Vasco da Gama
Il Faro on line: Vasco da Gama portoghese spesso erroneamente chiamato «de Gama», conte di Vidigueira e viceré delle Indie Orientali (Sines, 1469 – Cochin, 24 dicembre 1524), è stato il primo europeo a navigare direttamente fino in India. Come si diventa esploratori?
Vasco da Gama: Grazie ad una passione trasmessa dalla mia nobile ed antica famiglia di navigatori e guerrieri.
Il Faro on line: Hai aperto la prima via marittima per le Indie. In breve come fù il viaggio?
Vasco da Gama: Lasciai Lisbona l'8 luglio 1497 sulla mia ammiraglia, la nave São Gabriel (120 t), accompagnata dalla São Rafael (100 t) sotto il comando di Nicolao Coelho e la Santa Fé sotto il comando di mio fratello Paulo da Gama, una nave da carico e un equipaggio di 160 uomini. Il 22 Novembre doppiammo capo di Buona Speranza, facemmo scalo in Mozambico ed a Mombasa (7 aprile 1498) e il 20 maggio 1498 gettammo le ancore nel porto di Calicut (nome portoghese della città di Kozhikode), nel Malabar, sulla costa sud-occidentale del subcontinente indiano. Per la prima volta una nave europea era approdata in India.
Il Faro on line: Difficoltà durante la navigazione?
Vasco da Gama: Moltissime, soprattutto al ritorno. Partimmo il 5 Ottobre da Calicut, ove gli arabi (che temevano la nostra concorrenza commerciale) ci misero contro il raja Samurin. La navigazione a causa venti contrari venne allungata di tre mesi e persi, nelle Azzorre, mio fratello.
Il Faro on line: Che senso ha avuto l’impresa?
Vasco da Gama: Un impatto economico e politico enorme. Iniziava la decadenza di Venezia. Gli avevamo tolto il monopolio del commercio delle spezie!!! E’ stata cosi importante la mia iniziativa che ancora oggi in Portogallo di festeggia il 9 settembre di ogni anno, l’anniversario del ritorno in patria della missione, a Lisbona, si festeggi la famosa sagra del Bartolomio.
Il Faro on line: Veniamo agli aspetti caratteriali. Le cronache ti disegnano come uomo feroce e vendicativo!!!
Vasco da Gama: Ho pagato i miei eccessi di uomo dei miei tempi. Comunque per questo mi hanno tenuto inattivo per 20 anni. Quando il Portogallo sprofondò in una crisi il Re mi rispedì nelle indie purtroppo non feci in tempo ad arrivare a Cochin che dopo tre giorni, la vigilia di Natale, lasciai questo mondo.
Federico Di Carlo
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Marco Polo
Il Faro on line: Marco Polo viaggiatore e mercante veneziano (Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) ti consideri uno scrittore?
Marco Polo: Se la domanda è hai scritto il Milione? La risposta è negativa non l’ho scritto io; l’ho raccontato in lingua d’oil ad un letterato pisano, Rustichello, quando ero in carcere a Genova. Le deuisament du monde, era l’antico nome, un racconto dei miei viaggi nell'allora sconosciuto Estremo Oriente. Il titolo “il Milione” deriva da un mio soprannome, per aver usato più volte questa parola nel descrivere la quantità di beni amministrata dal Kublai Khan, Imperatore della Cina. Del tutto priva di fondamento e prove è la teoria che vuole il titolo postumo del mio libro, "Il Milione", derivato da un soprannome di famiglia, "Emilione" (nome di un mio antenato).
Il Faro on line: Come è nata la vocazione di viaggiatore?
Marco Polo: Sono figlio d’arte. Mio zio Marco e Matteo erano commercianti con filiali delle attività in Crimea ed a Costantinopoli. Viaggiava molto anche mio padre Niccolò. Al ritorno dei miei cari io rimanevo affascinato dai loro racconti.
Il Faro on line: Quando sei partito da Venezia?
Marco Polo: Partii per la Cina insieme a mio padre Nicolò e allo zio Matteo nel 1271, avevo 17 anni, e rimasi in estremo oriente per circa diciassette anni, prima di tornare. Mi portarono con loro perché ero già pratico di commercio.
Il Faro on line: Quanto ti fermasti nel Catai (nome della Cina di allora)?
Marco Polo: Diciasette anni, durante i quali divenni uomo di fiducia dell’Imperatore. Fui nominato governatore della città di Jangiu
Il Faro on line: Quando ritornò nel 1295 fece qualcosa di “normale”?
Marco Polo: Si sposai Donata Badoer, una donna appartenente ad una antica, rispettata famiglia patrizia veneziana, dalla quale ho avuto tre figlie: Fantina, Belella e Moreta.
Il Faro on line: Oltre a riscrivere il Milione in versione Italiana.
Marco Polo: E’ vero tra il 1310 e il 1320 scrissi una nuova versione de Il Milione, in italiano. Il testo fu perduto ma non prima che Francesco Pipino, un frate domenicano, lo traducesse in latino, creando molte incongruenze con la versione originale.
Il Faro on line: Perché tanto successo del tuo libro?
Marco Polo: Mi riconosco cronista fedele di un mondo all’ora sconosciuto. L’Asia era un mistero.
Federico Di Carlo
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Francesca Cabrini
Il Faro on line: Francesca Cabrini (nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano e morta nel 1917 a Chicago), la nostra intervista punta a capire come si possa gestire meglio la criticità afferente le migrazioni di migliaia di uomini; Lei è stata chiamata la Santa gli emigrati. Perchè?
Francesca Cabrini: Ho vissuto l’epopea che coinvolse milioni di uomini. Sono dell’epoca tempestosa della massima espansione della migrazione italiana. Nel Nord America la società produceva ricchezza ma anche emarginazione e sfruttamento, ho lottato per aiutare i deboli.
Il Faro on line: In quegli anni nascevano le attuali megalopoli Americane, iniziavano le costruzioni di grandi grattacieli. Paura del Nuovo Mondo?
Francesca Cabrini: Fede, Volontà, Ottimismo. Non c’è spazio, se il Signore fa sviluppare tali virtù, per la paura!
Il Faro on line: Ha costruito un Impero senza quattrini e malata!!
Francesca Cabrini: L’impero economico lo stavano costruendo i Morgan e i Rockfeller cominciando anche loro dal nulla. Il mio impero era fatto da Ospedali, il loro da Ciminiere, loro avevano pozzi petroliferi, io mettevo su opere di assistenza, scuole, collegi. Ovviamente dalla mia parte c’era Dio
Il Faro on line: Ha attraversato ventotto volte l’Atlantico, ha scavalcato le Ande a dorso di un mulo. Come fa una suorina fragile minuta e malata a fare tutto ciò?
