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#Fiumicino2018, centrosinistra, una questione di singoli più che di simboli

Montino è e resta il candidato ufficiale. Ma si pensa anche a un eventuale piano B.

#Fiumicino2018, centrosinistra, una questione di singoli più che di simboli

Il Faro on line (Appunti di viaggio) – Se la realtà del centrodestra risulta piuttosto frammentata, con simboli sparsi e strategie ancora da definire, sul fronte del centrosinistra la questione sembra più chiara.

Al netto di diatribe interne (per la verità più feroci in passato che oggi) e di qualche ulteriore contrasto degli ultimi tempi, i rappresentanti locali dei vari simboli che compongono le anime del centrosinistra sono tutti schierati per la ricandidatura di Montino.

Unica grande incognita sono le vicende giudiziarie dello stesso sindaco (“a causa di un blackout elettrico durato oltre un’ora – ha informato l’Ansa – sono saltate lo scorso 13 luglio numerose udienze sia in tribunale di Roma, sia nelle aule dei gup. Tra queste quella relativa alla richiesta di rinvio a giudizio di 16 ex consiglieri regionali Pd del Lazio coinvolti in un’inchiesta sulla gestione dei fondi regionali. Tra i personaggi coinvolti l’attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, Giancarlo Lucherini, Bruno Astorre, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia e Daniela Valentini, Marco Di Stefano ed Enzo Foschi”. Poi ci sono altri filoni aperti, per altre indagini, che potrebbero riguardare l’attuale sindaco). Vicende che non lo riguardano in qualità di primo cittadino o per cose fatte a Fiumicino, ma in altre vesti politiche; e, lo ricordiamo, che per ora lo vedono destinatario di avvisi di garanzia (cioè a sua tutela), ma quand’anche si passasse alla richiesta e poi al rinvio a giudizio, per la legge sarebbe sempre e comunque un primo atto, visto che le prove si formano semmai in Tribunale e che esistono tre gradi di giudizio.

Potrebbe dunque non “spostare” nulla, ma, sempre in ipotesi, potrebbe invece anche spostare gli equilibri politici, e vediamo perché.

Se Montino sarà candidato, come detto il centrosinistra (a livello di simboli) andrebbe compatto. Potrebbero però esserci dei movimenti di singoli a cambiare le posizioni sullo scacchiere.

Suggestiva l’ipotesi di un ingresso nel Pd di Claudio Cutolo, ma sarebbe un’operazione complessa perché il bacino di voti personali che si porterebbe dietro sposterebbe equilibri interni al partito e posizioni definite; in sostanza, sarebbe una buona spinta elettorale ma potrebbe mandare in tilt opportunità già definite.

Poi c’è il caso-Calicchio; l’assessore più volte ha dichiarato di non sentirsi adeguatamente supportato dal partito, fino a preparare le dimissioni dal suo ruolo; cosa questa che, sempre in ipotesi, potrebbe concretizzarsi stavolta, a fine mandato, e non solo dal ruolo bensì dal partito. Ciò non toglie che la scelta eventuale sarebbe sempre per restare a sinistra, ma non nel Pd.

Chiarisco bene. Sto parlando di ipotesi di riposizionamenti interni al centrosinistra, dunque non cambierebbe nulla – se alcune delle cose dette dovessero avverarsi – nel quadro generale.

Sposterebbe invece, se Montino dovesse fare un passo indietro. Perché al di là delle ipotesi fatte in altri “Appunti” dal sottoscritto, politicamente parlando la cosa più naturale sarebbe chiedere all’attuale presidente del consiglio comunale di essere lei il leader della coalizione. Ma Michela Califano ha già dichiarato ufficialmente di voler puntare alla Regione, e sia lei sia il suo staff sia il partito da tempo si stanno muovendo in questa direzione.

Se venisse eletta alla Regione, porterebbe con sé diverse figure attualmente in Consiglio o negli Assessorati, liberando posti in lista per le prossime amministrative; posti che, comunque, sarebbero aumentati rispetto alla passata tornata, stante la volontà di più di qualcuno di non ricandidarsi.
Se al contrario dovesse scendere in campo in prima persona, la partita sarebbe giocata tutta a livello territoriale, anche dai “suoi” uomini.

Insomma, il centrosinistra sembra coeso a livello di simboli, un po’ meno a livello di singoli. Montino è e resta il candidato ufficiale (che peraltro avrà con sé diverse liste civiche che si stanno già attrezzando). In autunno la dead line sulle incognite extra politica, le scelte finali, gli accordi tra partiti. Solo dopo, sarà vera campagna elettorale.