Strage di Pittsburgh, il Papa: “Tutti siamo feriti da questo disumano atto di violenza”

28 ottobre 2018 | 13:30
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Strage di Pittsburgh, il Papa: “Tutti siamo feriti da questo disumano atto di violenza”

Il Pontefice sul Sinodo dei Vescovi appena concluso: “Ci siamo confrontati su come camminare insieme attraverso tante sfide, quali il mondo digitale, il fenomeno delle migrazioni, il senso del corpo e della sessualità, il dramma delle guerre e della violenza”

Città del Vaticano – “Esprimo la mia vicinanza alla città di Pittsburgh, negli Stati Uniti d’America, e in particolare alla comunità ebraica, colpita ieri da un terribile attentato nella sinagoga. L’Altissimo accolga i defunti nella sua pace, conforti le loro famiglie e sostenga i feriti. Tutti, in realtà, siamo feriti da questo disumano atto di violenza“.

Il cielo plumbeo e i tuoni fanno da sfondo alla preghiera del Papa per la strage avvenuta ieri negli Usa (leggi qui). All’Angelus, il Pontefice prega per le vittime, ammonendo: “Il Signore ci aiuti a spegnere i focolai di odio che si sviluppano nelle nostre società, rafforzando il senso di umanità, il rispetto della vita, i valori morali e civili, e il santo timore di Dio, che è Amore e Padre di tutti”.

Nel suo discorso, pronunciato in una piazza San Pietro sferzata dal vento e dalla pioggia, il Papa ricorda il mese appena trascorso, durante il quale si è svolto il Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani e concluso questa mattina con la Messa presieduta dal Pontefice (leggi qui).

Ricordando la prima lettura, quella tratta dal libro del profeta Geremia (cfr. Ger 31,7-9), fa notare questo brano sia “particolarmente intonato a questo momento, perché è una parola di speranza che Dio dà al suo popolo“.

La speranza di Dio non è un miraggio, come certe pubblicità dove tutti sono sani e belli, ma è una promessa per la gente reale, con pregi e difetti, potenzialità e fragilità, come tutti noi: la speranza di Dio è una promessa per la gente come noi”, aggiunge il Papa, sottolineando come questa lettura esprima “bene l’esperienza che abbiamo vissuto nelle settimane del Sinodo: è stato un tempo di consolazione e di speranza“.

Vorrei dire ai giovani: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. #Synod2018https://t.co/5hUV4g3J9F

— Papa Francesco (@Pontifex_it) 28 ottobre 2018

Ma soprattutto, prosegue il Pontefice, è stato un “momento di ascolto: ascoltare infatti richiede tempo, attenzione, apertura della mente e del cuore. Ma questo impegno si trasformava ogni giorno in consolazione, soprattutto perché avevamo in mezzo a noi la presenza vivace e stimolante dei giovani, con le loro storie e i loro contributi. Attraverso le testimonianze dei Padri sinodali, la realtà multiforme delle nuove generazioni è entrata nel Sinodo da ogni continente e da tante diverse situazioni umane e sociali”.

Con questo atteggiamento fondamentale di ascolto, abbiamo cercato di leggere la realtà, di cogliere i segni di questi nostri tempi. Un discernimento comunitario, fatto alla luce della Parola di Dio e dello Spirito Santo. Questo è uno dei doni più belli che il Signore fa alla Chiesa Cattolica, cioè quello di raccogliere voci e volti dalle realtà più varie e così poter tentare un’interpretazione che tenga conto della ricchezza e della complessità dei fenomeni, sempre alla luce del Vangelo. Così, in questi giorni, ci siamo confrontati su come camminare insieme attraverso tante sfide, quali il mondo digitale, il fenomeno delle migrazioni, il senso del corpo e della sessualità, il dramma delle guerre e della violenza.

Per il Papa, “i frutti di questo lavoro stanno già ‘fermentando’, come fa il succo dell’uva nelle botti dopo la vendemmia“.

Infatti, spiega Bergoglio, “il Sinodo dei giovani è stato una buona vendemmia, e promette del buon vino. Ma vorrei dire che il primo frutto di questa Assemblea sinodale dovrebbe stare proprio nell’esempio di un metodo che si è cercato di seguire, fin dalla fase preparatoria. Uno stile sinodale che non ha come obiettivo principale la stesura di un documento, che pure è prezioso e utile“.

E precisa: “Più del documento però è importante che si diffonda un modo di essere e lavorare insieme, giovani e anziani, nell’ascolto e nel discernimento, per giungere a scelte pastorali rispondenti alla realtà”.

Infine, il tradizionale saluto: “A tutti voi auguro una buona domenica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!“.

(Il Faro online)