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#referendum, ecco le leggi da fare se vince il Sì o se vince il No

Oggi seggi aperti dalle 7 alle 23 per le operazioni di voto sul Referendum costituzionale

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Il Faro on line – Seggi aperti dalle 7 alle 23 per le operazioni di voto sul Referendum costituzionale. Subito dopo inizierà lo spoglio delle schede. A seconda che vinca il sì o il no cambieranno gli equilibri politici della nazione. Ma alcune cose non potranno non essere affrontate dall’agenda politica: sia che domenica vinca il Si, sia che prevalga il No al referendum costituzionale, infatti, il Parlamento dovrà lavorare di buona lena per approvare una serie di leggi.

Le norme attuative

Nel primo caso si tratterà di varare le norme attuative della riforma costituzionale, oltre alla modifica dell’Italicum promessa da Renzi; nel secondo caso occorrerà metter mano alla legge elettorale del Senato e della Camera. Se l’elettorato confermerà la riforma costituzionale, Renzi si è impegnato a varare una modifica dell’Italicum che superi il ballottaggio.

In campo già diverse proposte di legge sia alla Camera che al Senato. Ma la riforma costituzionale richiede anche una serie di leggi attuative, come quella per eleggere i senatori-Consiglieri regionali (benché la riforma contenga una norma transitoria): anche in questo caso in Senato c’è già un ddl di Vannino Chiti e Federico Fornaro, senatore della minoranza Pd.

Intesa Stato-Regioni

Poiché gli Statuti delle Regioni a Statuto speciale prevedono l’incompatibilità tra i ruoli di Consigliere Regionale e di senatore, occorrerà procedere a una intesa Stato-Regioni per adeguare tali Statuti, come prevedono le norme transitorie della riforma. La riforma modifica anche l’istituto del referendum, introducendo quello di indirizzo e prevedendo un quorum più basso per quello abrogativo, se si raccolgono 800.000 firme.

Nuova legge sui referendum

Occorrerà dunque una nuova legge sui referendum rispetto a quella del 1970, magari inserendo la possibilità di raccolta firme per via elettronica. Andrà modificata anche la legge del 1967 che regola l’elezione della Corte costituzionale: oggi cinque giudici su 15 sono eletti dal Parlamento in seduta comune, mentre la riforma affida alla Camera la scelta di tre giudici e al Senato quella di altri due.

La legge elettorale

Ma anche la bocciatura del No obbligherebbe il Parlamento a legiferare, forse in maniera ancora più rapida, in caso di elezioni anticipate. Visto che rimarrebbe in piedi il Senato, occorrerebbe non solo modificare l’Italicum, ma varare una legge elettorale per eleggere la Camera Alta. Molti del fronte del No spingono per un ritorno al proporzionale, come prima del 1994: un esito che secondo alcuni studiosi è inevitabile.

Poi c’è il caso delle Province. Dal 2012 tutti dicono di volerle abrogare, e dopo vari tentativi il governo Letta ha varato la legge Delrio che le trasforma in Enti di Secondo livello (composti dai sindaci), prevedendo la loro cancellazione con una riforma costituzionale. Le norme transitorie della legge Delrio prevedono un graduale passaggio alle Regioni delle competenze e dei dipendenti. Se la riforma venisse bocciata occorrerà anche qui intervenire con apposite leggi. (fonte: ansa)

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