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Mai successo a #Roma, manifesti di contestazione contro Papa Francesco

La foto a tutto campo riporta l'immagine del Pontefice con un'espressione particolarmente rabbuiata e accigliata.

Il Faro on line – Sono comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città, manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a tutto campo riporta l’immagine del Pontefice con un’espressione particolarmente rabbuiata e accigliata. In basso, su fondo violaceo, la scritta con venature romanesche: “A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?“. Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla linea pontificale di papa Bergoglio. Una “pasquinata”, verrebbe da dire, anche se più che il popolo contro il potere in questo caso sembra esserci il potere contro il Vescovo di Roma.

La polizia indaga per risalire agli autori

La polizia indaga per risalire agli autori delle decine di manifesti di contestazione a Papa Francesco apparsi oggi a Roma. I manifesti, dove si critica apertamente l’operato del Pontefice, sono stati affissi in diverse zone di Roma compreso il centro storico: sono apparsi a via Labicana nei pressi del Colosseo, in Corso Vittorio Emanuele, nel quartiere Prati, a Trastevere e anche nei pressi del Vaticano.

L’eredità di Pasquino

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette “pasquinate”, dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti.

Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli, ma ciò avveniva sempre dopo che erano stati letti dalla gente. In breve tempo la statua di Pasquino divenne fonte di preoccupazione, e parallelamente di irritazione, per i potenti presi di mira dalle pasquinate, primi fra tutti i papi.

Diversi furono i tentativi di eliminarla e fu il forestiero Adriano VI (ultimo papa “straniero” prima di Giovanni Paolo II), durante il suo breve e controverso pontificato (1522-1523), che tentò di disfarsene, ordinando di gettarla nel Tevere. Fu distolto quasi in extremis dai cardinali della Curia, che intravidero il pericolo e la possibile portata di un simile “attacco” alla congenita inclinazione alla satira del popolo romano. Anche Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605) tentarono invano di eliminare la scomoda statua.

Quando altri, successivamente, la fecero vigilare notte e giorno da guardie, le pasquinate apparvero infatti ancora più numerose ai piedi di altre statue: l’idea era stata di Benedetto XIII, che emanò anche un editto che garantiva la pena di morte, la confisca e l’infamia a chi si fosse reso colpevole di pasquinate. Già nel 1566, però, sotto Pio V, Niccolò Franco era stato accusato di essere l’autore delle pasquinate e per questo condannato a morte e giustiziato sulla forca.