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Fabrizio Donato, Filippo Tortu e Filippo Randazzo. Tre campioni alle Fiamme Gialle. Si raccontano alla stampa

16 marzo 2017 | 18:02
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Fabrizio Donato, Filippo Tortu e Filippo Randazzo. Tre campioni alle Fiamme Gialle. Si raccontano alla stampa

La lunga carriera di Donato, il sogno di vincere nel professionismo di Randazzo e Tortu, insieme alla bellezza dell’atletica leggera

Fabrizio Donato, Filippo Tortu e Filippo Randazzo. Tre campioni alle Fiamme Gialle. Si raccontano alla stampa

Il Faro on line – Insieme a raccontare di sé. E la mattina del 15 marzo, al Centro Sportivo della Guardia di Finanza, due generazioni di campioni, sedute a descrivere emozioni e sensazioni di carriere, lunghe e trascorse, ma anche di quelle che appena cominciate, sognano di emulare chi, ha già vinto tanto in pedana, hanno imprigionato momenti di sport, tutti gialloverdi.

Presso la Sala Tito, Fabrizio Donato, appena tornato da Belgrado, con medaglia d’argento in tasca, con 17,13 al seconda tentativo e ancora pieno di quelle immagini raccolte, sulla pedana del triplo, nella Kombank Arena, ha unito le sue parole da campione affermato ed esperto, a quelle di due giovanissimi e promettenti atleti del I Nucleo della Guardia di Finanza, appena arrivati dalla cerimonia di giuramento individuale di fedeltà alla Repubblica Italiana, avvenuta poco prima, presso la Sala del Camino, adiacente. In questo modo, Filippo Tortu, vicecampione mondiale nei 100 metri, nella categoria under 23, con 10,24 sul traguardo, insieme a Filippo Randazzo, bronzo agli Europei juniores del 2015 e vicecampione italiano in carica di salto in lungo, con la misura di 8,05, hanno incontrato i rappresentanti della stampa.

Alla presenza del Comandante del Centro Sportivo di Castel Porziano, Gen. Raffaele Romano, del Comandante delle Fiamme Gialle, Vincenzo Parrinello, del Presidente della Fidal, Alfio Giomi, del Gen. Gianni Gola, del recordman dei 100 metri del 1982, Pierfrancesco Pavoni, al quale Tortu ha strappato il primato in pista e a quella di Roberto Pericoli, per tanti anni, allenatore in pedana di Fabrizio Donato, oggi tecnico assistente dell’allenatore della Nazionale di atletica leggera, i tre campioni hanno descritto le loro attuali sensazioni ed aspettative: “E’ bello, perché i miei sogni continuano ad avversarsi – ha aperto Fabrizio Donato, continuando – ho la fortuna di fare quello che mi piace, quello che mi riesce meglio e quello che mi toglie un mondo di soddisfazioni”. Non ha mancato, il  bronzo di Londra 2012, di sottolineare il suo nuovo ruolo di allenatore e nei confronti di un grande campione, che come lui nel quotidiano e al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle, condivide allenamenti e sudore, in pedana: “Si è aggiunta la vicinanza di Andrew. Collaboro con lui in pista, lo alleno. E’ un grande talento. Ha un potenziale non comune. Abbiamo fatto un grandissimo lavoro”.

E’ soddisfatto ed orgoglioso Donato, per ciò che è riuscito a fare e non sono da atleta ed al di là, dell’argento di Belgrado. Allarga poi le sue braccia verso i nuovi entrati alle Fiamme Gialle ed elogia i due campioncini, che presto faranno parlare di sé, nei tornei internazionali più importanti, dando loro il benvenuto: “Sono una vita dietro di me. Il futuro dell’atletica italiana e delle Fiamme Gialle. Due ragazzi che mi hanno sorpreso, per le loro capacità. Posso essere un esempio per loro, ma non la regola. Voglio pensare che sono l’eccezione. Quello che hanno fatto, con naturalezza e spontaneità, è qualcosa di impressionante”. Torna poi a parlare della propria esperienza. Post Belgrado: “Per quanto riguarda me, sono ripartito con gli allenamenti, già da qualche giorno. Sta per ripartire la stagione all’aperto”.