Francesca Cabrini: Da bambina avevo paura dell’acqua ed ho rischiato l’annegamento vicino ad un canale ove stavo giocando!!! Maturata la mia vocazione mio scopo principe era superare ostacoli ed incomprensioni.
Il Faro on line: Ci dica qualcosa della sua infanzia; quando è entrata in convento, perché al nome ha aggiunto il nome Saverio?
Francesca Cabrini: Sono figlia di agricoltori lodigiani. Sono diventata maestra ed ho perso a distanza di due anni madre e padre. Mia sorella quindi raggiunse mio fratello in Argentina, anche lui emigrato. Rimasi da sola!!. In convento non mi volevano a causa della mia salute. Io volevo fare la missionaria. Nel 1880 o fondato l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore, aggiungendo al mio nome quello di Saverio, grande Santo missionario. La mia prima casa è sorta a Roma, poi sono andata negli USA con altre sette sorelle.
Il Faro on line: Una chiacchera cattiva dice che la prima Santa Americana non parlava bene l’inglese!!!
Francesca Cabrini: E’ vero ma è il paradosso, agli occhi dei mondani, di Dio. Nella logica umana senza conoscere bene la lingua inglese avrei potuto fare, come lo chiama lei, un impero?
Il Faro on line: Il suo motto è “La preghiera è importante, ma poi bisogna anche agire!”. Mi dia un parere da esperta su come è gestita l’immigrazione nel nostro paese.
Francesca Cabrini: Non faccio politica; mi occupo della miglior creazione di Dio quando è nell’indigenza e mi occupo di accoglienza di uomini!!. Posso solo dire che nella grande migrazione italiana (tra il 1901 e il 1913 emigrarono nella sola America 4.711.000 italiani, di cui 3.374.000 provenivano dal meridione; un vero morbo sociale, un salasso, come lo hanno definito politici e sociologi, anche se non è mancato chi, come Nitti, ha avuto il coraggio di dire che l'emigrazione era un affare per lo Stato, cui recava valuta estera senza rischi di capitali) gli USA hanno risposto in tempi brevi con una macchina organizzativa incredibile!!. La nostra migrazione furono gli americani stessi a volerla e sollecitarla con precisi atti del Congresso punendo severamente la migrazione clandestina.
Federico Di Carlo
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Richard Wagner
Il Faro on line: Richard Wagner (Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883), Lei è stato un genio di rara potenza, compositore e drammaturgo scrisse testi attingendo soprattutto alle leggende Nazionali Tedesche. Genio e sregolatezza?
Wagner: Definizione impropria e che non mi piace
Il Faro on line: Allora si definisca da solo!
Wagner: Sono stato un grande romantico che ha sintetizzato l’esperienza musicale di quattro secoli: da Palestrina a Bach, da Mozart a Beethoven, sino all’opera comica francese.
Il Faro on line: Non vorrei essere irreverente, ma che mi dice dei numerosi fiaschi?
Wagner: Tutti i grandi innovatori hanno medesimo destino! Ho realizzato una opera d’arte totale opponendomi all’estetica teatrale del tempo.
Il Faro on line: Si spieghi meglio.
Wagner: Le arti quali, poesia, musica, recitazione, scenografia, dovevano rinunciare alla propria individualità per concorrere insieme ad una nuova e più efficace sintesi espressiva.
Il Faro on line: Scusi ma questo è l’approccio del megalomane! Vuol fare tutto Lei?
Wagner: Un creatore, come me, deve avere l’intera responsabilità del progetto drammatico; dalla musica alla messa in scena.
Il Faro on line: Senza l’aiuto del sovrano di Baviera, Luigi II, l’avrebbero messa in prigione a causa dei debiti!!
Wagner: La mia vita non è stata facile ma intensa. Mio padre non l’ho conosciuto, sono stato educato dal patrigno che era pittore ed attore. Ma in me c’è sempre stato il genio!! A venti anni ero già direttore d’orchesta. Ho viaggiato molto, progettato e costruito un teatro, partecipato ai moti insurrezionali del 1848 e del 1849.
Il Faro on line: Fra le su opere più importanti ricordo: Il vascello fantasma, Lohengrin, Tristano e Isotta, Parsifal, L’anello del Nibelungo. Fra queste la sua preferita?
Wagner: In occasione della rappresentazione de L’anello del Nibelungo dopo ovazioni del pubblico mi sono congedato da loro con la frase: “Avete visto cosa possiamo fare!”. Gli applausi sono ricominciati e durati minuti!!
Federico Di Carlo
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Duca di Wellington
Il Faro on line: Duca (al secolo Arthur Wellesley nato nel 1769 e morto nel 1852), Lei è quello che nel 1815 (il 18 Giugno) diede a Napoleone il “colpo di grazia” in Belgio a Waterloo. Per noi italiani Lei è solo uno dei tanti nomi inglesi, addirittura meno famoso di Nelson. Ho ritardato questa intervista, era pronta 2 mesi fà, solo perché non avevo compreso bene cosa rappresenta Lei, Irlandese di Dublino, cattolico, per il popolo Inglese. Mi limito ad elencare alcuni dei suoi titoli: membro del Parlamento in Irlanda, Cavaliere dell'Ordine del Bagno, Comandante dell'Esercito britannico, Primo Ministro inglese, Ministro degli Esteri nel governo Peel, Comandante in capo delle forze britanniche.
Duca di Wellington: Comprendo la vostra scarsa conoscenza. Si gli Inglesi tengono molto a me. Nella Cattedrale di Saint Paul ho due monumenti a me dedicati (uno nella cripta, uno nella basilica) mentre Nelson ha un solo sontuoso mausoleo.
Il Faro on line: Perché non ricorda anche il sontuoso arco di marmo bianco ad Hide Park Corner di fronte alla sua abitazione principesca Apsely House?.
Duca di Wellington: La mia casa museo conserva ancora una statua del Canova rappresentante Napoleone, ma in dimensioni quasi triple all’originale e nudo (solo con una foglia di fico dove intuibile collocarla) ed inoltre una serie di quadri raffiguranti la mia epocale vittoria e l’omaggio che offrivo (banchetto) ogni anno nelle ore della vittoria con il mediocre Còrso ai miei primi ufficiali.
Il Faro on line: Che impressione fa vedere i valorosi cuirassiers di Napoleone retrocedere sotto le micidiali scariche dei moschetti del suo esercito?
