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31-01-2010 21:11
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| Cancro al seno, risultati eccellenti per la cura |
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Il 71% della donne colpite dal tumore
del seno HER2-positivo localmente avanzato, curate con la
molecola trastuzumab, sopravvive senza recidiva contro il 56%
che riesce con la sola chemioterapia. E' questo il risultato
dello studio NOAH pubblicato su Lancet oggi realizzato dal
prof. Luca Gianni, Direttore Oncologia Medica 1 della
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e
co-fondatore della Fondazione Michelangelo.
Il cancro della mammella colpisce ogni anno circa 38.000
donne in Italia e causa la morte in quasi 8.000. Solo il
6-10% di questi tumori e' rappresentato dal tipo localmente
avanzato e/o infiammatorio che ha una prognosi piu'
sfavorevole di quelli operabili. ''Questo tumore necessita di
farmaci prima di intervenire chirurgicamente - spiega il
prof. Luca Gianni. - In questo studio abbiamo valutato
l'associazione di trastuzumab, anticorpo specifico per il
recettore HER2, con la chemioterapia sequenziale''.
Lo studio,
condotto dalla Fondazione Michelangelo sul
territorio europeo in collaborazione con il gruppo spagnolo
SOLTI e sostenuto dalla Roche, ha arruolato 235 pazienti con
cancro localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al
recettore HER2. A queste donne e' stata somministrata per un
anno chemioterapia neoadiuvante, e alla meta' (117) anche
trastuzumab.
''I risultati di questo studio dimostrano che si
e'
compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta
contro il tumore mammario - afferma il prof. Gianni. -
L'evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro
HER2, aumentano in modo formidabile la possibilita' di
intervento quando associati alla chemioterapia, portando la
sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne
altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale
progressione''.
''Questo nuovo, importante risultato nella
cura dei tumori
della mammella - ha aggiunto Marco A. Pierotti, Direttore
Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei
Tumori -, segue di poche settimane l'annuncio di un altro
significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca,
che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore
dell'efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della
cavita' orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo
stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti
che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento
a livello internazionale''. (fonte: Asca)
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