Tuttavia, il pensiero si appoggia ancora a quei momenti preziosi, bagnati d’argento: “Il mio obiettivo era quello di fare bene negli indoor. Dovevo provarci ed in qualche modo, mettercela tutta. Abbiamo rischiato tanto, insieme alle persone amiche e a me care, qui alle Fiamme Gialle. Loro sanno benissimo quale è stato il mio avvicinamento travagliato a Belgrado. Come spesso mi capita, le cose semplici non vengono mai bene. Devo ascoltare cosa dice il mio corpo, più che la testa. Voglio sempre rischiare, andare al limite. Il nostro mondo è così. Si viaggia su una linea sottile. Per cercare di fare tante cose, mi devo spingere oltre, se mi tengo sotto, non riesco. Sono consapevole, che però fa parte del gioco. Io voglio continuare a provarci e a sognare”.

Il suo amore per la divisa di appartenenza che tanto ha dato a Fabrizio sul piano sportivo, ma anche umano, è sempre presente nel suo cuore ed ormai da 22 anni. E a 40 anni, Donato non vuole mollare: “Mi sento partecipe e presente alle Fiamme Gialle, ancora. Io nasco in questo impianto e probabilmente, finirò qui dentro. Nel 1995, quando la Guardia di Finanza mi ha proposto l’arruolamento, ho trovato il mio ambiente ideale, dove esistono delle regole ben precise, ma che ci permettono di fare al meglio, ciò che ci piace. Di strutture del genere, ce ne sono poche in Italia, se non addirittura nel mondo. Ho trovato la mia America. Qui abbiamo tutto ciò che ci serve per raggiungere grandissimi risultati. E’ un ambiente ideale, per fare tante cose”.

C’è invece chi solo da un anno e mezzo, veste i colori gialloverdi e lo fa con tanto entusiasmo. Filippo Randazzo, talento sopraffino del lungo, descrive il sogno di entrare nel professionismo, per esprimere al meglio, le sue potenzialità: “Questa stagione indoor, mi ha proiettato verso orizzonti ampi, perché ho fatto 8 metri. Ho partecipato poi, al mio primo Europeo con la Nazionale assoluta. Questo mi ha fatto vedere come funzionano le cose, da professionista. Mi è piaciuto. Ho la stagione all’aperto da preparare. Voglio continuare, come ho fatto sino ad ora. Tappa dopo tappa. E’ stato un giorno molto importante, per quello che riguarda la mia carriera all’interno della Guardia di Finanza, oggi. Insieme agli altri ragazzi del Gruppo Sportivo, abbiamo avuto il giuramento. Importante, per la continuazione della nostra carriera”. Per quanto riguarda, l’aspetto prettamente agonistico, aggiunge: “Ho gli Europei under 23, da preparare con cura e poi non posso che pensare, di fare il minimo per i Mondiali di Londra. Mancano dei centimetri, ma ci proverò”. Sono 10 i centimetri che mancano alla qualificazione.

Sarebbe un 8,15 a regalare a Randazzo, il pass per Londra 2017. Vuole riuscirci, l’appena investito finanziere delle Fiamme Gialle, perché i colori azzurri accendono i suoi sogni: “L’ambiente tricolore nel quale sono stato a Belgrado, mi è piaciuto e vorrei riconfermarmi. In Italia, in questo momento, c’è una realtà del salto in lungo, veramente buona. Quando hai avversari in casa poi, che ti stimolano tanto, è importante. Sono molto contento”.

Tuttavia, Filippo non ha solo saltato nel suo lungo, durante la sua giovane carriera di atleta, ma ha anche potuto provare altre specialità. Durante la conferenza stampa, su domanda de Il Faro on line, ha risposto in questo modo, a riguardo: “Si ho cominciato in questo modo, svolgendo altre specialità”. Per lui, in pista, le distanze coperte sono state quelle dei 100, come anche dei 200 metri. Un velocista, Randazzo, che spera di fare bene in stagione, anche in pista : “Spero di fare anche quest’anno, qualche 100 e 200. Ritengo che posso fare anche lì, buone cose”. Ma è il salto in lungo, la specialità nella quale Filippo vuole dimostrare il suo talento nello sport: “E’ quella che mi ha attratto sempre di più. Credo che adesso, sia diventata il mio mestiere. Devo ancora imparare tante cose. Sono pronto ad aprirmi a tutte le esperienze”.

