tutt’altro che concluso. Ma è proprio la mancanza di chiarezza il punto nodale. Nell’immediato, quando arrivarono i primi profughi, i residenti chiesero al sindaco di istituire una Commissione mista tra Comune, residenti stessi e chi gestisce la struttura di via Bombonati; richiesta caduta inesorabilmente nel vuoto.

“Nel frattempo è uscita la notizia di un presunto fiancheggiatore dei terroristi dentro la struttura – spiegano i residenti – e siamo rimasti senza possibilità di parlare con nessuno, senza chiarimenti, in balia delle informazioni che viaggiavano su facebook. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per quella integrazione che è stata più volte sbandierata? Oppure sarebbe meglio confrontarsi insieme settimanalmente per abbattere i muri della diffidenza, da entrambi i lati. Perché al di là delle parole non è che dall’interno della struttura ci sia poi tutta questa voglia di comunicare con i residenti”.