Seguici su

Cerca nel sito

#fiumicino, il Collettivo No Porto in difesa della costa e del suo habitat

Dopo la riqualificazione l’impegno. Tra di loro anche architetti, biologi marini e urbanisti

#fiumicino, il Collettivo No Porto in difesa della costa e del suo habitat

Il Faro on line – “Quando si scopre che l’idea di vivere il proprio territorio in modo diverso è condivisa da molte più persone di quanto si credeva, questa idea diventa più concreta”. E nasce l’impegno. Nel giugno 2013, subito dopo aver ripulito e ristrutturato il Bilancione abbandonato rendendolo un luogo aperto e fruibile a tutti, il Collettivo No Porto ha cominciato la sua battaglia contro la concessione centennale dell’area demaniale alla società privata Iniziative Portuali. Con l’obiettivo “di dare – affermano i ragazzi – non solo una risposta concreta alle esigenze di riqualificazione ambientale, sociale e culturale della città, ma anche di proporre con coraggio un’alternativa possibile alla prepotenza di chi considera il territorio un terreno di conquista”.

Tante le iniziative per la richiesta della revoca della concessione, tanti i tentativi di dialogo con la classe politica, tante le domande che restano senza risposta, dopo il blocco dei lavori e il sequestro del cantiere.
Inquinamento, effetti a lungo termine sull’erosione della costa, eco-compatibilità dei materiali utilizzati, sono solo alcuni dei fronti sui quali il Collettivo No Porto sta portando avanti la sua battaglia, supportato da biologi marini, sedimentologi, ma anche da architetti e urbanisti che stanno apportando il proprio specifico contributo alla causa.

Ma la sfida più grande il Collettivo la vuole affrontare con la progettazione di una proposta alternativa al Porto della Concordia, una proposta aperta alla partecipazione di tutti: “L’idea che vogliamo attivare – spiegano i ragazzi – è distribuire a quanti più cittadini possibile una planimetria della zona e raccogliere in questo modo i feedback dei residenti, le loro idee, i loro sogni, le loro speranze”. Un progetto che sappia vedere il potenziale economico, sociale, storico e culturale dell’area e che lo sappia rivalutare in chiave conservativa. Perché l’unica vera “grande opera” è la difesa del territorio.