Qualcuno che sui 100 metri ha vinto la sua prima medaglia mondiale, è stato Filippo Tortu. L’attuale primatista sui 100, in Italia, che ha strappato il record a Pavoni, grande campione del passato delle Fiamme Gialle, presente in Sala Tito, ha avuto parole di elogio per Donato : “Ho preso Fabrizio come punto di riferimento. Io e Rndazzo siamo due ragazzi giovani e questo ambiente non è facile da reggere, sotto il profilo mentale. Fabrizio per questo, è il migliore degli esempi, non solo per come vive l’atletica, ma anche per come respira questo sport. Con i suoi impegni e sacrifici. Sono molto contento, di far parte di questo Gruppo Sportivo”. Sta avendo un pausa dalle gare Tortu, ma la voglia di correre è tanta, nel cuore, come nelle gambe: “Mi sono tenuto lontano dalle gare. Non è semplice, la voglia di correre è tanta”. Tuttavia, serve anche questo per crescere e soprattutto nella testa: “Mi sta servendo per crescere. Diventare un professionista. Spero che i risultati ottenuti, possano replicarsi anche a Grosseto, agli Europei under 20 di luglio”.

Il sogno di Tortu è quello di partecipare ai Mondiali di Londra. Anche per lui, l’aereo per la capitale britannica deve essere assolutamente, preso: “Spero poi di concentrarmi per i Mondiali. Speriamo di qualificarci. Ci sarà la stagione individuale da vivere, dove non mi sono posto obiettivi ben chiari. Spero di ottenere un podio agli Europei e cosa più importante un personale nei 100 metri. Migliorarsi e confermarsi in questa distanza, è un obiettivo. Come quello di correre i 200 metri”. In questo caso, aleggiava in Sala, la presenza invisibile di una leggenda italiana dei 200, che ai Giochi di Roma, vinse la medaglia d’oro. Livio Berruti è il mito di Tortu e Pavoni, in conclusione di conferenza, ha sottolineato questo aspetto importante: “Lui è Berruti secondo me. Ha una corsa meravigliosa. Basta vederlo, volar via. Da come passa dal piede sotto al piede a martello .. come riesce a stare in linea. Rimbalza che è una meraviglia. Gli auguro di fare un 5,95 su di un 60”. Un presupposto non di poco conto, per arrivare al tempo indicato da Pierfrancesco, è certamente il record di Tortu, che dopo 35 anni, è stato tolto proprio al velocista gialloverde, degli anni ’80 ed è onorato Filippo, di averlo conosciuto. Il crono della storia italiana è arrivato a Savona, durante un torneo juniores. E quel tempo di 10,24, un secondo sotto a quello registrato da Pavoni agli Europei di Atene nel 1982, ha regalato a Tortu, l’argento ai Mondiali. Nella ripetizione di quel timing, Filippo è salito sul podio mondiale, under 23. E per onorare, questo record conquistato, proprio Tortu, a memoria di tale impresa sportiva, ha omaggiato Pierfrancesco Pavoni del crest della Guardia di Finanza, con il quale i due protagonisti della storia gialloverde, hanno posato per alcune foto.

A chiudere la conferenza stampa, è stato il Gen. Raffaele Romano, che ha espresso parole di apprezzamento, per i tre campioni presenti. Sottolineando quanto sia fondamentale il loro esempio nella società civile: “Siamo orgogliosi di essere dei militari, che danno grande soddisfazione al nostro Paese. Lo sport è importantissimo. Il messaggio che deve passare è questo”. Una collaborazione continua, quella delle Fiamme Gialle, con il movimento sportivo italiano e con le società di appartenenza dei loro campioni. Ci tiene a sottolineare questo aspetto, il Comandante Parrinello, che ha voluto ringraziare, le realtà sportive da dove Tortu e Randazzo sono venuti, insieme ai loro rispettivi allenatori di società.

Foto : Giuseppe Marchitto/Ufficio Stampa Fiamme Gialle