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“Il Vangelo del Boia”: un segreto inquietante nelle stanze del Vaticano

La storia romanzata della vita di Giovanni Battista Bugatti detto “Mastro Titta”. Un thriller storico che svela i giochi di potere all’ombra del Papa-Re.

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“Il Vangelo del Boia”: un segreto inquietante nelle stanze del Vaticano

Il Faro on line – Roma, 1864. Nelle stanze del Vaticano si nasconde un segreto inquietante. Mastro Titta, il boia del papa, esegue due condanne a morte per omicidio. Ma quando sta per esporre al pubblico, accorso come al solito in massa, le due teste mozzate, intravede un volto che sperava di aver dimenticato. Quell’incertezza gli costerà cara, costringendolo a dire addio alla sua gloriosa carriera. Che cosa è successo al famoso boia romano? Tutto ha inizio nel 1861, con l’uccisione di un gendarme, e, poi, un paio di mesi dopo, con il ritrovamento, sulle sponde del Tevere, di due cadaveri, uno dei quali senza testa. Fatti all’apparenza non legati fra loro, ma che danno il via a una catena di eventi che scuotono la Città Eterna. A occuparsi dei processi per quelle morti è il giudice della Sacra Consulta Eucherio Collemassi, oscuro personaggio legato a delle sette sataniche, che si serve delle false rivelazioni di Costanza Diotallevi, una fotografa dai facili costumi, per colpire il segretario di Stato, il cardinale Antonelli. E proprio Costanza ha trascinato Mastro Titta in una torbida vicenda dai contorni misteriosi, che a distanza di tre anni riemerge e tormenta il boia sul palco di un’esecuzione…

Al centro del romanzo c’è la figura di Mastro Titta, ombrellaio di professione e boia papalino, che nella sua lunga carriera ebbe al suo attivo più di cinquecento “giustizie”. Figura interessante Mastro Titta, già portata in teatro e al cinema diverse volte: un boia, certo, ma con la sua morale e per questo tutto sommato rispettato dal popolo. Ne “Il vangelo del boia” lo scopriamo ormai pensionato, in vena di ricordi e nostalgie per un amore giovanile che gli è rimasto dentro e che è stato riportato alla mente da un volto nella folla. Il volto è quello di Costanza Diotallevi, che, come una specie di faccendiera ante-litteram, sarà proprio una dei principali protagonisti del romanzo, insieme alle alte sfere della Curia romana, o il giudice della Sacra Consulta Eucherio Collemassi, legato alle sette sataniche. Personaggi storicamente veri questi, che Nicola Verde riesce a rendere in modo magistrale.

Insomma scandali, lotte intestine, segreti che non sembrano troppo lontani da quelli che leggiamo sui quotidiani dei nostri tempi. Dunque è proprio vero che la Storia non ci ha insegnato nulla, ma forse per questo varrà la pena continuare a leggere romanzi storici, perché è un bel modo di rientrare in possesso del nostro passato.

Questo di Nicola Verde è veramente ben scritto e architettato come romanzo storico, con continui salti nel tempo che rendono la storia movimentata. La capacità dell’autore di descrivere con poche pennellate la Roma del periodo è notevole e gli odori e i rumori della Roma popolana filtrano tra le pagine in maniera magistrale. Da leggere.

anita costa

 

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