Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”

31 maggio 2021 | 12:38
Share0
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”
Francesco alla Federbasket Italiana: “Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo”

Il Papa dà un compito alla Pallacanestro italiana: “Promuovere il gioco sano tra i bambini e i ragazzi, aiutare i giovani a guardare in alto, a non arrendersi mai, a scoprire che la vita è un cammino fatto di sconfitte e di vittorie, ma che l’importante è non perdere la voglia di ‘giocarsi la partita’”

Città del Vaticano – Vivere con lo sguardo rivolto verso il cielo. E’ l’augurio che fa Papa Francesco ai giocatori della Federbasket Italiana, ricevuti in udienza questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, in occasione del centenario della nascita della Federazione. Presente anche il Presidente del Coni, Giovanni Malagò.

“Il vostro è uno sport che eleva verso il cielo perché, come disse un ex giocatore famoso, è uno sport che guarda in alto, verso il canestro e, perciò, è una vera e propria sfida per tutti coloro che sono abituati a vivere con lo sguardo sempre rivolto a terra”, dice il Pontefice, che dà poi una missione particolare ai giocatori di pallacanestro: “Vorrei che questa fosse per voi anche un nobile compito: promuovere il gioco sano tra i bambini e i ragazzi, aiutare i giovani a guardare in alto, a non arrendersi mai, a scoprire che la vita è un cammino fatto di sconfitte e di vittorie, ma che l’importante è non perdere la voglia di ‘giocarsi la partita’. E aiutarli a capire che quando nella vita “non hai fatto canestro”, non hai perso per sempre. Puoi sempre scendere in campo nuovamente, puoi ancora fare squadra con gli altri e puoi tentare un altro tiro”.

Nel corso dell’incontro, Bergoglio ha ricordato anche la partita giocata nel 1955 in piazza San Pietro, davanti a Papa Pio XII: “Anche negli anni a seguire, la relazione tra la Chiesa e il mondo dello sport è stata sempre coltivata nella consapevolezza che entrambi, in modi diversi, sono a servizio della crescita integrale della persona e possono offrire un prezioso contributo alla nostra società”.

Quindi ribadisce i due “aspetti importanti dell’attività sportiva” che, come dice lo stesso Francesco, “ripeto sempre ai giocatori”: fare squadra e avere disciplina.

“Ci sono alcuni sport che vengono chiamati individuali’; tuttavia, lo sport aiuta sempre a far entrare le persone in contatto tra di loro, a far nascere relazioni anche tra persone diverse, spesso sconosciute, che pur provenendo da contesti differenti si uniscono e lottano per un traguardo comune. Sono due cose importanti: essere uniti e avere un obiettivo. In questo senso, lo sport è una medicina per l’individualismo delle nostre società, che spesso genera un io isolato e triste, rendendoci incapaci di ‘fare gioco di squadra’ e di coltivare la passione per qualche buon ideale. Così, attraverso il vostro impegno sportivo voi ricordate il valore della fraternità, che è anche al cuore del Vangelo”, spiega.

E sulla disciplina ammonisce: “Tanti giovani e adulti che sono appassionati allo sport e vi seguono tifando per voi, a volte non riescono a immaginare quanto lavoro e quanto allenamento ci sia dietro una gara. E questo richiede tanta disciplina non solo fisica, ma anche interiore: l’esercizio fisico, la costanza, l’attenzione a una vita ordinata negli orari e nell’alimentazione, il riposo alternato alla fatica dell’allenamento. Questa disciplina è una scuola di formazione e di educazione, specialmente per i ragazzi e per i giovani. Li aiuta a capire quanto è importante – e scusate se cito Sant’Ignazio di Loyola – imparare a ‘mettere ordine nella propria vita’. Questa disciplina non ha lo scopo di farci diventare rigidi, ma di renderci responsabili: di noi stessi, delle cose che ci sono affidate, degli altri, della vita in generale. Aiuta anche la vita spirituale, che non può essere lasciata alle sole emozioni né può essere vissuta a fasi alterne, ‘solo quando mi va’. Anche la vita spirituale ha bisogno di una disciplina interiore fatta di fedeltà, costanza, impegno quotidiano nella preghiera. Senza allenamento interiore costante, la fede rischia di spegnersi”.

Poi, a braccio esalta il gesto di Pep Guardiola alla finale di Champions League (leggi qui). Quindi la benedizione: “Vi ringrazio e vi benedico di cuore. Per favore, vi chiedo di pregare per me! Grazie”.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
Clicca qui per iscriverti al canale Telegram, solo notizie sul Papa e Vaticano