Duca di Wellington: Dalla collina, quando vidi le mie giubbe rosse (granatieri della Guardia Reale) chiusi a quadrato non arretrare un passo sotto l’impeto della cavalleria francese e pronti all’offensiva, il pensiero dalla battaglia si spostò ad un ringraziamento a Dio per aver esaudito le mie preghiere!!!
Il Faro on line: Che ci dice dell’aneddoto in cui viene affermato che distribuiva birra Guinness agli Ufficiali durante le difficili battaglie?
Duca di Wellington: Posso solo dire che per allievare le ferite veniva somministrato alcool. E’ evidente che gli ufficiali Irlandesi chiedessero la loro birra e scrivessero nei loro diari del rapporto con la bevanda d’identità nazionale.
Il Faro on line: Nell’Abbazia di Westminster, nel pavimento c’è la tomba del milite ignoto dedicata a tutti i militari che hanno perso la vita nel conflitto con la Francia nella guerra dei sei anni. Volevo…
Duca di Wellington: Scusi se la interrompo ma il significato delle parole è molto importante. Voi Italiani avete tombe dedite al "Ignoto Militi" e i Francesi al "Au soldat inconnu". Se legge con attenzione e traduce bene dall’inglese nella tomba in parola si parla di Warrior e non di Soldier. Non abbiamo dedicato tombe a semplici soldati come voi ed i francesi. Abbiamo dedicato attenzione a guerrieri, cioè combattenti non semplici soldati.
Il Faro on line: La ringrazio per il tempo dedicato.
Federico Di Carlo
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Sansone
Il Faro on line: Sansone, Giudice di Israele (XII secolo avanti Cristo) dalla leggendaria forza fisica che risiedeva nei capelli. Durante i quaranta anni di dominio dei Filesti a Zorea vive Manoach, della tribù di Dan, assieme a sua moglie, una donna sterile. Un angelo appare alla donna e le annuncia la nascita di un figlio. L'angelo le impone di astenersi da cibi impuri e bevande inebrianti (vedi kosher) e di non tagliare i capelli del bambino perché sarà un nazireo, consacrato a Dio fin dal concepimento, e comincerà a liberare Israele dai Filistei. Che cosa significa il tuo nome?
Sansone: In ebraico vuol dire Piccolo Sole.
Il Faro on line: Adesso, però, è sinonimo di gigante forzuto. Davvero eri così invincibile?
Sansone: Non ero un gigante. Ero uno dei sei giudici maggiori di Israele. Forte sì, lo sono stato: per volontà divina.
Il Faro on line: A che cosa doveva servirti tutta quella forza?
Sansone: A liberare Israele dai Filistei, come annunciato a mia madre, prima che nascessi da un angelo di Dio.
Il Faro on line: Hai ispirato poeti, musicisti e pittori. Ma quale sono le gesta che hai compiuto veramente?
Sansone: Ho squarciato un leone con le sole mani, ho ucciso 1000 uomini usando una mascella d’asino. La mia storia è narrata nel libro biblico dei Giudici. Non so se la fantasia popolare ha arricchito la narrazione dei fatti. Il luogo ove ho sterminato i 1000 filistei prenderà nome Ramat-Lechi (che significa «la parte alta della mascella»). Dopo il massacro, provai una grande sete e invocai il soccorso del Signore. Allora Dio spaccò la roccia concava di Lechi e ne fece scaturire acqua fresca. La fonte verrà chiamata En-Koré (che significa «la fonte della pernice»; pernice in ebraico significa «colui che chiama»). Diventai giudice di Israele per venti anni.
Il Faro on line: E’ vero che la tua potenza deriva dai capelli lunghi?
Sansone: Non dai capelli, ma dalla fedeltà ad un voto. Le norme di chi osservava il nazireato prevedevano il divieto della rasatura della chioma e dell’uso di bevande inebrianti, nonché cibarsi di cibi impuri.
Il Faro on line: Allora come è iniziato il suo declino?
Sansone: L’infedeltà ai miei doveri di consacrato a Dio ha segnato la mia fine. Ho desiderato la filistea Dalila. Inebriato dalle bevande gli rivelai il segreto della mia forza.
Il Faro on line: quando ti chiesero di ballare come un giullare nella sala delle feste nel giorno della festa del Dio filisteo Dagon……
Sansone: Scossi le colonne dell’edificio al grido: “muoia io insieme con i filistei”. Il soffitto crollò e uccisi tanti filistei, più di quelli che uccisi nella mia vita.
Federico Di Carlo
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Raffello Sanzio
Il Faro on line: Raffaello Sanzio, pittore ed architetto, nasce ad Urbino nel 1483; è uno dei maggiori artisti del Rinascimento. Siamo di fronte al solito bambino prodigio?
Raffaello Sanzio: Sono cresciuto fra quadri e dipinti. Mio padre era un buon pittore.
Il Faro on line: E’ tuo padre, Giovanni Santi, che ti ha insegnato il mestiere come dicono molti?
Raffaello Sanzio: Assolutamente no. Non ho avuto un’infanzia facile a 8 anni ho perso la mamma, ad 11 il papà. Mio padre è morto troppo presto per trasferire la sua passione
Il Faro on line: Come sei riuscito ad emergere?
Raffaello Sanzio: Dio mi ha dato l’umiltà di apprendere. In quel periodo ad Urbino c'era una vera e propria scuola pittorica, ho avuto come maestri Piero della Francesca e il Perugino le tracce dell'atmosfera creatasi in quel luogo, atmosfera piena di fermento e di linfa creativa, me le sono portate anche a Firenze dove ho avuto come maestri Leonardo, Michelangelo e fra Bartolomeo.
Il Faro on line: Chi era più simpatico Leonardo o Michelangelo?
Raffaello Sanzio: Ero affascinato da Leonardo, le sue ricerche mi “prendevano”. Non posso dare giudizi, sarei di parte.
Il Faro on line: Perché ti sei trasferito a Roma?
Raffaello Sanzio: A Roma mi portò Bramante (progettista della Basilica di San Pietro). Conobbi Papa Giuglio II che aveva riportato l’Urbe ai vecchi splendori addirittura alla morte del Bramante il Papa mi nominò responsabile della cura dei lavori per la costruzione di San Pietro; lavorai inoltre alla realizzazione delle logge del palazzo Vaticano nel cortile di San Damaso. Roma raccoglieva l’eredità di Firenze come centro della cultura e dell’arte del Rinascimento
Il Faro on line: Muore a Roma il 6 Aprile 1520, a soli 37 anni, all'apice della gloria, osannato e ammirato dal mondo intero quale artista che aveva incarnato al meglio l'ideale supremo di serenità e di bellezza del rinascimento. Le sue spoglie furono sepolte al Pantheon monumento da lei profondamente amato. Rimpianti?
