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Intervista a Lucia Morico, bronzo nel judo, ad Atene 2004: “Ero forte, allenata e pronta”

Una delle prime atlete della Guardia di Finanza. Vinse la medaglia, alle sue prime Olimpiadi. Oggi, finanziera e mamma a tempo pieno

Il Faro on line – E’ stata la prima donna, Lucia, a vincere una medaglia, con la divisa delle Fiamme Gialle. E quella da lei, messa al collo, fu di bronzo. Alle Olimpiadi di Atene. Grande judoka, nella storia di questa disciplina, in Italia e nel mondo, segnò il passo della storia, tra il passato ed il futuro. In quegli anni, i primi al femminile, per la Guardia di Finanza nello sport, la Morico, sicura di sé e con tanta voglia di vincere, partì per la Grecia, con il sogno di salire sul podio a Cinque Cerchi. E ci riuscì.

Lo descrive ad Il Faro on line, nel giorno che celebra le donne. Lo scorso 8 marzo, dopo il pranzo conviviale e la foto di rito nel piazzale antistante la Caserma del Centro Sportivo della Guardia di Finanza, Lucia ha raccontato di sé. Mamma e finanziera oggi, a tempo pieno, non dimentica le emozioni vissute sul tatami di Atene. Ricordi che non passano e che non possono farlo, se nel cuore si conserva sempre quell’emozione indimenticabile, di salire sull’Olimpo.

E la conserva in una bacheca, quasi fortino, come quello dei pirati, quella medaglia. Un luogo accessibile a pochi. In casa dei suoi genitori, a Marotta nelle Marche, dove lei adesso vive, solo le sue figlie possono sfiorare, quella medaglia. E le chiedono di quell’avventura, indicandole scherzosamente, che quell’alloro avrebbe potuto essere anche di un altro colore. Non importa tuttavia, se l’oro non è arrivato per lei, perché la Morico la storia, l’ha scritta lo stesso.

Nei primi Giochi della sua vita, come una delle prime atlete entrate a far parte, delle Fiamme Gialle, vinse il bronzo, dove le Olimpiadi erano nate. E quella corona di ulivo, messa sul capo, una volta salita sul podio, ha incorniciato un’avventura mai dimenticata e dimenticabile. Una gara non in salita tuttavia, sin dalla pool. Poi la sconfitta con la giapponese, che giunse poi in finale. Questo le permise da regolamento, di partecipare ai ripescaggi, conquistando la finale per il bronzo. Nella categoria dei 78kg, la campionessa europea del 2003 guadagnò anche una onorificenza, da Carlo Azeglio Ciampi. Una volta tornata in Italia, il Presidente della Repubblica le donò il titolo di Cavaliere Ordine al Merito. Un percorso importante allora, per la Morico, che cominciò sin da bambina e a 16 anni, fece il suo ingresso nell’agonismo. Smise a 33 anni, dopo tante vittorie, gioie e soddisfazioni.

Di fronte allo stemma delle Fiamme Gialle, del suo cuore, racconta di sé, ai lettori di testata.

Cara Lucia, nel 2004, è arrivata per te, una medaglia storica. Puoi raccontare le tue sensazioni? E come si svolge oggi, la tua vita?

“Ho vinto la medaglia di bronzo, ad Atene, nel 2004. Dopo Pechino ho smesso e mi sono dedicata a tutt’altro. Sono tornata nelle Marche, a Marotta e faccio il finanziere. Un percorso alle origini. Mi occupo di tutto. Mi sono messa in discussione. Sicuramente, essere stata un atleta, mi ha aiutata molto. Anche i miei colleghi mi sono vicini. C’è sempre qualcosa da imparare. C’è sempre una sfida da intraprendere, che non mi porta ad una bellissima medaglia olimpionica, ma al lavoro e alla conoscenza”.

E’ stato un desiderio esaudito, il bronzo di Atene. Come lo giudichi?

“La medaglia olimpica è un sogno che raggiungi con tanto sacrificio. Tutto quanto resta nel tempo. Resta come gioia. Poi passa e va ed arrivano altre cose”.

Quali tipo di ricordi e riflessioni suscita, in te, la conquista del bronzo olimpico?

