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Parte il referendum Alitalia, Mustier auspica una soluzione a lungo termine

Gubitosi: "Serve discontinuità". Nella manovra norma di garanzia per Invitalia"

Parte il referendum Alitalia, Mustier auspica una soluzione a lungo termine

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Il Faro on line – Il referendum su Alitalia è partito, ma in attesa di conoscere come si pronunceranno i lavoratori, si pensa al futuro della compagnia e alla nuova rotta da imprimere nel caso di una vittoria del sì. Ne parla il presidente designato Luigi Gubitosi, che indica come cura una “forte discontinuità”, anche nel management. E ne parla anche l’azionista e creditore Unicredit che suggerisce come unica strada una soluzione sostenibile di lungo periodo.

Sempre che l’esito del referendum, che si saprà al più tardi nelle prime ore del 25 aprile, non apra tutt’altro scenario. Intanto in manovra arriva una norma pro-Alitalia: l’ok ad un aumento del capitale sociale di Invitalia nella misura massima di 300 milioni di euro. Si tratta dell’attesa garanzia pubblica per coprire parte del contingent equity da 400 milioni (200 li dovrebbe mettere Etihad) per tutelare il piano da eventuali imprevisti.

Se prevalesse il no al referendum si verificherebbe un accompagnamento verso il fallimento, avverte, ripetendo quanto già detto anche dal ministro Carlo Calenda, Gubitosi che però non vede alternativa al sì e, in un’intervista al Messaggero, indica la ricetta che ha già in tasca per rilanciare la compagnia quando assumerà i pieni poteri: accelerare sul piano industriale, ancora “troppo timido” sul fronte dello sviluppo, con l’apertura di nuove rotte di lungo raggio e l’arrivo di nuovi aerei; inoltre una discontinuità nel top management, in cui Gubitosi ravvisa “luci e ombre”.

Una cura, evidenzia Gubitosi, già sollecitata dal presidente uscente Luca Cordero Montezemolo. Che proprio oggi era al lavoro per la compagnia ad Abu Dhabi, per discutere con i soci arabi della complessa situazione di Alitalia e dei piani per il suo rilancio. Quello che serve alla compagnia è una “soluzione sostenibile in una prospettiva di lungo periodo”, indica invece Unicredit, che mette così dei paletti per continuare a sostenere l’azienda.

In questi anni infatti l’istituto non è mai venuto meno al proprio ruolo, ma ha visto andare in fumo molto denaro: “Abbiamo perso nel sostegno ad Alitalia 500 milioni di euro in tre anni, una somma grande”, “cosa altro possiamo fare? Continuiamo a lavorare” ma “non possiamo perdere altro”, ha puntualizzato l’a.d. Jean Pierre Mustier, non nascondendo così l’insoddisfazione. Ora infatti l’obiettivo di Unicredit è quello di proteggere gli interessi dei propri dipendenti, dei clienti e azionisti, certamente non propensi a perdere altro denaro.

Nel frattempo i lavoratori hanno iniziato ad esprimersi sul preaccordo del 14 aprile. Si vota fino alle ore 16 del 24 aprile con nove seggi elettorali a Roma e Milano. L’esito del voto sarà portato sul tavolo dell’incontro tra azienda e sindacati già convocato per il 26 aprile al Ministero dello sviluppo: nel caso prevalesse il sì, si procederà alla firma dell’accordo definitivo. (fonte: ansa)