Raffaello Sanzio: Per le opere architettoniche non realizzate e per lavori non finiti come il dipinto eseguito a Firenze, la "Madonna del baldacchino" e la "Trasfigurazione", completata nella parte inferiore da Giulio Romano.
Il Faro on line: La domanda che sto per fare è tipica di chi cerca il “gossip”, probabilmente i più ricorderanno questa domanda meglio che di tutto quello che ha dipinto e realizzato. Ma il Vasari metteva in giro la voce che lei ebbe una donna, che amò molto. Si tratterebbe di una popolana, una certa Margherita, figlia di Francesco Luti, un fornaio di origini senesi. Per Lei, dipinta con la perla nuziale tra i capelli nel Ritratto di donna detta la Velata (1513 circa) o ne La Fornarina (1518-1519) avrebbe sempre procrastinato il matrimonio con Maria, nipote del cardinal Bibbiena, cui si fa allusione nella lapide del Pantheon, a Roma, dove lei è sepolto. Commenti?
Raffaello Sanzio: Le rispondo solo se mi dice chi ha dipinto lo stendardo di Città di Castello.
Il Faro on line: E’ il solito genio ha capito che conosco appena le Opere più famose che ha realizzato.
Federico Di Carlo
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Ponzio Pilato

Il Faro on line: Ci precisi cortesemente il suo ruolo, ovvero quali erano i compiti di un Procuratore Romano.
Ponzio Pilato: Ero un magistrato con pieni poteri e governavo la Nazione assoggettata. Curavo gli interessi di Roma in qualità di Capo dell’Esercito e delegato Politico.
Il Faro on line: Facile da gestire la Giudea ed i suoi abitanti?
Ponzio Pilato: Assolutamente no. Continui gruppi armati contro Roma e le sue istituzioni. Integralisti folli che non davano il culto al Dio imperatore. Guidati da Grandi Sacerdoti molto abili!!
Il Faro on line: Gesù Cristo non era un violento. Perché l’hai condannato a morte?
Ponzio Pilato: Il Sinedrio lo ha dichiarato reo di morte in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di metterlo a morte me lo ha consegnato accusandolo di rivolta politica. Le mie spie mi hanno confermato i fatti. In quel tempo Sommo Sarcedote era Caifa; un nome un programma!!. La mia scelta era o sacrificavo Lui o facevo una strage!!
Il Faro on line: Che dire del tentativo di salvarlo dalla morte?
Ponzio Pilato: Ho fatto poco, ho offerto Barabba al suo posto. Ho detto che non trovavo nessuna colpa in lui. Poi la considerazione politica ha preso il sopravvento; troppe spie di Roma. Sarei stato in difficoltà se Roma avesse saputo che liberavo un giudeo che si paragonava a Cesare!!
Il Faro on line: Non ha da dire null’altro a sua giustificazione?
Ponzio Pilato: A che servirebbe? Posso dire di aver infranto la legge vigente e di aver consegnato il corpo del condannato ad un certo Giuseppe di Arimatea invece di gettarlo in fossa comune.
Il Faro on line: E’ vero che è nato ad Amiterno, antica e leggendaria città nelle vicinanze dell’Aquila, da cui, il capoluogo abruzzese, ebbe origine. E fu proprio nella città di L’Aquila che decise di nascondere la sentenza di morte che fu inflitta a Gesù Cristo? Ci risulta che a tutt’oggi risulta essere ancora irrisolto il mistero riguardo di come tale sentenza, o pergamena decretaria, sia arrivata all’interno della chiesa di San Bernardino da Siena, dove fu conservata, all’interno di due contenitori di pietra, fino al 1581.
Ponzio Pilato: Secondo alcuni studiosi Amiternum diede i natali anche ad Appio Claudio, vissuto nel IV-III sec. a.C., che fece costruire la via Appia. Ed ancora avrebbe dato i natali perfino a me. Ad attestarlo ci sarebbe una pergamena rinvenuta sul finire del 1500 tra le macerie della necropoli o quando gli spagnoli iniziarono l'edificazione del Castello cinquecentesco, nel cui testo in ebraico è riportata la sentenza contro Gesù Cristo. Una Pompei ancora tutta da scoprire si cela ancora sotto terra.?? Non so.
Federico Di Carlo
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Luigi XVI di Borbone

Il Faro on line: Luigi XVI di Borbone, detto il Desiderato (Versailles, 23 agosto 1754 – Parigi, 21 gennaio 1793), Lei fu re di Francia dal 1774 al 1791, durante la Rivoluzione venne chiamato con sprezzo Luigi Capeto era goffo nel fisico, debole di carattere e i detrattori dicono addirittura poco intelligente!!
Luigi XVI: Sta parlando in maniera presuntuosa di un Re di Francia, moderi le parole.
Il Faro on line: Mi scuso calibro meglio la domanda. Era l’uomo meno adatto ad affrontare la crisi che attanagliava la monarchia francese al tempo. Va meglio?
Luigi XVI: Mi sono trovato a gestire un quadro disastroso: deficit finanziario, disoccupazione nelle città, diminuzione del commercio estero, cattivi raccolti in campagna.
Il Faro on line: La popolazione sperava che il suo regno avrebbe visto migliorate le condizioni di vita in cui la maggior parte dei cittadini viveva e, per coloro che erano più colti, una qualche partecipazione alla vita politica del regno. E cosa ha fatto per risolvere questi problemi?
Luigi XVI: Mi sono affidato ai riformatori con grandi idee liberali quali Turgot e Necker.
Il Faro on line: Per favore, invece di attuare le riforme contrassero altri debiti!! E poi la riforma del ministro Turgot sul libero commercio dei cereali, fraintesa e aspramente criticata sia dal Parlamento che dall'alta aristocrazia, provocò gravi agitazioni; il successore, il ginevrino Jacques Necker, non si oppose alle nuove spese necessarie a preparare la guerra contro l'Inghilterra e, per finanziare lo sforzo bellico, prese in prestito da banche estere delle somme considerevoli (circa 530 milioni di livres) a tassi elevati.
Luigi XVI: Infatti gli esonerai dall’incarico.
Il Faro on line: Ma il suo approccio di spremere i cittadini con le tasse, mentre a Versailles continuava il lusso sfrenato le sembra buon amministrare?
Luigi XVI: Ho cercato di sollevare dalla miseria delle plebi e riportare il regno alla prosperità. Ho avuto pessimi consiglieri!!!
Il Faro on line: Ha incitato la guerra contro l’Austria sperando che le truppe straniere venissero a liberarla dalla situazione in cui si era ficcato!! Quindi cosa si aspettava di diverso dalla ghigliottina?
