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Intervista a Massimo Di Luigi, lo stage di Chianciano, il karate olimpico e Roma 2024

Le elezioni in Fiam, l’invito a coinvolgere tutte le organizzazioni mondiali, per il karate olimpico e due visioni per Roma 2024. La gioia dello sportivo e lo scetticismo del cittadino

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Intervista a Massimo Di Luigi, lo stage di Chianciano, il karate olimpico e Roma 2024

Il Faro on line – In occasione dell’Open Day dello scorso 1 ottobre, dell’Asd Yoshokan, al Centro Sportivo Heaven dell’Infernetto, Il Faro on line ha voluto sentire il Maestro Massimo Di Luigi, sui grandi temi sportivi del momento. E soprattutto, sulla questione del karate olimpico. Da vice presidente della Fiam, Di Luigi ha raccontato dello stage di Chianciano. Ha avuto molto successo. A breve ci saranno, le nuove elezioni federali e già la macchina organizzativa, si è messa in moto. Da sempre nel suo cuore, c’è stato il desiderio di vedere il karate alle Olimpiadi. Tuttavia, secondo il suo pensiero, questa è una strada ancora piena di spine. Solo la volontà di chi lo gestisce e tutti insieme, potrà superare gli ostacoli.

Queste sono state le sue parole.

Come si è svolto la stage annuale di Chianciano? Quali sono stati i suoi obiettivi?
Lo stage è andato bene, sotto tutti gli aspetti. Abbiamo programmato abbastanza dettagliatamente. Puntavamo sulla formazione, l’aggiornamento, il raduno delle squadre nazionali e la ripartenza del progetto giovani. Tutto questo è stato determinato, dal successo dell’iniziativa. Ogni tecnico nel proprio gruppo (circa 10, che lavoravano contemporaneamente), ha sviluppato i temi richiesti dalla struttura formativa della Fiam, denominata, Accademia Fiam. Ideata dal consigliere, Giacomo Gullo. Il docente lo ha fatto soprattutto, in base, alla sua esperienza soggettiva. Siamo rimasti estremamente soddisfatti del feedback, che c’è stato con tutti i partecipanti. Lo monitoriamo costantemente, per capire, se possiamo creare una formazione, importante. Lo scopo era quello di rafforzare, lo spirito di identità dell’organizzazione, riconoscersi con il piacere di praticare, al di là della pratica stessa. E ritrovarsi tutti insieme. E’ stato un obiettivo voluto e raggiunto. Ha avuto il suo apice, nella cena del sabato sera, con 500 persone presenti, nella Sala Nervi dell’impianto termale. Il clima è stato di assoluta cordialità e convivialità. Durante lo stage, c’è stata l’assemblea federale, insieme alla discussione, sul karate olimpico. Si svolgeranno a breve, le nuove elezioni federali. Il Presidente Gilardi lascerà l’incarico. In questo caso, le società produrranno un elenco di nomi. Io dovrei subentrare come presidente. Scelta che determinerebbe una linea di continuità, che la Fiam, in questi anni ha seguito. Vedremo, come andrà.

Quali sono le tue considerazioni, sull’entrata del karate, nelle discipline olimpiche?
E’ un bellissimo risultato. Va considerato sotto diversi aspetti. Da 40 anni l’ho inseguito da praticante, tecnico e dirigente. In realtà, non ci sarebbe voluto, tutto questo tempo, per realizzarlo. Stiamo ancora su una strada impervia ed in salita. Se ci sono voluti 40 anni, per raggiungere questo obiettivo, il motivo è nella non volontà delle persone, che lo gestiscono, a volerlo realizzare. C’è questo di fondo. Tutte le parti, dovrebbero fare un passo indietro, per un vantaggio comune. In modo responsabile. Sono molto scettico. Il karate è diventato olimpico non per propria forza, ma semplicemente perché, è stato inserito all’interno di un pacchetto. Non vuole assolutamente sminuire l’importanza dell’accaduto, ma vuol far riflettere tutti, sul motivo e sulle condizioni, per cui il karate è stato inserito. Sono contento di questo. Dobbiamo cogliere però, l’opportunità.

Il Cio non ha riconosciuto la Wkf, ha riconosciuto il karate. Sono sue risoluzioni. Delle 5 specialità inserite, due lasceranno e tre rimarranno. Per motivi di garanzie organizzative, numeriche. Siccome, la scelta della sede olimpica, determina il Pil nazionale, il karate deve assumere un’importanza anche economica e finanziaria, oppure è destinato a scomparire. Il movimento del karate è potenzialmente in grado di farlo. Chi sarà il fulcro del movimento? E’ bello avere motivazione e passione. Il Cio ha indicato alla Wkf, di mettersi d’accordo con le altre organizzazioni e di coinvolgerle. O crea la condizione per cui questo accada, richiamando una grossa fetta di praticanti, oppure sarà molto difficile, una prosecuzione del progetto.

Le limitazioni di numeri e specialità che potranno partecipare, sono evidenti. Sappiamo che soltanto 80 atleti potranno partecipare. Va benissimo. Anche su questo, però bisogna riflettere. Dovrà essere prodotto un ranking. La Carta Internazionale dello Sport da diritto a tutti di avere la chance, di partecipare alle Olimpiadi. Al di là, delle sigle. Sono estremamente contento di questa cosa. Ma bisogna mettersi d’accordo e avere la volontà di farlo. Il Cio ed il Coni sono sempre molto attenti ai numeri, che rappresentano le discipline sportive. C’è una grandissima fetta di persone, che ruotano attorno al karate. Non sarà sicuramente facile. Il tempo rimasto è molto breve.

Cosa pensi della candidatura di Roma 2024?
Ci sono grandi eventi che determinano un grande flusso di denaro e di appalti, di cui ancora, stiamo pagando gli interessi. Una grande opportunità, e questa lo sarebbe, si trasforma inevitabilmente, in una occasione di speculazione e di arricchimento, per pochi. Ci dovrebbero essere degli organi di controllo. Dal punto di vista sportivo, mi piacerebbe moltissimo. Dal punto di vista del cittadino, credo sarebbe meglio dedicarsi ad altre priorità. Un’Olimpiade a Roma è un evento, importantissimo. Nel 1960 era proporzionata a quei tempi. Furono costruite delle strutture, emblema di scandali. Il velodromo non ha mai funzionato. Mi piacerebbe camminare in una città in cui, contribuendo io, attivamente alla sua gestione, esistano strutture belle, che abbiano un futuro. Il mio è un atteggiamento realistico, dato i fatti che sin d’ora, si sono verificati. Quando il Sindaco dice il suo no, molto difficilmente da cittadino, non riesco a non condividere questa posizione. Se facciamo le cose, facciamole bene. Se siamo pronti, facciamole noi.

 

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