“Ho fatto agonismo, dall’età di 16 anni. Ho smesso a 33. Ho partecipato ad Atene 2004. La mia prima Olimpiade e poi ho fatto Pechino. E’ stata una medaglia che non mi ha sorpreso. Avevo voglia di arrivare sul podio. La voglia ce l’hanno tutti. Capivo il mio valore. C’ho creduto ed è arrivata. La ricordo sempre con grande piacere. Ogni volta che rivedo le immagini in televisione, risvegliano delle emozioni sicuramente uniche, per un atleta è così. Non si vuole mai essere banali, dicendo che è un sogno che si raggiunge, ma è quello. Forse, è stata la giornata più bella della mia vita. Ho avuto poi due figli. Loro sono per me, la quotidianità, la mia gioia. Le piccole, che mi godo ogni giorno. Quella sfida sportiva, resta nel quotidiano. Celebrativa nella tua testa, è in quel momento”.

Dove lo conservi?

“La medaglia la conservo a casa dei miei genitori. In un fortino, come i pirati. Mia figlia ci gioca e la tira fuori. Mi fa ridere perché mi dice : “Mamma hai vinto solo quella di bronzo .. potevi vincere quella d’oro .. “. Io le rispondo : “Poi ci penserai tu, vedrai. Se riesci a fare meglio bene .. altrimenti .. non importa”. Tuttavia, non so quanto si rendano conto del discorso della difficoltà”.

Cosa significa per te, raccontare della tua carriera, alle tue figlie?

“Per loro è un po’ come una storia semplice. E’ bello vedere, che quando la gente mi riconosce, mia figlia è soddisfatta di me. Diventa orgogliosa di sua mamma, quindi questa cosa è molto carina. Mi fa sorridere. E’ un’emozione anche questa”.

E la gara, come andò? Come hai condiviso le Olimpiadi, insieme agli altri atleti degli altri sport?

“Ero determinata a fare bene. Ho visto la pool e sapevo che potevo fare una buona gara. Non ho sbagliato tantissimo. Anzi. Quel giorno non ho subìto niente. Ho perso solo con la giapponese che poi è arrivata prima. Ho fatto i recuperi e sono arrivata terza. Ero forte, allenata e pronta. Era il mio momento, l’ho sfruttato e ho vinto. Molto carino, l’alloro per noi atleti. Con il passare del tempo, si è seccato, ahimè. Quando ho visto che c’era, mi sono detta che era bellissimo. Era ulivo. Era troppo bella. Indossarla, come gli antichi greci e proprio in Grecia. Sarebbe stato straordinario. Fare la mia prima Olimpiade, dove i Giochi sono nati, è stato unico.

Mi sembrava un sogno, era tutto bello. Incontravi gli atleti che prima, vedevi solo in tv e che poi, erano accanto a te, lì. Tutti insieme ! Non sei abituata a vedere tutti gli sport e di tutto il mondo. Andavi in mensa e li incontravi tutti. Fai amicizia. Mi è rimasta quella, con Giovanna Trillini. Grandissima atleta e persona. Nascono amicizie che possono durare il tempo di una Olimpiade, oppure altre, che possono durare più a lungo, come  quella con Giovanna. C’erano i ragazzi della pallavolo. Siamo andati a vedere il basket. Finivamo l’allenamento e andavamo a vedere le loro partite. Anche loro venivano da noi. Da atleta ad atleta, scambiavano le nostre esperienze. Eravamo diventati tifosi gli uni degli altri. Senza consigli reciproci però, Ognuno sa”.

Sei stata una grande judoka alle Fiamme Gialle ed ancora fai parte della Guardia di Finanza. Sei felice di questo?

“E’ un orgoglio per te, essere stata un’atleta delle Fiamme Gialle. Sono entrata nella sezione donne, nel 2001. Una delle prime atlete e prima medaglia olimpica per me, da una donna. Per essere tuttavia, una medaglia di bronzo, ho un sacco di primati ! Per la Guardia di Finanza, aperta alle donne, è stata la mia, la prima medaglia vinta. Siamo all’inizio della storia dello sport femminile nelle Fiamme Gialle.

Una società che mi tutelava in tutto e per tutto. Fatta di grandi maestri. Un Gruppo Sportivo formato, che era il meglio in quel momento. Per me, era un orgoglio. Volevo fare bene, credo di aver dato tanto a loro, come loro lo hanno dato a me”.

Oggi, è la festa della donna. Come ti ha migliorato lo sport, come donna e campionessa?

“Non riesco a vedermi in modo diverso, senza aver fatto questo percorso. Sicuramente, fai dei paragoni, rispetto alle altre donne e mi rendo conto che lo sport mi ha formato. Soprattutto, nell’esperienza. Mi vedo molto più completa e formata. Per quanto riguarda, le sfide giornaliere, ho avuto lo sport per allenarmi, per esse. E’ stata la mia palestra di vita. Altre persone, avranno altre cose. Tuttavia, per tutti, ogni difficoltà ti migliora sicuramente”.