Luigi XVI: La ghigliottina non è stata giusta. Saint-Just mi gridò in faccia “Nessuno regna innocente”. Vorrei ricordare che venne promulgata la sentenza di morte con 361 voti favorevoli, 288 contrari e 72 astenuti quindi i più moderati volevano giudicarmi ma non uccidermi. Ho affrontato la ghigliottina con dignità e dicendo: “Muoio innocente dei delitti di cui mi si accusa. Perdono coloro che mi uccidono. Che il mio sangue non ricada mai sulla Francia!”
Federico Di Carlo
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Montezuma

Il Faro on line: Sig. Moctezuma Ilhuicamina o Huhuemoctezuma o Moctezuma I (Colui che scocca delle frecce contro il cielo) fu il quinto hueyi tlatoani di Tenochtitlan, cioè imperatore azteco (1440-1469). Perché la chiamavano il Grande?.
Montezuma: Mio nonno era Acamapictli, fondatore della dinastia che io ho reso grande anche grazie ai contribuiti di mio padre Huitzilíhuitl e mio zio Itzcoàtl.
Il Faro on line: Scusi ma lei non era definito Grande perché acceso da fanatismo religioso?
Montezuma: miei principi, non fanatico. Ho fatto, in un inno al dio della guerra, scolpire geroglifici, pittogrammi ed erigere monumenti e templi.
Il Faro on line: Mi permetto di completare il suo pensiero; Lei ha scolpito su pietre destinate ai sacrifici umani sui recipienti che contenevano il sangue delle vittime sacrificali.
Montezuma: Scusi ma entra in merito ai principi della mia religione?.
Il Faro on line: No, ma Le sue guerre sacre in cui selezionava le vittime umane destinate ai sacrifici propiziatori non mi sembrano molto “sane”.
Montezuma: Ho sempre fatto il volere degli Dei. Ho istituito tribunali di giustizia ed ho sviluppato il diritto penale!!!
Il Faro on line: Quindi lei è un re illuminato!!
Montezuma: Solo due episodi che narrano la mia grandezza. Nel 1447 la mia città fu colpita da una inondazione terribile. Costruii una diga imponente della quale ancora rimangono tracce. Nel 1452 una imponente carestia colpì la mia gente. Aprii i granai reali al popolo. Sono morto in tarda età e con onore non come il mio bisnipote codardo, morto giovane e deriso!!
Il Faro on line: Si riferisce al famoso Montezuma II, il Giovane molto noto ai più, anzi spesso viene confuso per Lei?
Montezuma: Si. La storia è scritta dai vincitori e quindi hanno ricordato quel debole uomo che da degenere si è piegato a Cortès!! Ecco perché mori schernito!!
Il Faro on line: Ma scusi è la storia di un tradimento spagnolo. Tutti sanno che Cortès era un nemico astuto!!
Montezuma: No è la storia di un traditore Atzeco. Io sono Montezuma il Grande. Colui che ha esteso il proprio dominio dall’Atlantico al Pacifico.
Fed.Dic.
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Francesco d'Assisi

Il Faro on line: Francesco nei suoi 44 anni di vita dal 1181 al 03.10.1226 è stato “devastante” prima di questa intervista mi sono documentato e mi sono accorto che Lei non ha bisogno di biografi, ne dispone da secoli, e nessuno ha colto appieno il segreto della sua personalità. E’ vero però il contrario i biografi hanno bisogno di Lei. Inizierei con una domanda già fatta secoli fa da Frate Masseo da Marignano: “Perché a te, perché a te, perché a te?” “Dico perché a te tutto il mondo viene dietro, ed ogni persona pare che desideri vederti e d’udirti e d’ubbidirti? Non sei bello uomo nel corpo, non sei di grande statura, tu non sei nobile”.
Francesco: Sono solo uno strumento di Dio. Posso solo dire che l’umiltà è la verità; la verità è l’umiltà.
Il Faro on line: Ma il suo nome è Giovanni o come la chiamano tutti Francesco?
Francesco: Mio padre, Pietro Bernardone, commerciante era all’estero quando sono nato mia madre, Pica (nobildonna francese), mi chiamò come l’evangelista. Quando mio padre tornò mi cambiò nome tenendo in mente una nomenclatura merceologica “panni franceschi” da cui il nome.
Il Faro on line: La Chiesa Cattolica di Roma durante la sua vita ha passato il momento più buio della sua storia: l’Eresia Catara. Già Bernardo di Chiravalle diceva “La Chiesa di Dio splende d’ornamenti, ma è nuda nei suoi poveri”. Con Lei e Domenico Guzman la Chiesa ha superato quel bruttissimo periodo. E’ arrivato al momento giusto!
Francesco: Non pretendo che creda a quello che le dico, ma sentito mai parlare di Divina Provvidenza?.
Il Faro on line: Siamo un quotidiano che si occupa anche della costa laziale. E’ un onore sapere che il vescovo di Ostia Cardinal Ugolino (Papa Gregorio IX) abbia spinto per una sollecita canonizzazione. Era un suo ammiratore?
Francesco: Ho avuto sempre un carattere difficile. I rapporti fra noi in verità non sono stati sempre cosi idillici come la tradizione fa credere ma probabilmente è stato frate Elia a “mettere una buona parola”. Io ringrazio il Santo Padre che si è occupato di me.
Il Faro on line: Cosa è la “perfetta letizia” di cui parli tanto?
Francesco: Non è perfetta letizia se i frati daranno ovunque esempio di santità; non se opereranno ogni tipo di miracolo; non se daranno prova di conoscere le Scienze e le Scrittura; non se conosceranno tutti “i corsi delle stelle e le virtù delle erbe”; non se diventeranno loro noti i linguaggi degli uccelli e dei pesci né se potranno convertire tutti gli infedeli. E’ perfetta letizia se stanchi i frati saranno respinti dai loro stessi confratelli, ed addirittura picchiati da loro, e dovranno stare la notte al freddo e sotto la pioggia, e se “noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando alle pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per il suo amore: questa è perfetta letizia”. Essere lieti per il bene che si ha, o per quello che si ottiene per i propri meriti, è del tutto naturale. Il difficile è esser lieti (cioè mantenere la gioia d’animo e restar fedeli alla gioia di vivere come occasione per mettere a frutto i doni di Dio) nelle contrarietà, specie in quelle che sentiamo di non meritare; è questa la perfetta letizia.
Il Faro on line: Perché non ha mai preso posizione nei confronti delle Crociate?
