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No a Roma 2024, Malagò, post decisione del Campidoglio: “Si devono assumere le loro responsabilità. Noi siamo nel giusto”

Il Presidente dello sport italiano non si ferma, fino ad un atto formale che concretizzi il no. Pancalli aggiunge in conferenza stampa: ”Ci siamo privati, della capacità di sognare”

No a Roma 2024, Malagò, post decisione del Campidoglio: “Si devono assumere le loro responsabilità. Noi siamo nel giusto”

Il Faro on line – E’ stato un pomeriggio ricco di colpi di scena, quello del 21 settembre, che ha visto protagonisti, sia la Sindaca Raggi, che i vertici del Coni e di Roma 2024. Dopo la conferenza stampa organizzata in Campidoglio, in cui la prima cittadina di Roma ha ribadito e rinnovato il suo “no” alla candidatura olimpica, nell’immediato termine di essa, al Salone d’Onore del Coni, il Presidente Malagò ha parlato, alla sua press conference: “Meritavamo più attenzione e rispetto”. Ha detto, di fronte, all’affollata platea di giornalisti.

I CONCETTI CONTESTATI ALLA RAGGI
E’ apparso commosso e addolorato, Malagò, ma allo stesso tempo, agguerrito e determinato, nel difendere le posizioni dello sport italiano. Da prima figura di esso, ha smontato alcuni concetti dichiarati dalla Raggi, in Campidoglio: “E’ una falsità assoluta, quella dichiarata, circa i debiti per Roma ’60. Sono residui commerciali. Stiamo parlando di demagogia e populismo”. In riferimento, alle slides presentate dalla Raggi, in aiuto alla sua riflessione per il “no”, Malagò ha aggiunto: “Ci sono stati degli errori. Boston ad esempio, non è mai stata ufficialmente candidata e Madrid lo ha fatto, per tre volte di seguito.

“Consiglio, con polemica zero – ha precisato – di non presentare la mozione di sfiducia, in Aula Giulio Cesare”. Si chiede poi, il Presidente Malagò, come sarà possibile finanziare gli interventi sugli impianti sportivi comunali, senza candidatura: “Roma 2024 era un’occasione per sistemarli, altrimenti, non è possibile ristrutturare”. Ribadendo a quanto detto, dalla Raggi, circa il pericolo, di una imminente colata di cemento sulla Capitale, chiarisce: “Ben venga la trasparenza e noi siamo disponibili a collaborare. Anzi, saremmo lieti che qualcuno possa garantire che le cose funzionino, soprattutto da chi, si è fatto sempre paladino di essa”. Ha puntualizzato poi, la caratteristica principale di una candidatura, che non è ancora organizzazione: “Noi adesso, non dobbiamo organizzare niente. Dobbiamo solo decidere se continuare a sperare, di poterlo fare o staccare la spina”. In questo caso, Malagò attende, un atto formale : “Andiamo avanti, fino a che non esista un documento che dica il contrario”.

IL PIENO ASSENSO DEL MONDO DELLO SPORT ALLA CANDIDATURA E L’AGENDA 2020
Ha ricevuto il pieno appoggio di tutto il mondo dello sport e di quello istituzionale, la candidatura di Roma. Per il 2020, le città a presentarsi, nei primi momenti dei progetti olimpici, furono due, Roma e Venezia. In seguito, era stata poi, solamente la Capitale, che aveva proseguito il cammino: “All’unanimità, lo sport ha chiesto di candidarsi. Non era mai successo. E’ stata la prima volta nella storia. Compatto e deciso, nel farlo – e sottolineando, questo passo iniziale della candidatura, con voce rotta quasi dalla commozione, ha proseguito a chiarire – forti di una precisa delibera dell’Assemblea Capitolina di allora, con sostegno pieno del Governo italiano e dell’endorsement del Presidente della Repubblica, abbiamo cominciato e proseguito questa avventura. Lo sport ha fatto, quello che doveva”. Spiegando i risvolti tecnici del dossier, ha continuato a dire: “Noi oggi siamo candidati, grazie all’Agenda 2020. L’elezione del Presidente Thomas Bach, è stata fondamentale”.

In relazione, a questo documento del Cio, è stato proprio il Presidente a creare un atto che indicasse i punti fondamentali delle diverse candidature e come esse, dovessero essere presentate : “Per evitare gli errori del passato, Roma ha organizzato il suo dossier in modo da evitare i problemi che tutti, hanno sempre denunciato. Forti di questa esperienza, in concertazione a quanto detto dal Cio, Roma ha scelto di dare una caratterizzazione diversa al suo progetto. Come normale, che fosse stato. E dunque, completare e migliorare gli impianti, rispettare l’ecologia e l’ambiente, abbassare il budget e coinvolgere le altre città del Paese”. Malagò ha fatto riferimento agli investimenti fatti a Sochi: “Il budget di Roma – ha dichiarato in modo convinto e tenace – è di un 1/10 solamente, rispetto a quello russo. Proprio per rispettare, quanto detto dall’Agenda 2020. Quindi, quanto dichiarato dalla Raggi è sbagliato”.

IL MANCATO INCONTRO CON LA RAGGI E IL NON DIETRO FRONT, DEL COMITATO PROMOTORE
Abbiamo chiesto un incontro con la Sindaca Raggi, già nel mese di luglio e poi nelle due settimane di agosto. Tra Olimpiadi e Paralimpiadi. Ci è stato detto, che non era possibile, per suoi impegni istituzionali”. Il Comitato Promotore Roma 2024 più volte ha chiesto alla Giunta della Sindaca di poter discutere, del dossier olimpico, soprattutto in vista della scadenza della consegna dei documenti al Cio, per il 7 ottobre: “Dietro sollecito e in riferimento a questa scadenza, nella serata del 20 settembre, abbiamo chiesto un sollecito, per anticipare poi, l’incontro istituzionale. Alle 19,30, la delegazione tecnica, guidata dal Direttore Generale, Diana Bianchedi, si è recata in Campidoglio. A questo tavolo di tecnici, erano presenti quelli di Roma 2024 e quelli del Comune. Sono stati sviscerati, tutti i punti del dossier e noi ci siamo resi completamente disponibili, a modificare o cambiare, quanto fosse stato richiesto”.

Descrivendo, il mancato incontro con la Raggi, Malagò ha detto: “Sono state giornate concitate. E’ stato curioso che, dopo aver fissato un appuntamento con noi, la Sindaca ne ha stabilito un altro, con la stampa alle 15,30 e per impegni istituzionali, non si è presentata in tempo. Alle 15.07, ho chiesto di lei, al suo portavoce e mi ha risposto che stava arrivando. Ci siamo detti, che meritavamo un po’ di tempo in più, se lei stessa, avesse voluto incontrarci”. Sono parole piene di delusione e molto amare, quelle che la prima figura dello sport italiano, ha espresso. Ha poi aggiunto, in conclusione di intervento: “Tutto era stato già scritto”. Ma la determinazione del Presidente non si ferma: “Noi andiamo avanti, fino ad un atto formale, che dica il contrario. Mi spiace per quelle persone, che impiegate in questo sogno, hanno dovuto lasciare i loro lavori originari. Non credo esistano poi, delle alternative, per dare un impiego ai giovani”.