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L’associazione We love Simone lancia l’allarme: “A #Fiumicino lo straniero viene strumentalizzato per fare bella figura, noi ignorati”

Migranti e italiani, due pesi e due misure. Nel mirino l’esposizione mediatica data alle diverse iniziative

L’associazione We love Simone lancia l’allarme: “A #Fiumicino lo straniero viene strumentalizzato per fare bella figura, noi ignorati”

Il Faro on line – Dopo aver ripulito il parco Scagliosi a Paasso della Sentinella, i migranti di via Bombonati sono stati impiegati lungo viale Coccia di Morto, per ripulire l’area adiacente alla pista ciclabile. Riconoscibili con le loro pettorine colorate, i richiedenti asilo hanno iniziato la loro opera, pochi giorni dopo il brindisi aperto alla cittadinanza che il sindaco Montino ha voluto fare a conclusione dell’opera di pulizia del parchetto.

Il che però ha innescato una polemica feroce da parte di alcune associazioni locali, prima tra tutte We love Simone, di Stefano Costa, che non ha affatto gradito l’operato del primo cittadino. Ma attenzione, qui il discorso sui migranti in sé non c’entra nulla, non si parla di razzismo né di aspetti sociologici sul concetto di accoglienza – che pure fanno parte di una corrente di pensiero esistente a Fiumicino – ma di amministrazione locale e di come vengano trattati diversamente alcuni argomenti rispetto ad altri.

“Brindisi e applausi per una pulizia di pochi giorni, buio totale e nessuna considerazione per una pulizia che va avanti da anni. Fermiamoci a questo concetto, perché è da qui che parte la rabbia dei cittadini, a prescindere dalla nazionalità”. A parlare è Stefano Costa, presidente dell’associazione We love Simone, che da anni cura e mantiere il parchetto Simone Costa su via del Serbatoio.

“In questo caso il colore della pelle c’entra solo perché strumentalizzato dall’Amministrazione comunale. Dire che sono stati accolti dei migranti è politicamente corretto, dire che lavorano gratis – anche se in realtà già la loro permanenza viene coperta da rimborsi – fa scattare gli applausi. Ed è quello che cercano facendo queste cose, il consenso fine a se stesso. Ma il nostro lavoro che va avanti da anni, perché non ha avuto la stessa attenzione? Solo perché essendo noi italiani non fa notizia?”.

E’ palpabile la delusione nelle parole di Stefano Costa. Anche perché quel parchetto ha una storia di disattenzioni istituzionali che ha dell’incredibile. Sottoposto più volte ad atti vandalici, è stato sempre ripristinato a spese dei volontari dell’associazione, senza mai alcun riscontro pubblico da parte del Comune. La segnalazione della strada che inutilmente e incredibilmente attraversa il parco a metà collegando due altre piccole arterie non è stata mai presa in considerazione, nemmeno quando un’auto ha rischiato di investire un bambino;M per non parlare dell’area abbandonata proprio adiacente al parchetto. “In campagna elettorale fu promesso che quell’area degradata accanto al nostro bel parco sarebbe diventata la prima di una serie di piazzette per restituire decoro urbano alla città. Parole e basta, ad oggi nulla è stato fatto, la discarica è ancora lì e solo una copertura con un telone verde evita di indignassi per lo scempio esistente”.

Già , un telo a copertura. Il senso della protesta di Costa è proprio questo. Da un lato si lucida un fatto fino a farlo risplendere, strumentalizzando le figure dei migranti per fare bella figura, dall’altro si opacizza l’impegno di un’associazione locale che dà tutta se stessa per la collettività, da un lato di mostra chi ha fatto due settimane di lavoro, dall’altro si nasconde che quel lavoro lo fa da anni, consentendo nel parchetto di giocare a bambini di ogni nazionalità, contribuendo in modo concreto ad una vera integrazione multiculturale. Da una parte si toglie il velo dell’anonimato pur di fare notizia, dall’altra si copre il lavoro dei cittadini di Fiumicino.