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#isis, le misteriose mogli del terrore

La compagna pakistana di Rahami via dagli Usa prima delle bombe. Le altre storie.

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#isis, le misteriose mogli del terrore

Il Faro on line  – “Cherchez la femme”: è quello che stanno facendo gli investigatori con la misteriosa moglie pakistana di Ahmad Khan Rahami, il giovane americano di origini afghane arrestato nelle indagini sulle bombe a New York e in New Jersey, per capire se può aver avuto un qualche ruolo, anche nel radicalizzare il marito. Come già successo in alcuni casi, in Usa e in Europa, accrescendo i timori di una crescente influenza femminile nel mondo jihadista.

La donna, di cui non sono note le generalità, ha lasciato il Paese un paio di giorni prima delle esplosioni ed ora le autorità Usa stanno cercando di rintracciarla lavorando in contatto non solo con quelle pakistane ma anche con quelle degli Emirati Arabi.

Un dettaglio che lascia aperta l’ipotesi di un legame anche con quel Paese, forse qualche contatto o qualche viaggio sospetto. Come quelli dello stesso Rahami in Pakistan, a Quetta e a Karachi, la prima quartier generale della leadership talebana afghana in esilio, la seconda rifugio per i talebani pakistani e per Al Qaida.

I due si sono conosciuti e sposati proprio in Pakistan e dopo il ritorno in Usa nel 2014, secondo molti testimoni, lui cambiò: si fece crescere la barba, abbandonò il look occidentale per quello tradizionale musulmano e cominciò a pregare nel retro del fast food di famiglia. Nello stesso anno risulta che Rahami chiese aiuto ad un deputato democratico locale per facilitare il visto d’ingresso della moglie, che era già incinta. Di lei non si sa praticamente altro e questo accresce gli interrogativi, anche se potrebbe essere semplicemente fuggita per paura delle conseguenze delle azioni del marito, sempre che ne fosse a conoscenza.

Nel caso di Omar Mateen, l’autore della strage al gay club di Orlando, la seconda moglie Noor Zahi Salman sapeva del piano del marito e l’aveva pure accompagnato per un sopralluogo e per l’acquisto di armi, ma poi aveva tentato all’ultimo momento di farlo desistere. Entrambi erano di origine afghana.

Diverso invece il caso della strage di San Bernardino, perpetrata da una coppia di origine pakistana, Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik: i due, conosciutisi via internet, si erano sposati all’inizio del 2014, un mese dopo che Farook era andato in Arabia Saudita, dove Malik aveva studiato a Multan, città legata ad attività jihadiste, frequentando anche una scuola religiosa legata al wahabismo. La donna, che su Fb aveva giurato fedeltà all’Isis, avrebbe contribuito a radicalizzare ulteriormente il marito, senza poi farsi scrupolo di abbandonare il figlio di sei mesi alla nonna prima di uscire per la strage.

Spesso dietro ad un attentatore si nasconde una donna “solidale” o “sodale”. Come Hayat Boumedienne, la vedova di Amedy Coulibaly, l’autore dell’attentato al supermercato ebraico di Parigi dopo l’attacco a Charlie Hebdo, che poi ha raggiunto il Califfato in Siria. O come una delle due giovani arrestate a Parigi per l’auto carica di bombole a Notre Dame: Sara H doveva sposare Larossi Abballa, il killer della coppia di poliziotti di banlieue, a giugno. Una volta che lui è morto in azione, Sarah avrebbe promesso di sposare Adel Kermiche, l’assassino del prete di Saint-Etienne-du-Rouvray, poi ucciso anche lui. Quindi si è unita a Mohamed Lamine A., fratello di Charaf, in carcere per complicità con Abballa.

Del resto sono in aumento le donne occidentali che partono come foreign fighter o promesse ‘spose’ di jihadisti. La prima italiana è Maria Giulia ‘Fatima’ Sergio, partita con il marito Aldo Kobuzi per i territori dell’Isis.

Partono per andare nello Stato Islamico, il più delle volte passando per la Turchia, proprio con l’obiettivo del matrimonio. Prendono contatto con i jihadisti tramite web. Vengono reclutate attraverso i social network. Sulla rete, la vita delle donne nello Stato Islamico viene rappresentata come una sorta di paradiso. Ma quelle che sono tornate lo hanno dipinto come un inferno. (fonte: ansa)

 

 

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