LA STORIA

Seconda guerra mondiale, oltre 200 reperti archeologici di Latina e dintorni “tornano a casa”: la vera storia

14 febbraio 2024 | 10:39
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Seconda guerra mondiale, oltre 200 reperti archeologici di Latina e dintorni “tornano a casa”: la vera storia

Fondamentale il lavoro del Nucleo tutela dei Beni culturali dell’Arma dei Carabinieri di Monza. Tra i reperti anche 2 statue di Tiberio e Druso Minore: i dettagli

Latina, 14 febbraio 2024 – Ben 220 reperti archeologici provenienti anche dalla provincia di Latina, originariamente collocati nel Museo della Torre di Capodiferro e trafugati dai soldati alleati durante Seconda Guerra Mondiale, sono finalmente tornati a casa grazie al prezioso lavoro del nucleo tutela dei beni culturali dell’Arma dei Carabinieri di Monza durante i consueti controlli delle piattaforme di e-commerce e dei siti specializzati nella vendita di opere d’arte.

Tra i vari reperti archeologici ci sono anche due statue raffiguranti i ritratti diTiberio e Druso Minore e saranno esposti al Castello Ducale di Sessa Aurunca. Le statue sono state restituite all’Italia nel 2017 dal Cleveland Museum of Art, dove erano ospitate dal 2004, anno in cui furono acquistate, dopo che le indagini del Comando Carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale hanno accertato che l’opera sia stata rubata dall’Italia. Stando alle indagini infatti le opere vennero sottratte dal Museo Civico di Sessa Aurunca durante la Seconda Guerra Mondiale: inizialmente si pensò alle truppe naziste dei tedeschi come autori del furto, ulteriori indagini accertarono invece che a rubare le opere furono i soldati algerini inquadrati bel C.E.F. (Corps Expéditionnaire Français) a seguito della Va Armata americana al comando del generale Clark. I Carabinieri ricostruirono poi la ‘trafila’ delle opere, arrivate a Parigi e vendute all’asta a mercanti di antiquariato, prima di finire nel museo della città dell’Ohio che, accertata la provenienza illecita, ha concordato la restituzione col Ministero dei Beni culturali.

Il museo occupava tutti i quattro piani della torre mostrando numerosi reperti archeologici, numismatici e altri che appartenevano al medioevo. Alle centinaia di pezzi in oro, argento e anche in avorio si aggiungevano il ritratto di Giulia Gonzaga di Jacopo del Conte, stampe antiche rappresentanti vedute del territorio di Minturno, Gaeta, Fondi e Formia senza dimenticare l’angolo dedicato a Maria Cristina di Savoia e i circa 8000 volumi custoditi nella biblioteca. Ad oggi mancano all’appello ulteriori reperti archeologici, monete, medaglie e vario materiale riconducibile all’attività istituzionale svolta dall’allora Ministro dell’Istruzione, Pietro Fedele.
All’appello mancano anche 7 Picasso rubati ad una famiglia nobile di Sessa Aurunca dalla gendarmeria francese, denuncia del 1944 e ritrovata ” dall’Associazione Nazionale vittime delle “marocchinate” e trasmessa nel 2022 ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

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