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Strage in Nuova Zelanda, il ghigno del killer: in tribunale il gesto suprematista

16 marzo 2019 | 23:29
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Strage in Nuova Zelanda, il ghigno del killer: in tribunale il gesto suprematista

Tarrant aveva inviato il suo folle manifesto anche alla premier

Wellington – Un ghigno stampato sulla faccia, una delle due mani che, nonostante le manette, fa il segno di un ok rovesciato, marchio di identificazione utilizzato in rete da suprematisti bianchi e troll razzisti.

Si è presentato così in tribunale – tra due guardie armate – Brenton Tarrant, il 28enne australiano accusato della strage nelle due moschee Al Noor e Linwood di Christchurch (leggi qui): i piedi nudi e il camicione bianco da detenuto non hanno fatto sentire meno spavaldo il killer che ha ucciso a sangue freddo almeno 49 persone e ne ha ferite decine in una folle diretta streaming su Facebook grazie alla videocamera ‘go pro’ che aveva montato sull’elmetto.

Sprezzante come Anders Behring Breivik, l’autore del massacro del 2011 in Norvegia al quale ha detto di essersi ispirato, Tarrant è rimasto pochi minuti davanti al giudice, che ha deciso il rinvio dell’udienza al 5 aprile e secondo cui “è ragionevole presumere che ci saranno altri” imputati.

Ma il lucido protagonista di quei 17 minuti di terrore che hanno stroncato le vite di chi stava pregando è lui, come testimoniano i nuovi particolari che emergono il giorno dopo la strage. Pochi minuti prima del duplice attacco, Tarrant aveva inviato via mail il suo delirante manifesto anti-islamico di 74 pagine a tv, giornali e anche all’ufficio della premier neozelandese Jacinda Ardern.

Tuttavia, ha rivelato alla Cnn il capo ufficio stampa della primo ministro, Andrew Campbell, l’indirizzo di posta è un indirizzo generico gestito dallo staff e la Ardern non ha visto la mail. Se la polizia non avesse fermato il killer, il bilancio della carneficina sarebbe stato ancora peggiore.

A rivelarlo è stata la stessa premier, precisando che Tarrant è stato arrestato 36 minuti dopo la prima chiamata di emergenza, che c’erano altre armi da fuoco nell’auto in cui il killer si trovava e che “la sua intenzione era senza dubbio quella di continuare l’attacco”.

Oltre all’arma che aveva in mano, altri due mitragliatori li teneva accanto a sé nell’auto, e altri due nel bagagliaio, come si vede dal video che, prima di essere rimosso, è rimbalzato da Facebook a Twitter a YouTube. E si attende per lunedì una prima decisione della premier per limitare la possibilità di entrare in possesso di fucili semiautomatici che possono facilmente essere modificati e trasformati in armi d’assalto di tipo militare. Un sfida alla lobby delle armi che ha finora avuto mano libera.

“Posso dirvi una cosa: la nostra legge sulle armi cambierà”, ha promesso la premier in conferenza stampa. Subito dopo Ardern ha incontrato esponenti delle comunità musulmane, con il velo islamico a coprirle i capelli in segno di rispetto. Si moltiplicano intanto in tutta la Nuova Zelanda le iniziative di solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime e davanti alle moschee teatro delle stragi le candele ardono tra i mazzi di fiori.

Tra le vite spezzate dalla follia terrorista c’è anche quella di Neem Rashid, ‘l’eroe’ pachistano che aveva tentato senza successo di disarmare il killer a mani nude: è spirato ieri sera in ospedale per le ferite riportate, dopo aver visto il figlio 21enne Talha morire sotto i colpi del terrorista. Ma la guerra al terrorismo islamofobo si è aperta anche su altri fronti.

Lo scrittore britannico di estrema destra Milo Yiannopoulos non potrà entrare in Australia per un tour programmato nei prossimi mesi. Lo ha deciso il ministro per l’Immigrazione australiano David Coleman – sottolineando che l’Australia è accanto alla Nuova Zelanda e alla comunità musulmana – dopo che l’autore ha incolpato l’Islam per l’attentato di Christchurch definendolo “una cultura religiosa barbara e aliena”.

Intanto Ankara ha aperto un’indagine “su movimenti e contatti” di Tarrant sul territorio turco. Fonti ufficiali hanno rivelato che il killer delle moschee aveva trascorso “un lungo periodo di tempo” in Turchia.

E al presidente turco Recep Tayyip Erdogan Tarrant aveva augurato la morte nel ‘manifesto’ razzista diffuso su internet prima della strage. Mentre l’Iran, per bocca del ministro degli Esteri Zarif, ha sollecitato una riunione urgente dell’Organizzazione della cooperazione islamica.

(fonte Ansa)