Francesco: Come voto ho avuto l’obbedienza. Il tacere per obbedienza non equivale affatto all’approvare. Spesso, chi tace non acconsente affatto: tace e basta.
Federico Di Carlo
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Francis Drake

Il Faro on line: Lei è nato nel 1540 nel Devon in un villaggio ad un miglio da Tavistock. E’ uno dei dodici figli di un pastore protestante che lasciò casa e famiglia. Quindi è di origini modeste e famiglia contadina. Come fa un povero corsaro a diventare Sir?
Francis Drake: Dopo che mio padre abbandonò la famiglia andai come paggio da miei parenti molto ricchi gli Hawinks. Ho offerto la mia vita per fare più grande l’Inghilterra. Mi sono imbarcato come mozzo ed ho fatto tutta la gavetta per diventare “uno dei più grandi marinai che percorrano i mari sia come navigatore sia come comandante”. Cosi mi ricorda Don Francisco de Zarate.
Il Faro on line: Secondo me vale un principio molto Britannico. Fai guadagnare soldi alla corona? Ok diventi Sir come i Beatles.
Francis Drake: Ridicola ed offensiva domanda. Io a 22 anni comandavo una nave ed ho guidato il primo viaggio inglese di circumnavigazione, toccando Marocco, Isole Capo Verde, Rio della Plata. I Beatles non facevano arrembaggi.
Il Faro on line: Mi scusi signor “El Draque”, cosi la chiamavano gli spagnoli, ma non si è mai visto che la regina salga a bordo della nave di un corsaro per farlo baronetto!. Mi spiego meglio lei era un corsaro cioè un privato cittadino che con una autorizzazione poteva attaccare il nemico con la sua nave allestita da privati e fare rappresaglia presso i non sudditi di sua Maestà. Ha saccheggiato le coste del Cile e del Perù, ha affondanto molte navi spagnole!
Francis Drake: Lei, come molti, traduce la parola inglese corsair, che esiste nel vocabolario inglese, nel modo non corretto. Il corsaro con cui mi identifico è il privateer che è un concetto legato alla proprietà di una nave corsara con lettere di marca e rappresaglia (autorizzazioni formali della Corona)! La Spagna era nostro nemico. Non vedo problemi.
Il Faro on line: Scusi se insisto lei per tanto denaro, forse troppo, ha fatto in tre anni una spedizione con navi finanziate dalla regina Elisabetta e da altri armatori inglesi che ha fruttato circa un milione di ducati e quattro tonnellate d’oro. Le ricordo che la regina ordinò di diffondere la diceria che la spedizione fu un fallimento per evitare problemi con la Cattolica Spagna che appoggiava l’insurrezione della cattolica Irlanda!
Francis Drake: Pensi quello che vuole. Io confermo che ho fatto il giro del mondo in trentatre mesi ed ho fatto tutto secondo quanto autorizzato.
Il Faro on line: Brutta morte la sua. E’ morto di dissenteria a seguito di influenza. Non è una beffa?
Francis Drake: Si non ho avuto l’onore di morire in battaglia, ma il 27 Gennaio del 1596 mi vestii con la mia armatura poco prima di morire perché dovevo morire come un soldato.
Federico Di Carlo
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Confucio

Il Faro on line: Confucio Lei nacque a Tsou, una borgata dello stato di Lu (odierna Chueh-li nello Shantung) nel 551 a.C (il 27 agosto o il 28 settembre) in verità il suo nome è K’ung fu-tzu perché Confucio?
Confucio: Come noto i Gesuiti, iniziando da San Francesco Saverio arrivarono in Asia ed a differenza di molte altre “colonizzazioni” cattoliche integrarono gli insegnamenti della Chiesa di Roma con i nostri usi e consuetudini. Matteo Ricci, il Gesuita che ha fatto apostolato in Cina, latinizzò il mio nome in Confutius. Le sillabe fu-tzu significano maestro.
Il Faro on line: Qualche spunto della sua vita adolescenziale
Confucio: Mio padre era governatore di Tsou e di stirpe nobile. Aveva 70 anni quando sono nato e rimasi orfano di lui a tre anni. Con mia madre vedova la famiglia si trovò in condizioni disagiate e feci molti sacrifici e lavori umili.
Il Faro on line: La sua leggendaria vocazione era l'insegnamento e nel 530 a.C. aprì una scuola in cui erano ammessi tutti quelli che dimostravano di avere intelligenza, buona volontà e dai quali si faceva pagare a seconda delle possibilità. Mi spieghi della leggenda riguardo i suoi scritti ed suoi insegnamenti.
Confucio: Nessuna leggenda. Spiegavo il libro Shing-king (Libro dei versi) ed il Shu-king (Libro delle Storie). In generale ho insegnato le sei arti: riti, musica, tiro con l'arco, guida dei carri, annali, calcolo. Non ho scritto neppure una riga. Le mie idee sono state trasmesse dai discepoli. Ho cercato di insegnare l’arte del buon governo. Il mio motto era “Trasmetto e non invento”.
Il Faro on line: E gli insegnamenti sulla vita virtuosa?
Confucio: Del benefico influsso della vita virtuosa dei superiori dipende l’ordine dello stato. La virtù del Sovrano è come il vento, quella del popolo come l’erba. L’erba si curva quando passa il vento.
Il Faro on line: Complimenti per la morale aristocratica!
Confucio: Si può condurre il popolo a praticare la virtù, ma non si può dargliene una coscienza razionale. Vincere se stesso, seguire i riti, reprimere le passioni, capirne il significato, è il modo in cui l’uomo superiore giunge alla santità.
Il Faro on line: Un aiuto dalla sua Filosofia per risolvere i mille problemi quotidiani
Confucio: Un lungo viaggio comincia con un piccolo passo.
Federico Di Carlo
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Abramo Lincoln

Il Faro on line: E’ nato a Hodgeville (Kentucky) nel 1809. La sua elezione a 16° Presidente della Confederazione nel 1860 provocò lo scoppio della guerra di Secessione. Ma veramente Lei rispecchia il mito americano del self made man?
Lincoln: Certo sono nato in una capanna di tronchi. Tutta la mia infanzia l’ho passata nell’ambiente primitivo della frontiera. A 10 anni ero un buon contadino, boscaiolo e abile cacciatore.
Il Faro on line: Ci spieghi meglio come a fatto a laurearsi in Legge
Lincoln: Durante l’inverno insegnanti di passaggio mi impartivano lezioni. Ho scoperto la lettura con le favole di Esopo, Crusoe, lo studio della Vita di Washington e come ogni Americano dei miei tempi lo studio della Bibbia. A 19 anni ho costruito una barca e andai a fare commercio lungo il Mississippi di prodotti agricoli. Mi trasferii quindi nell’Illinois dove conseguii la Laurea in Legge.
