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Sugli #animali dei #circhi…a #Fiumicino (e non solo). La riflessione del Centro Territoriale del Litorale Romano del Movimento Nonviolento

Daniele Taurino: "Siamo pronti a delle azioni nonviolente per sensibilizzare sul fatto che far vedere a bambini animali in cattività non è educazione"

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Sugli #animali dei #circhi…a #Fiumicino (e non solo). La riflessione del Centro Territoriale del Litorale Romano del Movimento Nonviolento

Il Faro on line – “Siamo soddisfatti che il sindaco Montino abbia ribadito che ”L’articolo 13 del nostro regolamento comunale vieta espressamente su tutto il territorio qualsiasi forma di spettacolo o d’intrattenimento che contempli l’utilizzo di animali” ma, al tempo stesso, siamo contrariati che per questioni ‘burocratiche’ e di ‘sistema’, degli animali siano coinvolti in un’attività circense che si è stabilita sul nostro territorio. Anche se non si esibiranno negli spettacoli, probabilmente saranno oggetto di business da parte del circo con ‘visite guidate’ e foto per ‘famiglie felici’. Non ci interessa puntare il dito contro dei colpevoli, ma cogliere quest’occasione per una riflessione più generale, al di là della retorica, dell’ipocrisia e della strumentalizzazione. Se si è contro lo sfruttamento animale, non si può arretrare o nascondersi dietro a questioni tecniche.

Nei circhi italiani ci sono ancora circa 2.000 animali prigionieri: la maggior parte di loro sono nati in cattività, mentre altri sono stati affittati o ceduti da un circo all’altro o catturati mentre vivevano liberi in natura. La Legge sul circo del 1968 (Legge n.337 del 1968) riconosce alle imprese circensi una “funzione sociale” e il Ministero dei Beni Culturali e dello Spettacolo finanzia i circhi con animali. Tale legge non è stata mai aggiornata per quanto concerne l’utilizzo degli animali, anche se la rilevazione Eurispes del 2016 sottolinea che il 71,4% degli italiani è contraria ai circhi con animali.

Aldo Capitini, il fondatore del Movimento Nonviolento in Italia, in pieno regime fascista e mentre cominciavano a soffiare venti di guerra, espresse pubblicamente la convinzione che, se si fosse imparato a non uccidere gli animali, a maggiore ragione si sarebbe risparmiata l’uccisione di uomini. Ancora oggi, si ignora o si finge di ignorare non solo la grande ingiustizia nei confronti degli animali, ma anche il fatto che spettacoli e sagre che li vedono ‘tormentati’ sono scuola di indifferenza alla crudeltà per i bambini che sono invitati a divertirsi sull’altrui dolore.

Come amici e amiche della nonviolenza siamo persuasi della necessità che l’universo dei nostri rapporti con gli animali debba essere modificato in tutte le sue manifestazioni, a partire da quelle che li vedono sfruttati per il piacere dell’uomo.

In Italia non esistono restrizioni quantitative o di specie all’uso di animali nei circhi, i quali possono contare anche su finanziamenti pubblici milionari erogati ogni anno direttamente a specifiche strutture circensi dal Ministero dei Beni Culturali, Spettacolo e Turismo. Nel nostro paese non esiste un Registro Nazionale pubblico che evidenzi quanti animali sono detenuti nei circhi, in quali circhi e quanti circhi siano registrati sul territorio nazionale.
Rimane anche ignoto, almeno al pubblico, quale sia il tasso di riproduzione degli animali nei circhi italiani. La LAav ha stimato, tramite un monitoraggio sul territorio, che attualmente ci sono circa 2000 animali detenuti in poco più di 100 circhi, rilevando inoltre che i circhi italiani detengono un numero elevatissimo di animali provenienti da specie in via di estinzione quali elefanti, tigri e leoni, ippopotami, rinoceronti e altri.

Siamo pronti a delle azioni nonviolente per sensibilizzare chi deciderà di andare al circo sul fatto che far vedere a bambini animali in cattività non è educazione e che esistono tanti altri modi di divertirsi (anche con le stesse attività circensi): d’altronde, più di 650 psicologi esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali. Queste realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.

“Tali contesti – essi scrivono – lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza per la realtà animale, sono veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia”.

(Fonte foto: EticaMente)

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