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Organismi in grado di digerire la plastica? Esistono davvero

Ormai l’inquinamento globale è prossimo a giungere ad un punto di non ritorno

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Organismi in grado di digerire la plastica? Esistono davvero

Il Faro on line – Le materie plastiche sono tra i materiali più versatili ed utilizzati ai giorni nostri ma, al contempo, quelli forse più inquinanti. Esse sono infatti costituite, a livello microscopico, da polimeri organici, la maggior parte dei quali derivanti dal petrolio. A conferma di ciò le analisi riportate sia da Greenpeace, oltre che da Orb Media (associazione giornalistica no-profit) in collaborazione con il Guardian.

Proprio quest’ultime asseriscono che l’83% dei campioni d’acqua “potabile” analizzati, risulterebbero infatti inquinati da microplastiche, frutto dei processi di degradazione dei numerosi rifiuti presenti nei nostri mari e nei nostri corsi d’acqua. Stando così le cose non sembrerebbero esservi buone aspettative per il futuro. Sempre più ambienti verranno inquinati e soffocati dalla plastica con ovvie complicanze per gli esseri viventi che li popolano. Esistono però organismi in grado di digerire le materie plastiche: la larva della farfalla Galleria Mellonella, meglio nota come “camola del miele”, che è in grado di digerire il polietilene (PE), tra le materie plastiche più comuni e resistenti, ed i batteri appartenenti alla famiglia Ideonella sakaiensis, in grado di degradare il polietilene tereftalato (PET), di cui sono, ad esempio, costituite le bottiglie di plastica o gli imballaggi della maggior parte dei prodotti che acquistiamo.

Sono evidenti l’utilità e le possibili, importanti, applicazioni di questi organismi per lo smaltimento dei nostri rifiuti: studiando gli enzimi digestivi che li caratterizzano si potranno, forse, un giorno realizzare appositi impianti di smaltimento delle materie plastiche, con conseguente riduzione dell’inquinamento, nonché un significativo risparmio di spazi che oggi, sul territorio, sono occupati da estese discariche.

Ormai l’inquinamento globale è prossimo a giungere ad un punto di non ritorno. Per ribaltare la situazione è necessario l’impegno di tutti verso un comportamento civile e più responsabile che salvaguardi l’ambiente in modo da rallentare, il più possibile , tale processo di “autodistruzione”, imparando a sprecare meno, frenare il nostro istinto consumistico e riciclare di più.

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