Il Faro on line: Durante la sua presidenza, i candidati della Georgia, dell'Alabama, della Florida, della Louisiana, del Texas e di altri Stati del Sud decisero unanimemente di separarsi dall'Unione formando gli Stati Confederati d'America sotto la presidenza di Jefferson Davis. Lei in maniera molto scaltra ha aspettato che facessero la prima mossa cosi da considerare la guerra civile contro la schiavitù, nel Nord, inevitabile da tutta la popolazione e per guadagnare alla sua causa la simpatia di tutto il mondo civile.
Lincoln: Buona domanda. Pensi quello che vuole.
Il Faro on line: La guerra di Secessione ha causato mezzo milione di morti. Erano inevitabili?
Lincoln: La pace va garantita con ogni mezzo poiché la storia insegna che l’uso delle armi può avere risvolti impensabili come la durata della guerra pari a 4 anni!!. Nessuno pensava ciò anche perché su 30 milioni di abitanti della confederazione 20 erano al nord con tutto il sistema industriale. A sud erano pochi e poco industrializzati.
Il Faro on line: Mai negli USA un politico è diventato anche eroe popolare. Come lo spiega?
Lincoln: Bisogna tener conto del contesto storico. Senza la secessione degli stati del Sud non sarei stato protagonista. Sarei rimasto un buon avvocato. Il popolo americano mi ricorda come padre della patria poiché ho sacrificato la mia vita per l’unità Nazionale.
Il Faro on line: Con il grido “Cosi muoiono i tiranni” il 15 aprile 1865 l'attore John Wilkes Booth Le spara un colpo di pistola mentre assisteva a una rappresentazione al teatro Ford di Washington. Accusa fondata?
Lincoln: Il mio pensiero è: “La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo.”
Federico Di Carlo
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Ghandi

Il Faro on line: lei è il padre dell’indipendenza indiana è nato il 2 ottobre 1869 e morto assassinato il 25 gennaio 1948, ci risulta che si è sposato a 13 anni un po’ presto?
Ghandi: Un disastro. A 37 anni d’accordo con mia moglie feci voto di castità.
Il Faro on line: Ottimo studente e buon avvocato ovviamente appartenendo alla casta dei vaisya!!
Ghandi: Si! la mia casta dopo quella dei sacerdoti e dei guerrieri era la più importante dell’India. Finito il liceo sono andato in Inghilterra a studiare legge e poi sono andato in Sudafrica dove come consulente legale sono stato venti anni. In Africa sono diventato molto potente e ricco.
Il Faro on line: Quali letture l’hanno maggiormente influenzata?
Ghandi: Due libri: il regno di Dio è in noi di Tolstoi e il Nuovo Testamento, specialmente il cosiddetto discorso della montagna. Ero molto affascinato dal mondo cristiano e sono stato sul punto di convertirmi al cristaniesimo
Il Faro on line: Ha fondato il giornale Indian Opinion e soprattutto ha coniato il termine satyagraha ci spieghi meglio
Ghandi: Letteralmente agraha significa forza e satyà significa della verità. Consiste nel rifiutare obbedienza a leggi ingiuste. E’ anche una forma di lotta politica e una professione di fede con ricerca della verità. Il giornale fondato nel 1906 in Sudafrica mi serviva per combattere le leggi razziali molto forti in quei luoghi.
Il Faro on line: Parlando alla camera dei Comuni Wiston Churchill disse di lei “…è spettacolo umiliante e nauseabondo vedere quell’ex avvocato del Foro di Londra, oggi fachiro sedizioso, che sale seminudo la scala del palazzo del Vicerè in India per discutere da pari a pari con il rappresentante del re imperatore” commenti?
Ghandi: A dispetto di ogni pensiero il rapporto fra India e Gran Bretagna è stato intensissimo. Churchill ai tempi, era il 1931, aveva seguito le trattative svolte tra me e il vicerè Lord Irwin nella Golden Hall di Nuova Delhi ed era uomo capace in cerca di spazio e consensi. Non voglio replicare.
Il Faro on line: Ha lottato tutta la vita per affermare la non violenza, poi è stato ucciso da un fanatico indù che riteneva poco incisiva la sua azione sparandogli a bruciapelo tre colpi di pistola. Si sente sconfitto?
Ghandi: No. Ho cercato di insegnare che il rispetto dell’uomo viene prima di tutto. E questo è un seme destinato a dare frutti.
Federico Di Carlo
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Horatio Nelson

Il Faro on line: Ammiraglio è famoso per le sconfitte in mare dei francesi. A Trafalgar (promontorio meridionale della Spagna a sud est di Cadice) impostò un battaglia navale da manuale. Fà impressione molto Trafalgar Square, a Londra, che maestosità!
Nelson: Per iniziare, visto che lo ha fatto per Napoleone, le ricordo che sono nato a Burnham Thorpe nel 1758 ed ho perso la vita durante la battaglia da lei citata. Per quanto concerne la maestosità di Trafalgar Square le comunico alcuni dati. Ci vollero circa 3 anni per innalzare quei 145 piedi di colonna (circa 40 metri) di granito di Devonshire. Poi un anno per realizzare ed issare la mia statua alta 17 piedi (circa 5 metri). C’è un lavoro imponente italiano nella mia piazza: i 4 giganteschi leoni furono realizzati dal barone Marocchetti Carlo torinese. Si la piazza dà il giusto valore al mio servizio alla regina.
Il Faro on line: Certamente lei ha liberato la Corona Inglese dall’incubo napoleonico.
Nelson: L’ho sconfitto a Abukir, foce del Nilo, e a Trafalgar. Con le mie due vittorie ho fatto comprendere al mondo intero che i mari dovevano essere sotto il dominio britannico. Ecco è giusto che sia assiso sulla colonna in alto! Un giorno mi spiegherà perché il suo giornale ha parlato prima dello sconfitto quando io ed il duca di Wellington abbiamo messo fine al suo mito!
Il Faro on line: Mi scuso, a breve intervisterò anche il vincitore della battaglia di Waterloo. Mi spieghi comunque come mai in ogni grande battaglia lei ha avuto ferite!! Era incapace di ripararsi?
Nelson: Effettivamente sul Nilo ho perso la vista all’occhio destro, a Tenerife ho perso il braccio destro ed a Trafalgar la vita. Sono un vero capitano e sono stato sempre stato sul ponte per incentivare i miei insieme alla musica Hearts of oak and Britons strike home. Ho indossato sempre l’alta uniforme e quindi il cecchino della Redoutable durante la battaglia di Trafalgar mi ha colpito alla spalla e rotto in due la spina dorsale.
