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Bolt fa meno uno in bacheca. Per lui niente oro in staffetta, a Rio. Squalificato Carter

Carter perde la sua seconda medaglia ai Giochi. Nel palmares del giamaicano, rimane l’oro di Londra vinto, sempre nella 4x100. La Lebedeva perde le medaglie di Pechino

Bolt fa meno uno in bacheca. Per lui niente oro in staffetta, a Rio. Squalificato Carter

Il Faro on line – Usain Bolt ha perso una delle sue bellissime medaglie, conquistate in pista. Su decisione del Cio, dello scorso 25 gennaio, la staffetta giamaicana della 4×100, che vinse le Olimpiadi a Pechino 2008, è stata squalificata, per la positività ai test antidoping postumi, di Nesta Carter. Quest’ultimo, partecipando alla specialità a squadre in quella competizione, ha dovuto rinunciare al titolo olimpico e con sé, ha trascinato anche i suoi compagni di staffetta. Perdono allora l’oro, non solo il pluricampione centista a Cinque Cerchi, che nel 2018 dirà addio alle gare, Usain Bolt, ma anche Asafa Powell e Michael Frater.

Niente triplete olimpico per Bolt
Un doccia fredda per gli ammiratori di questi grandi atleti, che hanno scritto la storia dei 100, nell’atletica leggera mondiale. Peccato. Lo stesso Bolt, a Pechino, vinse due ori. Uno nei 100 e l’altro nei 200. E’ in Cina che il campione mondiale in carica, conquistò le ribalte della leggenda sportiva, come l’uomo più veloce del pianeta. Niente tripletta storica, allora, per quei Giochi. E niente doppia vittoria nel triplete, nel 2016 per lui, dato che anche in Brasile, Bolt ha raggiunto lo stesso risultato.

Tolte due medaglie alla Russia. La Lebedeva perde i due argenti di Pechino
Sulla scia dei tanti controlli antidoping, che il Cio si propone di ripetere, per alcuni mesi post Giochi, anche un altro partecipante a quelle Olimpiadi cinesi perde due medaglie. Lo fa Tatiana Lebedeva, argento nel salto in alto e nel triplo. In questo modo, arriva un’altra pesante tegola per l’atletica leggera russa, che già coinvolta nel doping di Stato mediante il rapporto Mclaren, scende di quota nei metalli conquistati, all’ombra della bandiera olimpica.