Il Faro on line: Ha lasciato scritto prima della sua ultima battaglia “…. Personalmente, affido la mia vita a Colui che mi ha creato, che la sua benedizione illumini le mie azioni al fedele servizio della patria….” Credente? Un suo alto ufficiale ha lasciato scritto che prima di una battaglia passava del tempo in ginocchio in preghiera. Lei è proprio diverso dal Bonaparte!!
Nelson: Non mi vergogno a dire che ho sempre creduto in Dio a cui ho affidato il mio equipaggio e le mie azioni. Il delirio di onnipotenza è dei perdenti come Napoleone.
Il Faro on line: Ha ottenuto la prima pagina del “The Times” la notizia della sua morte. Come la ricorderemo?
Nelson: Presente in ogni battaglia dove l’Inghilterra si giocava il futuro ho consacrato la mia vita alla marina.
Federico Di Carlo
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Napoleone Bonaparte

Il Faro on line: Imperatore dei Francesi. Nato ad Ajaccio (Corsica) il 15 Agosto 1769 e morto in esilio nell’Isola di Sant’Elena il 5 Maggio 1821. Infanzia come ogni bambino normale?
Napoleone: Si. Mi chiamavano testa di ferro perché ero cocciuto ed introverso. Ero un ottimo allievo della scuola militare francese a 15 anni i miei insegnati dissero che sarei andato lontano con circostanze favorevoli. I miei compiti erano considerati originali anche se privi di stile. Divoravo libri di Rosseau, Voltaiere e Plutarco. Ero eccellente in matematica e geografia.
Il Faro on line: Giusto un genio fa carriera nel mondo militare in maniera così rapida!
Napoleone: Effettivamente. A 18 anni ero sottotenente a 24 Generale. I fatti hanno dimostrato le mie capacità.
Il Faro on line: Scusi ma ne abbiamo visti tanti di incendiari che poi diventano pompieri. Mi spiego meglio. Prima fa il rivoluzionario poi il militare. Convinzione o calcolo?
Napoleone: Sia più rispettoso nelle domande!!. Comunque è un merito saper prevenire i tempi. I miei tempi vanno compresi. Alla presa della Bastiglia avevo venti anni (14 Luglio 1789). Nel 1793 Luigi XVI fu ghigliottinato.
Il Faro on line: Ok. Sarò più rispettoso ma il suo fare mi ricorda molto la nostra prima repubblica i suoi parenti gli ha piazzati tutti!!
Napoleone: Secondo lei lo spirito del clan è negativo? Ho pensato sempre al bene della Nazione. Poi rimanga del suo punto di vista.
Il Faro on line: Lo storico I. Taine dice che sul trono, come negli accampamenti, è stato un soldato di ventura pensando solo al suo avanzamento. Era autoritario, vendicativo, avaro, presuntuoso…
Napoleone: Classica domanda da mediocri invidiosi del talento altrui. Il mio talento militare è indiscutibile. Sono stato lo strumento del progresso generale nel mondo!!
Il Faro on line: Il Manzoni scrisse “fu vera gloria?”. Rimpianti?
Napoleone: Avrei dovuto chiudere la mia vita in battaglia e non, come ha scritto in un altro articolo di questa testata, in esilio e forse avvelenato.
Federico Di Carlo
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Paolo di Tarso

Il Faro on line: Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo. Ma il suo nome è Saulo o Paolo?
S.Paolo: Ho assunto il nome romano di Paolo, perché potevo essendo cittadino romano e l’ho fatto quando ho iniziato la predicazione ai pagani. Il mio nome ebraico è Saulo. Gli ebrei della diaspora, residenti fuori dalla Palestina, generalmente avevano due nomi. Sono nato in Turchia (si chiamava Cilicia) circa 5-10 anni dopo Cristo che non ho mai conosciuto. Nerone ha concluso nel 67 la mia vita terrena.
Il Faro on line: Da ebreo appare innanzitutto come un laico, cioè non appartenente a nessuna delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. Si definisce "fariseo quanto alla legge". Ma allora era un persecutore dei cristiani? Di certo era presente alla lapidazione di Stefano.
S.Paolo: Si acerrimo nemico della nuova religione, vera minaccia alla religione di Mosè. Questo era il mio punto di vista da rigido fariseo. Ero molto considerato dai capi del Sinedrio di Gerusalemme per questo mi affidarono l’incarico di annientare i cristiani di Damasco.
Il Faro on line: In molti dicono che la “mente” del Cristianesimo è lei. Che ci dice dello scontro con Pietro ad Antiochia? E’ noto che non ha un carattere amabile
S.Paolo: Se servi il Dio della Chiesa Cattolica di Roma diranno su di te tutto e di più procurando anche ad arte prove per denigrarti ma il punto non è questo. Ribadisco che mi sono sempre nascosto dietro Cristo. Ho portato il Suo messaggio a tutti gli uomini. E’ molto importante per indebolire la chiesa delle origini sollevare questioni come la sua. Con Pietro ha avuto un chiarimento leale. Era insostenibile il “fardello” della circoncisione a tutti i cristiani provenienti dal paganesimo. Se essere non molto amabile vuol dire essere con forte caparbietà, resistenza alle avversità e con capacità di gestire molte persone con amore ed affetto si sono con un carattere poco amabile.
Il Faro on line: Lei è stata una persona di cultura, cittadino romano, artigiano. Ai tempi era quindi un benestante!
S.Paolo: Cononoscendo meglio la storia di Roma la domanda non l’avrebbe posta. Le ricordo che i cittadini romani godevano di molti privilegi tra cui forti sgravi fiscali. Mio padre era costruttore di tende. Ai tempi non era semplice cambiare lavoro. Sono appartenuto ad una classe sociale medio, medio-alta. Per quanto riguarda la cultura il mio maestro di Gerusalemme è stato Gamaliele. Un secondo padre un uomo di una saggezza pari ad un patriarca.
Il Faro on line: Pochi giorni fa è finito l’anno Paolino. Quanta importanza! La polizia scientifica tedesca ha ricostruito un suo identikit, il suo sepolcro è stato “visitato” da sonde per capire meglio le sue “fattezze” umane.
S.Paolo: Da “patriarca” dei giornalisti dico che il mio “anno” fa notizia e quindi va data. Vorrei terminare comunque l’intervista con un motto, è lei che ha detto che sono un grande uomo e nel mondo i grandi uomini cercano visibilità scrivendo pensieri importanti. Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? (lettera ai Romani).
Federico Di Carlo
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